Villa: «Un anno d'oro, ma Parigi...»

di Giulia De Maio

All’anno d’oro dell’Italia sportiva ha contribuito in buona parte il ciclismo e soprattutto quello su pista. Il quartetto azzurro è ormai un marchio di fabbrica, ovviamente placcato d’oro. Non è un caso che i quattro moschettieri campioni olimpici a Tokyo 2020 abbiano vinto il premio ANOC 2021 per la miglior performance in una prova maschile di gruppo ai Giochi Olimpici. A margine della XXV Assemblea Generale dei Co­mitati Olimpici Mondiali, riuniti a Creta, in Grecia, il nostro trenino dei sogni ha ricevuto l’importante riconoscimento giusto un paio di giorni dopo essersi dimostrato il più forte anche ai Campionati del mondo di Roubaix.
Jonathan Milan, Simone Consonni, Francesco Lamon e Filippo Ganna, guidati dal CT Marco Villa, avevano realizzato l’impresa al Velodromo di Izu, superando in finale la Danimarca grazie al nuovo, sensazionale record del mondo (3’42”032) e, con Liam Ber­taz­zo al posto di Francesco Lamon nel primo turno e in finale, hanno chiuso questa stagione magica conquistando anche il titolo iridato. A completare la festa ci ha pensato il profeta Elia Vi­viani che ha vestito la sua prima maglia arcobaleno nella prima storica edizione mondiale dell’eliminazione, che si ag­giunge al bronzo olimpico e mondiale nell’omnium, specialità che gli aveva regalato la gloria olimpica a Rio2016. Il commissario tecnico, vincitore dell’Oscar tuttoBICI come miglior direttore sportivo nel 2020, si ricandida al titolo di tecnico italiano dell’anno mettendo sul piatto anche il campionato europeo dell’inseguimento ottenuto da Jo­nathan Milan, di recente an­che splendido argento mondiale davanti a Ganna, finito sul terzo gradino del podio il cui primo posto è stato occupato dall’americano Ashton Lam­bie, e l’argento della coppia Con­son­ni-Scartezzini nella madison. A lui, che è l’indiscusso artefice della rinascita dell’Italia nei velodromi, diamo la parola per stilare un bilancio che se non è da sogno poco ci manca.
Com’è l’umore dopo il mondiale che ha chiuso la stagione 2021?
«Sono soddisfattissimo per i risultati conseguiti ma al tempo stesso preoccupato per il furto delle bici. Per fortuna sono state ritrovate, anche se al momento (l’intervista è realizzata sabato 30 ottobre, ndr), non sappiamo in che condizioni sono. Perderle sarebbe stato unn disastro per la nostra attività. Oltre al valore sentimentale ed economico del danno, in quelle bici ci sono 8 anni di ricerca su ma­teriali e posizionamento che non hanno prezzo. Ero contento perché fi­nalmente eravamo riusciti ad allestire un parco bici che soddisfacesse l’attività di junior, under 23 ed élite. Grazie alla sponsorizzazione di Pi­na­rel­lo (che non può essere di 20 biciclette a stagione, ndr) con le ultime oro per la prima vol­ta avevamo addirittura una doppia bici per i professionisti del quartetto... Si tratta di bici da alta competizione che non han­no mercato. Non possono essere comprate dall’amatore per la gara re­gionale né essere acquistate da una na­zio­nale avversaria, le riconosceremmo subito perché sono le migliori in circolazione».
Andiamo in vacanza senza pista e senza bici.
«Sento proprio il bisogno di staccare perché mentalmente sono stanco dopo un anno così intenso, ma prima voglio risolvere la questione di bici, manubri e ruote mancanti. Voglio concedermi un po’ di relax, ma per godermelo devo trovare una soluzione. Anche perché dal 25 novembre organizzeremo un primo raduno su strada e successivamente, attorno al 22-24 dicembre, vo­glio fare un “richiamo” in pista a Grenchen (la pista svizzera in cui si so­no svolti i Campionati Europei di quest’anno, ndr) così che non si formi troppa ruggine su gambe e meccanismi. Trascorreremo la vigilia di Natale in pista, come da tradizione. Il velodromo di Montichiari è chiuso da metà ottobre per alcuni lavori di ristrutturazione:  se tra un paio di mesi riaprirà i battenti, nel frattempo possiamo arrangiarci, se invece la manutenzione andrà più per le lunghe diventerà un problema. Tra aprile e maggio iniziano le prime prove di Coppe del Mondo e sono in programma i Campionati Eu­ropei 2022, validi per la qualifica olimpica. Meglio non lasciare punti in giro perché strada facendo può capitare di tutto, da campioni olimpici non vorrei mai che non ci qualificassimo».
Torniamo alle note liete, quindi alle me­daglie conquistate a Roubaix.
«Il quartetto ha centrato un risultato storico e al primo mondiale dell’eliminazione è giusto che abbia vinto Elia Viviani. Il nostro capitano è quello che corre meglio questa specialità, la sua condotta di gara sta facendo giurisprudenza. Mi è dispiaciuto incredibilmente non essere in pista quel giorno, l’ho rinfacciato a Roberto Amadio che mi ha mandato alla premiazione degli ANOC Awards 2021 a Creta per ac­compagnare i campioni olimpici a cui è stato assegnato il Best Male Multiple Athlete Event per i Giochi di Tokyo 2020. A una cerimonia, in cui gli indiscussi protagonisti devono essere gli atleti, avrei senz’altro preferito il lavoro. Con tutto il rispetto, il mio habitat è il campo gara, non il palco».
