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PROFESSIONISTI | 25/05/2017 | 07:24
Alla ribalta della tappa di ieri si sono proposti bravi corridori – ottime seconde linee - senza mire di primeggiare nella generale – che hanno animato la frazione. E’ stata premiata la determinazione del francese Pierre Rolland, fuggitivo della primissima ora con il russo Brutt e il generosissimo sloveno Mohoric, poi raggiunti da un folto gruppo di contrattaccanti, che hanno fatto la corsa, come si dice, con un consistente vantaggio su quello dei pezzi grossi, accomunati in una corsa di conserva.

Rolland è passato per primo all’Aprica e al Tonale e nel finale, a circa 8 km. dal traguardo di Canazei, ha messo a segno il colpo decisivo, dopo vari tentativi dei suoi compagni di fuga, con un tempestivo allungo che gli è valso la vittoria. Le altre due posizioni del podio sono occupate da Da Costa e Izagirre che regolano, a 24”, il gruppetto superstite della fuga.

Quella odierna è la classica tappa, non un “tappone”, dolomitica con distanza breve – km. 137 – infarcita di cinque GPM, la 18^ frazione che parte da Moena e pone il traguardo a Ortisei (scopri qui chi sono i favoriti per i bookamkers di Unibet). Si prospettano quasi 4.000 metri di dislivello con pendenza media situabile al 7% e picchi anche al 15% per un conseguente profilo altimetrico assolutamente segmentato, tutto su e giù, senza pianura, con GPM, sebbene già in quota, a gogò.

Si riparte da Moena, centro di piacevolissima frequentazione e si ripercorre, fino a Canazei, la strada del finale della tappa di ieri. Qui inizia la scalata al Pordoi, GPM di 1^ cat., a m. 2239, identificato da m. 799 di dislivello superati in km. 11,900 e pendenza media del 6.7% con la massima al 9%. Un’ascesa classica della corsa rosa che ricorda con un monumento Fausto Coppi. Per quattro volte è stato pure arrivo di tappa: nel 1990 vittoria del francese Charly Mottet davanti a Bugno, poi vincitore finale del Giro, 1991 Franco Chioccioli che trionfò in quell’edizione, nel 1996 il bresciano Enrico Zaina e nel 2001 il messicano Perez Cuapio.

Superato il passo, si entra nel Veneto, provincia di Belluno, con discesa su Arabba che nel 1983 e 1984 è stata sede di due tappe identiche di 169 km.  con partenza da Selva di Val Gardena, vinte rispettivamente dal bergamasco Alessandro Paganessi e dal francese Laurent Fignon. Discesa che continua attraverso Pieve di Livinallongo e Cernadoi e quindi subito salita per il GPM di Valparola, 2^ cat., quota m. 2200, con un dislivello di m. 780, media pendenza 6,4, massima al 14% ritrovabile in cima, subito dopo il bivio del Falzarego. Il percorso rientra nel Trentino-Alto Adige, in provincia di Bolzano, nella splendida Val Badia con la picchiata su San Cassiano e La Villa e poi la “perla” di Corvara. Si è nello straordinario scenario conosciuto anche per la Maratona delle Dolomiti, una”classicissima” del ciclismo amatoriale internazionale. Sei tappe della corsa rosa sono terminate a Corvara. La prima – 1989 – vittoria del bergamasco Flavio Giupponi, Franco Vona nel 1992, Moreno Argentin nel 1993 e altro arrivo il giorno seguente con vittoria di Claudio Chiappucci, Nel 2002 il successo fu per il messicano Julio Perez Cuapio e infine, storia dello scorso anno, successo per il sorridente colombiano Esteban Chaves.

Ancora salita, passando per Colfosco, per il Passo Gardena, GPM 2^ cat., m. 2121, che in km. 9,300 supera un dislivello di m. 599 con una media di 6,4% e massima dell’11%, dati riferibili alla pendenza.

Giù in discesa per la spettacolare zona di Pian del Gralba, un paradiso dello sci, paesaggisticamente valorizzato dai gruppi del Sassolungo e del Sella, e proseguire per l’incantevole Selva di Val Gardena che ha proposto già tre arrivi di tappa del Giro. Il primo nel 1991 con il successo di Massimiliano Lelli, nel 1998 il forte bergamasco Giuseppe Guerini davanti a Pantani che indossò qui la maglia rosa del suo Giro vittorioso e nel 2000 vittoria dello spagnolo Luis Rubiera davanti a Simoni.

Si supera Santa Cristina e, dopo un primo passaggio nel comune d’arrivo, Ortisei, si affronta il GPM di 3^ cat. del Passo di Pinei, a quota m. 1437. Sono 4,200 km. di salita fra notevoli pinete con un dislivello di m. 263 con pendenza media del 6,3% e la massima del 15%, numeri non indifferenti e, dopo lo scollinamento, la discesa tecnica con quello che in tale contesto significa l’aggettivo, per Castelrotto e giù ancora fino al fondovalle dell’Isarco, fino a Ponte Gardena con la bella visione del Castello Trostburg e delle cascate di Barbiano. Senza soluzione di continuità si risale per km. 9,300, superando un dislivello di m. 636, con pendenza media del 6,8% e la massima al 12%. Al GPM mancano 4 km. al traguardo che si compongono con un falsopiano a salire fino a m. 1.500 con una rampa ripida, indicata fino al 13%, di 1 km. circa. Si prosegue con una breve discesa con fondo in pavé con gli ultimi 150 m. in piano, asfaltati.

Il terreno per la riuscita della tappa c’è. Tocca agli attori protagonisti, i corridori, i big soprattutto, ai quali compete il compito, il ruolo, la parte, che dir si svoglia, per mettere in scena una recita di successo, “all’altezza” del copione.

Giuseppe Figini

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