Gatti & Misfatti

LA SPERANZA E' L'ULTIMA A MORIRE, MA MUORE IN BICI

di Cristiano Gatti

Abbiamo speranze che la strage finisca, un giorno o l’altro? Che si possa andare in bicicletta, sulle strade, senza sentirsi zombie, senza lasciare due ri­ghe di testamento prima di uscire, senza aumentare la fre­quenza cardiaca ogni volta che alle spalle arriva una macchina, un furgone, un ca­mion?

Per quanto ce la raccontiamo, per quanto andiamo a spaccare il capello in quattro, la vera emergenza del ciclismo non è tanto la crisi di campioni, la mancanza di sponsor, la chiusura delle squadre e delle cor­se. Meglio: è tutto questo, ma tutto questo è la conseguenza della causa prima, cioè il ri­schio. Sì, pedalare per passione, per salute, per hobby, per svago, per agonismo, per competizione, pedalare in qualunque modo è diventato troppo rischioso. Da qui, a catena: le fa­miglie non avviano più i fi­gli al ciclismo, i comuni e le prefetture non si assumono più la responsabilità di autorizzare gare, gli sponsor non hanno più lo stimolo di investire soldi in una disciplina sempre più boccheggiante. La riforma del codice stradale vor­rebbe farci credere di ba­dare con grande attenzione a questo pericolo, ci sottolinea ogni volta che è passata la mi­sura del metro e mezzo tra mezzi e bici, come non sapessimo che ancora deve nascere il vigile o l’agente presente sul posto del sorpasso, come non sapessimo che comunque poi ti prendono dal davanti, frontalmente, come ultimamente è successo alla povera, cara, carissima Sara Piffer, nemmeno vent’anni falciati da un tizio in fase di sorpasso. Dolcissima, la mamma della ragazza ha detto: “Troppa fretta, la gente ha troppa fretta”. E questo è vero. Ma la gente, noi tutti, quando è alla guida aggiunge un sacco di altre armi letali, la distrazione, la mancanza di rispetto, la stessa incapacità di guida, magari usando patenti comprate sottobanco nelle scuole-guida compiacenti.

Tutto quanto fa strage. E poco importa che la legge della statistica sia a sua volta implacabile, spiegando che più aumenta la massa dei praticanti, più au­menta inevitabilmente quella dei morti e dei feriti. Non possiamo accettare rassegnati questa regola numerica. Così come non possiamo accettare la solita consolazione del ma­le comune, cioè l’innegabile casistica che coinvolge anche il resto del mondo. Co­mun­que qualcosa bisogna tentare. Quando si parla di sicurezza io mando un pensiero rancoroso a quelli che la risolvono obbligando le bici da corsa a montare due lucine e il campanello, perché altrimenti quando ti investono non puoi neanche vantare ragioni. Lo mando a quelli che parcheggiano sulle piste riservate. A quelli che parcheggiano a lato e aprono la portiere senza guardare dietro. Agli autisti dei furgoni dell’e-commerce, i nuovi killer spietati, attanagliati dalla frenesia della consegna, regolarmente col cellulare in mano per seguire Goo­gle Maps. A quelli che impongono ai ciclisti di pedalare sull'ultimo centimetro utile a destra, là dove però si susseguono temibilissimi tombini profondi fino alla caviglia, uno dopo l’altro. A quelli che nei comuni continuano im­perterriti a sciacquarsi la co­scienza con le famigerate piste “ciclo-pedonali”, dove certo nessuno può essere investito dal Tir, ma dove diventa una guerra continua con i pensionati e il loro cane al guinzaglio, le mammine col passeggino, i runner a testa bassa, tutti convinti che il ciclista dovrebbe andare a passo d’uomo, spostarsi, magari scendere. A quelli che cianciano in campagna elettorale della mo­bilità green, dell’incentivo all’uso della bicicletta, delle campagne nelle scuole, salvo poi passare ad altro, agli ap­palti per nuove strade e nuo­ve rotonde che tassativamente non prevedono la pista ci­clabile. E penso soprattutto a quelli che odiano i ciclisti, che (con qualche torto no­stro) li considerano bulli, prepotenti, ignoranti.