Sei però in lizza per un altro Oscar tut­toBICI...
«Quello è un altro discorso. Sarebbe un onore ripetermi e partecipare alla vostra Notte degli Oscar. Sarebbe un premio mio personale e non comporterebbe lasciare la pista durante un mondiale. Oltre agli ori, mi ha emozionato l’argento conquistato da Conson­ni e Scartez­zini nella madison, anche quello seguito a distanza. Simone si è mostrato nella versione in cui me lo sono sempre im­maginato. All’Olimpia­de Viviani era in palla mentre lui purtroppo non stava bene, al mondiale non c’era Elia ma Simone ha avuto una giornata delle sue. Scarte (Michele Scartezzini, ndr) è stato altrettanto bravo. Come quando tre anni fa lo lasciai fuori dal quartetto e quasi vinse lo scratch, questa volta ha avuto un’altra reazione di orgoglio co­me quelle che piacciono a me».
Quanto sei felice di aver potuto schierare Scartezzini e Bertazzo, dopo averli dovuti lasciare in panchina ai Giochi Olimpici?
«Molto, ma nelle scelte mi faccio sempre guidare dal cronometro. Il tempo non sbaglia e per il bene del gruppo è sempre il più forte in quel momento che scende in pista. Lo Scartezzini che mi ha messo in difficoltà in agosto mi spiace non ci sia stato al Cam­pio­nato Europeo, al mondiale invece ha meritato la medaglia. Per Liam Ber­tazzo vale lo stesso discorso: vederlo in maglia iridata con gli altri compagni del quartetto è una gioia perché tutti hanno contribuito a questo successo che all’Italia mancava da 24 anni (1997 a Perth, in Australia). Quando nella seconda prova ha preso il posto di Lamon ha dato degli input importanti ai compagni e nello schierarlo in finale nessuno ha avuti dubbi sulla mia scelta».
Di Viviani, che si è messo al collo anche il bronzo nell’Omnium, abbiamo detto. Parliamo di Jonathan Milan e Filippo Ganna, che sono saliti rispettivamente sul secondo e terzo gradino del podio nell’inseguimento individuale.
«A Pippo ho detto che la prova di Rou­baix fa il paio con la finale di Hong Kong 2017. A quanto pare, ogni 4 anni vuole regalare un mondiale agli avversari, non so se per avere poi lo stimolo di rivincerlo. L’ho visto rinunciatario nei primi 4-5 giri della semifinale poi è uscito il Pippo di sempre, ma ormai era tardi. Anche se sei Ganna non puoi permetterti di perdere 2,5” al primo chilometro. Jonny ha fatto del suo meglio e merita la medaglia. Quando ha segnato il primo tempo per la finale abbiamo fatto una scommessa. Gli ho detto: “Se per­di ti fai crescere i baffi”. Mi ha ri­sposto: “Ok, ma se vinco tu in tv devi dire Forza Milan”. Al­la fine ho vinto io, ma avrei perso volentieri, anche se dire Forza Milan da interista mi sarebbe costato molto».
Milan a parte, i componenti del quartetto vanno in ferie insieme, a riprova dell’affiatamento che hanno anche giù dalla pista.
«Consonni, Lamon e Gan­na sono sempre andati in vacanza insieme, fin da quando erano Under 23. Alle Maldive ricaricheranno le pile dopo una stagione intensa. Non è stato facile arrivare a fine ottobre ancora competitivi. Nella finale dell’inseguimento a squadre, la Francia davanti al suo pubblico ha di­mostrato che i valori in questa specialità cambiano molto velocemente. I ra­gazzi ci tenevano a fare bene e per questo hanno mantenuto alta la concentrazione. Abbiamo un gruppo di atleti forti e molto giovani, che ci permettono di guardare al futuro con ottimismo, oltre a costruire grandi risultati già adesso. A proposito di vacanze, anche io mi ritaglierò del tempo da dedicare esclusivamente a mia moglie Luisa e ai no­stri ragazzi Davide, Gianluca e Ric­cardo».
Ci saranno grandi cambiamenti nello staff tecnico della Nazionale, ma tu resti una certezza. Cosa chiedi per il proseguo dell’attività?
«Un sistema più fluido, in cui la gestione degli atleti sia chiara e in cui il coinvolgimento dei settori strada e pista sia davvero proficuo, senza il rubarci corridori l’un l’altro. Se i pistard li alleno da gennaio ad ottobre, prima che vengano schierati in una gara su strada o in una corsa a tappe avrebbe senso che mi venisse chiesto o, per lo meno, che fosse in considerazione la mia idea al riguardo».
Dopo l’oro olimpico e il titolo mondiale, quali sogni ti restano da esaudire?
«Desidero rivincere e provare a vincere in altre discipline. Un obiettivo è preparare come si deve la madison per Pa­rigi 2024 e non all’ultimo come è sempre successo, anche quest’anno. Le coppie mi­gliori sono quelle che disputano le Sei Giorni e corrono sempre insieme, non si può tentare il miracolo in 2-3 mesi. Gli impegni con i team sono tanti e li rispetto, ma nel programmare la nuo­va stagione bisogna studiare bene come bilanciare la doppia attività pista e strada».

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