L'ORA DEL PASTO. IL GIRO DI MICHELE

GIRO D'ITALIA | 13/06/2017 | 20:00
Da quella mattina a oggi pomeriggio sono volati 52 giorni, da Filottrano a Campocavallo passano 14 chilometri e mezzo di strada provinciale, dalle cronache ai ricordi c’è di mezzo già una vita. Un’aquila d’argento intitolata a Michele Scarponi è stata donata a Nikolay Cherkasov, vincitore della combinata delle due semitappe del quinto giorno del Giro d’Italia Under 23, a Campocavallo.

Il russo ha ricevuto il premio da Giacomo Scarponi, il papà di Michele, e da Davide Cassani, c.t. delle nazionali italiane, grazie a un’idea di Gabriele Menghini e al sostegno del comitato organizzatore di Osimo. Una cerimonia semplice, solare, calda, affettuosa, e affettuosamente applaudita sul palco allestito proprio davanti alla facciata del Santuario della Beata Vergine Addolorata.

Michele non smette di esserci e di trasmettere la sua allegria. Anche dietro le quinte, attorno a un tavolino, all’ombra di una quercia. Così papà Giacomo ha confidato di quella volta in cui andò al colloquio con i professori e fu informato che il figlio, in quarta liceo, collezionava più assenze che presenze e voti. Così mamma Flavia ha raccontato di come i gemellini sognino il loro papà, e poi sostengano che nel sogno il papà li abbia autorizzati a chiedere e ottenere giochi e regali. Così gli amici della bicicletta hanno indossato una maglietta blu e arancione con la scritta e la firma Michele Scarponi, e così i Michele Scarponi si sono moltiplicati e salgono e scendono dalle colline marchigiane. Così c’è chi ha l’arte di nascondere le lacrime e chi il potere di ricacciarle indietro. Così c’è chi confessa di non avere il coraggio di cancellare il suo numero di telefono e chi aggiunge che nella vita non si sa mai. Così c’è chi ai genitori – rigorosi nella loro scelta di non apparire, proprio come c’erano sempre ma non si vedevano mai quando Michele correva - stringe la mano, chi dice una parola, due, tre, chi non ha bisogno di parole e regala un bacio, uno sguardo, un sorriso, una promessa, un arrivederci.

“Michele, campione di umanità, allegria, leggerezza”, ha commentato Cassani, essenziale, senza inciampare nella retorica, senza scivolare nella tristezza, senza far arrabbiare Michele. Che di un premio così – c’era da capirlo – ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma che di un premio così – c’è da giurarci – sarà andato orgoglioso. Dovunque sia. Comunque stia. “Un giorno – ricordava papà Giacomo – Michele ha incontrato la nuova sindaco di Filottrano. Senza conoscerla, le ha dato una pacca sulla spalla e le ha detto: ‘Io pedalo, ma adesso tocca anche a lei’. E ha aggiunto: ‘E mi sa che deve pedalare forte’”. Spezzando l’imbarazzo della neo sindaco con una delle sue contagiose risate.

Uno così – c’è da volerlo - non morirà mai.

Marco Pastonesi
   


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