-1 AL GIORNO DELLA MEMORIA. IL BARTALI DI LINO CIOCCHETTA

STORIA | 26/01/2026 | 08:20
di Marco Pastonesi

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, che dal 2005 l'Onu ha istituito per commemorare le vittime dell'Olocausto e della persecuzione nazista. Per noi è l'occasione per ricordare, ancora una volta, Gino Bartali.


Era l’autista di Gino Bartali. “Ma in macchina guidava solo lui. Per lui guidare era come correre, anzi, era come fare la corsa. Ne andava orgoglioso. Guidi tu solo quando io sono stanco, mi prometteva. Mai successo”.


Lino Ciocchetta, veronese di Ca’ di David, due anni da professionista, 1954 e 1955, con la Nivea-Fuchs di Fiorenzo Magni, lavorava alla Coca-Cola quando scoprì che il Gran Premio Liberazione, classica per dilettanti, era sponsorizzato da una concorrente, la Seven Up. Allora andò dal suo direttore, gli disse che se quelli sponsorizzavano i dilettanti, loro avrebbero potuto farlo con i professionisti. Detto e fatto: al Giro d’Italia per la Sprite, in macchina, con Bartali. Era il 1979.

“A mia moglie lo confessai: non avrei mai pensato che Gino fosse così. Per esempio, così onesto: nel compilare la nota per i rimborsi della benzina, Gino segnava solo i chilometri della tappa, non quelli fatti prima o dopo, ed erano tanti, ed erano tutti per la Sprite. Dal giorno in cui me ne accorsi, i conti li avrei fatti soltanto io”. “In macchina Gino parlava da quando saliva a quando scendeva, dal primo all’ultimo istante, e ricordava tutto. A Primolano: ecco, qui è dove Fausto cadde. Ricordava bar, fontane, sensi unici. Ricordava e diceva: ecco, qui hanno raddrizzato una curva. Ricordava e consigliava: nella Cuneo-Pinerolo, a Bernard Hinault indicò un punto, poi gli disse ‘se tu scappi qui, due chilometri prima di dove scattò Fausto, diventerai una leggenda’, ma Hinault rispose che gli interessavano i soldi, non la gloria, la gloria bisognava lasciarla a chi ce l’aveva già”. “In una galleria del Bresciano indicò il punto in cui lo fecero cadere, apposta, per fargli perdere due minuti”. “In macchina Gino firmava autografi e poster, di autografi ne firmava sei-settecento a tappa, teneva le cartoline nella portiera della macchina, firmava e distribuiva, come se fosse il papa, ma era un papa, quasi un papa. E quando la strada era bloccata da una manifestazione, o dai lavori in corso, o da agenti troppo zelanti, soprattutto all’estero, il direttore di corsa mandava avanti la nostra macchina, e quando appariva Bartali, la strada si liberava come per incanto”.

Dove c’era Bartali, c’era anche Coppi, anche quando Coppi non c’era più. Ciocchetta: “Il poster che avevamo in macchina e che distribuivamo agli spettatori, era quello dello scambio della borraccia con Coppi. Un giorno, siccome il sole era alto e forte, portai i poster all’ombra di un albero e Bartali mi rimproverò: ‘Mettiamoci al sole, perché Fausto, di lassù, ci deve vedere’. I poster li firmava sempre attento a non toccare con il pennarello le ruote della bicicletta di Coppi: ‘Non devo danneggiarlo’, mi spiegava. La verità è che Gino voleva bene a Fausto. Una volta, a Novi Ligure, gli fu chiesto di andare a Castellania, lui finse di non sentire, la verità è che non voleva giornalisti né fotografi, non voleva pubblicità né spettacolo, e a Castellania andò, ma la mattina dopo, quando in giro non c’era nessuno, solo Piero Coppi, il cugino di Fausto e sindaco di Castellania”.

Tredici Giri d’Italia insieme, in macchina. “E in macchina Bartali faceva anche miracoli – tracconta Ciocchetta -. Quella volta che i freni della macchina si surriscaldarono, lui prese delle lattine di Sprite, versò il liquido sui freni e i freni si raffreddarono. Quella volta che a Felice Gimondi, che aveva il mal di gambe, disse: ‘Tu, per guarire, devi prendere due litri di aceto, mezzo toscano e un po’ di sale, fai bollire tutto, poi ti fai gli impacchi’. E a Gimondi il mal di gambe sparì”.

Lino Ciocchetta ha 95 anni. Racconti e ricordi anche nel mio “I diavoli di Bartali” (Ediciclo). Adesso vive in una Rsa del Veronese.

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