Èquesto il brodo in cui ci troviamo a sguazzare, volendo ostinatamente pedalare sulle strade. Un tessuto viabilistico, ma soprattutto culturale, che non ci vuole e ci respinge. Che a fatica ci sopporta. Che ap­plaude sottobanco ai Feltri quando scrivono e dicono di godere davanti al ciclista finito spiaccicato come un gatto, sapendo che i Feltri sono tan­ti, tantissimi, quasi tutti. E dunque? E dunque abbiamo davanti un futuro green a chiacchiere, ma nero nei fatti. Prima ce ne rendiamo conto, prima ce la sbrighiamo. Quan­to meno ci evitiamo un sacco di chiacchiere inutili e ipocrite. Il mondo va sempre più di corsa, sempre più a testa bassa, la lentezza e l’ingombro della bicicletta sono fastidiose. Il mondo sogna un domani radioso con meno macchine e più biciclette, ma senza il fastidio delle biciclette.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Simone Consonni, campione olimpico, e Michele Scartezzini hanno conquistato la 59ª edizione della Sei Giorni di Brema. I due azzurri sono stati protagonisti assoluti della manifestazione, mantenendo la leadership fin dalla prima serata. La vittoria è arrivata grazie a una...


Dopo Matthew Brennan, Tijmen Graat, Per Strand Hagenes, Menno Huising, Wilco Kelderman, Steven Kruijswijk, Tim Rex, Loe van Belle, Jørgen Nordhagen e il nostro Pietro Mattio, Matisse Van Kerckhove sarà l’undicesimo corridore del Team Visma Lease a Bike...


La Bardiani-CSF 7 Saber rinnova anche per il 2026 la collaborazione con Alé Cycling. Il team vestirà la linea top di gamma PR-S1000, sinonimo di prestazioni elevate, comfort e innovazione. Alé Cycling firma la divisa 2026 del team,...


Wout van Aert è uno dei corridori attualmente in attività che più spesso è in grado di sorprendere e regalare spettacolari colpi di scena, a volte (e negli ultimi anni è accaduto molto spesso purtroppo) nel male, altre fortunatamente...


Non solo Calpe, non solo Spagna del Sud. Nella vecchia e cara Riviera - considerata nella nozione estesa che va dal Ponente Ligure a Monaco - la “heatmap” proposta dall’applicazione di riferimento di ciclisti professionisti segnala un alto tasso di sessioni...


Ha concluso la sua quindicesima stagione tra i professionisti con un autunno ad alti livelli: diversi piazzamenti ed una perla con la terza vittoria in carriera alla Parigi-Tours. Raggiungiamo Matteo Trentin nel ritiro di Moraira della Tudor e scambiamo due...


L’Equipo Kern Pharma dà fiducia a Ivan Ramiro Sosa e, riconoscendo la gravità dell’infortunio riscontrato al colombiano la scorsa estate e la sua conseguente impossibilità di rendere al meglio, offre una nuova chance all’ex INEOS Grenadiers e Movistar firmandolo...


Pezzo Rosola e Grigolini, Grigolini e Pezzo Rosola. Se provate ad andare a una gara di ciclocross sono questi i nomi che sentirete più spesso nelle prove riservate agli atleti junior. E’ una rivalità gigantesca che continua sin dalle categorie...


Tragedia sfiorata in Sardegna. Andrea De Totto, 26 anni compiuti il 5 gennaio, residente a Treviso, è stato falciato da un furgone mentre si allenava in Sardegna, in provincia di Olbia dove lui ha la casa di famiglia. Per fortuna...


Come da tradizione, anche quest’anno il Team Nibali si è ritrovato per il consueto raduno di inizio stagione. La splendida cornice barocca di Noto, patrimonio mondiale dell’UNESCO, ha accolto gli atleti e lo staff del team dal 2 al 5...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024