YATES-VAN AERT COME NIBALI-SCARPONI (MA STAVOLTA DIETRO FINISCE IN FARSA)

di Cristiano Gatti

Umiliati da Yates. Siamo in tanti. Io mi metto in prima fila, perchè nella vita bisogna ammettere i propri sfondoni. Il mio, che confesso fino in fondo, è non aver mai considerato Yates un attendibile favorito del Giro. Devo dire che lui non ha mai fatto molto per farsi notare, ma questo conta poco. La verità è una sola: dopo tanta noia in una dimenticabile terza settimana, Yates e la Visma firmano il Giro 2025 con un capolavoro assoluto. Avanti Van Aert, Yates attacca come dio comanda sul Colle delle Finestre, lì dove aveva lasciato il Giro del 2018 ai danni di Froome, quindi Van Aert aspetta il capitano nel tratto verso il Sestriere e la vittoria è impacchettata.

Ancora una volta, confermatissimo un teorema antico come il mondo: ragazzo, non sprecare mai niente, prepara un colpo, un colpo solo, ma che sia quello del Ko. Yates nuovo guru dei grandi Giri, sottoscritto e firmato. E non c'è niente da aggiungere.

Resta aperto solo un però. Però certi colpi riescono meglio se gli avversari affrontano la tappa decisiva in un modo grottesco, finendola in farsa. Senza fare nomi, certi colpi riescono meglio se l'inesperto Del Toro e l'esperto Carapaz corrono allo stesso modo, facendo a gara di masochismo. Staccati sul Finestre, i due potrebbero organizzarsi quanto meno per un furibondo dentro-fuori nella parte finale. Invece. Come in un film di Ciccio e Franco, i due cominciano a litigare platealmente fino all'assurdo di un mezzo surplace, allora tiri o non tiri, no io non tiro, tu perdi il Giro, tu perdi la faccia, vai avanti tu che a me scappa da ridere. E' uno spettacolo indecente, che non fa per niente show. O forse sì, fa Circo Orfei, con i pagliacci che si prendono a sberle facendo ridere la platea. Figurone.

Meglio, molto meglio stendere un velo pietoso sui battuti, più che altro sul modo, e accendere doverosi riflettori su chi ha messo in ridicolo il circolino dell'alta classifica. A me questo racconto di Van Aert-Yates ricorda subito quello del Giro 2016, quando il capolavoro lo firmò un'altra coppia adorata, Scarponi-Nibali, in quel caso ai danni di Kruijswijk, che peraltro non fece ridere nessuno perchè andò a spatasciarsi contro la parete di ghiaccio. Qui Van Aert aspetta per lanciare Yates, allora un valoroso Scarponi aspettò per lanciare Nibali. Strade diverse, ma un identico filo conduttore: per vincere servono tante gambe, tanti materiali, tante diete, tante fisioterapie, tanti watt, ma prima di tutto serve un dosaggio garantito di cervello. Vale al Giro, vale in tutte le gare della vita. E fine.

Oltre a questa morale inattaccabile, oltre alla farsa clownesca dei battuti, oltre alla deflagrazione che manda in frantumi la Uae, oltre alla cenere sul capino di noi commentatori, cosa resta: a mente fredda, resta un vincitore non proprio giovanissimo (fra due mesi, 33 anni), che si è palesato solo sull'ultima salita, che non ha mai vinto una tappa, ma che ha dominato il braccio di ferro dei neuroni. E quando vince l'intelligenza sulla stupidità, dev'essere comunque una festa.



 

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