Rapporti&Relazioni
Ciclismo spazzacamini

diu Gian Paolo Ormezzano

Una persona assai vecchia e molto saggia mi ha smistato un suo pensieraccio in­teressante. Prima di renderlo articolo di giornale ci ho pensato so­pra a lungo. Ci provo qui, confidando nella calma intelligenza dei lettori allenati, e approfittando dell’occasione per mie particolari, personalissime considerazioni.
Il tipo si è riferito ai due problemi più grossi del ciclismo, almeno nel­la considerazione di chi coltiva del nostro sport una conoscenza affettuosa e curiosa e anche appassionata, ma necessariamente non profonda. Si tratta del problema del doping e di quello dei motorini ausiliari. La premessa (del tipo in questione, mia e magari di altri, di tanti) è che una cosa è parlarne, un’altra è quella di sperare di eliminare i mali, se sono mali.

Il doping farebbe o fa (per me non c’è neppure bisogno del condizionale) il “lavoro” di una medicina sportiva avanzata, considerando che scalare il Mor­ti­rolo a pane e acqua, come suol dirsi, è più dannoso per l’organismo dell’atleta che scalarlo con l’aiuto di un qualcosa che dia vigore, e che permetta di non crollare ai primi sintomi forti della fatica. Il problema è non andare “oltre”, chiedendo troppo all’organismo aiutato: simmetrico al problema di chiedere troppo non aiutandolo per niente. Poi c’è anche il problema della lealtà, per non dire di quello, cosmico, che si chiama di­suguaglianza fra esseri umani alla nascita, nonché della mancanza di una par condicio di partenza: uno cresce a bisteccone, l’altro a farina di manioca. Ma restiamo al doping tradizionale, basta e avanza per una meditazione, casomai una discussione.

Emetta ognuno il suo parere personale, se può e vuole anche la sua sentenza. Qui, sempre in sintonia, in coro con quel tipo di cui sopra, dico che il discorso del doping “sportivo” non interessa oggi ai giovani, i quali danno per scontato l’aiuto chimico spinto, l’intervento della scienza, l’aiuto del progresso. Noi facevamo il timido ballo in casa, sotto gli occhi dei genitori, loro fanno la movida. Noi bevevamo al massimo vino rosso, loro ingurgitano alcol sofisticato. Possibile che presto muoiano tutti, ma anche pos­sibile che crescano bene, con organismi allenati, preparati, mitridatizzati, curati, coinvolti. E, così quando sanno che un atleta prende pastiglie speciali per andare più veloce, siano curiosi di sapere qua­li pastiglie, magari per fare raffronti, esperimenti. Lo scrivo prescindendo ovviamente da ogni moralismo, convinto che la moralità sia un fatto privato e non un’ideologia di massa sottoposta magari a ordini dall’alto. Il doping interessa ai giovani di oggi non come palestra di facile sdegno, ma come esempio di alchimia sottile, chimica spinta, sperimentazione cattivante. Una cosa scientifica, non demoniaca.

Idem per i motorini ausiliari. Frequentando eccome i giovani di oggi, dopo avere mes­so al mondo alcuni bipedi che a loro volta ne hanno messi al mon­do altri, pensi di poter affermare che, investiti del caso di questi aiu­ti speciali alle pedalate, anziché sdegnarsi si informerebbero sul “percome”, onde accrescere la lo­ro pur già vasta conoscenza delle diavolerie tecnologiche. Non dico che considererebbero un eventuale ciclista motorizzato come un eroe, ma come uno sperimentatore sì, un pioniere,un esploratore. E in fondo quando ci fu l’avvento del cambio di velocità interessò la grossa novità tecnologica, non una qualche sua eventuale illiceità.

Non discuto qui se sia bello o brutto che le cose vadano in questo modo. Penso che giudicare sia, da parte specialmente di noi vecchi, presuntuoso e illegittimo, dopo quel po’di bordello in cui abbiamo fatto precipitare il mondo anche senza l’aiuto di grandi guerre, e inquinandolo non si sa se più moralmente o ma­terialmente (in ogni caso, sempre moltissimo). Naturalmente ci sono i temi del doping che ad un certo può diventare prodromo della dro­ga, naturalmente non è bello anzi è schifosello staccare i rivali pedalanti perché si ha un aiuto da un motorino, naturalmente si debbono studiare rimedi e leggi, ma se i giovani sono come sono (diventati) e se noi continuiamo a dar loro in pasto consumismo spinto e tecnologia stimolante, dobbiamo ac­cettare e discutere non solo gli sviluppi, ma anche i viluppi della si­tuazione.

Penso però che anche stavolta il ciclismo farà lo spazzacamino che si sporca per conto terzi. Lo ha fatto con il doping, che ora dilaga in tutto lo sport forse per la semplice ragione che finalmente si fanno i controlli seri, e adesso la faccenda dei mo­torini diviene utilissima al resto del mondo per uno sdegno comodo e facile ed effettistico. In primis il cal­cio che puzza di marcio, pratica e scopre la corruzione continua, registra oscenità di denaro e denaro e denaro in maniera addirittura offensiva, infrange ogni decenza nei cosiddetti contratti (oh, il balletto per la Nazionale azzurra, il cui tecnico la guida ma intanto sta già con la testa in un altro club, mentre quello che doveva stare con la testa in un altro club adesso sta con la prossima sua Nazionale, e un terzo si svincola da un contratto godendo di buona uscita qua e di buona entrata là: una magia).
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Si chiude nel segno di una straripante Li Ning Star la prima storica edizione del Bajaj Pune Grande Tour. Come nelle tre giornate precedenti, anche l’ultima tappa (la breve Pune-Pimpri-Chinchwad di 95 chilometri) ha visto esultare un portacolori...


Domani, sabato 24 gennaio, ricorre il primo anniversario della morte di Sara Piffer, la giovane ciclista trentina di Palù di Giovo che un anno fa fu investita e uccisa da un automobilista sulle strade della Piana Rotaliana durante un’uscita d’allenamento....


Per la prima volta nella sua storia il Trofeo Laigueglia partirà da Albenga. Una novità di grande rilievo che nasce dalla collaborazione tra le amministrazioni comunali di Laigueglia e Albenga con l'obiettivo di condividere e valorizzare uno degli eventi sportivi...


Forse la morte di Bjorg potrà davvero salvare i suoi colleghi. Si chiamava Bjorg Lambrecht, era un giovane professionista belga di Gand, e prometteva bene: secondo al Mondiale Under 23 nel 2018. Il 5 agosto 2019, durante la terza tappa...


L'Australia brucia in un'estate rovente e anche il Santos Tour Down Under è costretto a fare i conti con l'emergenza. A causa del livello di pericolo di incendio "Extreme" sui Monti Lofty e delle temperature massime previste addirittura a 43...


Dopo aver approfondito in precedenza come si è arrivati a comporre il roster 2026 e quali saranno le scelte di calendario, abbiamo continuato la nostra chiacchierata con il Presidente dello Swatt Club Carlo Beretta concentrandoci su curiosità e aspetti...


«Avevo una sensazione che non mi piaceva al petto e ho capito che qualcosa non andava». Sono queste le parole del velocista irlandese Sam Bennett, 35 anni, uno di quei corridori capaci di conquistare tappe in tutti i grandi giri:...


«È una decisione dolorosa ma necessaria per la nostra azienda». Con queste parole Fran Millar, Ceo dell’azienda Rapha, ha annunciato la chiusura dei Rapha Cycle Club di Manchester, Miami, Seattle, Boulder e Chicago. L’azienda statunitense specializzata in abbigliamento tecnico per...


Il sole di agosto cadeva sulla strada come un incendio lento. La Tre Valli Varesine era davanti a noi, 241 chilometri di valli e colline, di boschi e asfalto rovente, tra Valcuvia, Valganna, Valceresio. Ogni salita era un avvertimento: Alpe...


Sempre vestito di nero: scarpe nere, pantaloni neri, camicia o gilet neri, cilindro di seta pesta nero; rossicci i capelli che spuntavano dal cilindro; smunta, pallida, cerea la faccia, quasi da sembrare una maschera. Faceva giochi di prestigio, andava in...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024