Filippo Baroncini, il signore dei mondiali

di Danilo Viganò

La differenza l’hanno fatta i muri, o meglio quello di Wijnpers a sei chilometri dal traguardo. In quel punto del circuito di Lovanio, Filippo Baroncini ha vinto il Campio­nato del Mondo su strada della categoria under 23.
«Fin da piccolo volevo avere questa maglia, ero affascinato dai cinque colori. Riuscire a conquistarla è stato incredibile. Guai a chi me la tocca».
Baroncini aveva studiato a tavolino questa corsa, come fosse una strategia prima dell’attacco in una battaglia. Il romagnolo sapeva esattamente dove attaccare: «Durante la ricognizione sul circuito ho capito che bisognava accelerare su alcuni dossi per scoprire l’esatto punto dove poter attaccare. La migliore soluzione era quello di scattare nell’ultimo giro proprio nei pressi dei Wijnpers. Ho giocato le mie carte lì senza pensarci due volte. Il mio piano ha funzionato: quando ho visto che alle mie spalle si era aperto un varco, mi ha dato ancora più forza alle mie pedalate e ci ho creduto fino in fondo».
Un piano perfetto quello del ventunenne romagnolo della Colpack Ballan che prima di quel momento aveva dovuto fare i conti le numerose cadute della giornata. Lui stesso era rimasto vittima di uno scivolone, fortunatamente senza conseguenze.
«Devo ringraziare la squadra che mi ha tenuto davanti, poi Luca Colnaghi mi ha permesso di stare alla sua ruota evitando così altri incidenti e cadute. L’obietti­vo mio e della squadra azzurra era di anticipare la volata e un nuovo confronto diretto con il belga Thi­bau Nys (figlio dell’ex campione di ciclocross Sven, ndr) che due settimane prima mi aveva battuto al campionato europeo di Tren­to. Non volevo rischiare di perdere un’altra volta. Quindi attaccare si è rivelata la mossa giusta».
Per Baroncini nel 2021 è arrivato il sal­to di qualità: in questa stagione il corridore della Colpack Ballan ha mostrato tutte le sue doti. Fortissimo sul pas­so e a cronometro (è il campione italiano in carica e ha vinto la prova contro il tempo al Giro d’Italia U23), ha una grande resistenza alle lunghe distanze e buona tenuta sulle salite di media difficoltà. L’Italia può dunque sperare in un giovane di talento che possiede ancora dei margini di miglioramento.
Filippo è pronto a compiere il salto nel WorldTour con la Trek Segafredo per la quale sta correndo da tirocinante (ottimo il suo quarto posto al Gp Città di Peccioli Coppa Sabatini, ndr) in questo finale di stagione.
Appassionato di cucina e della mountain bike nel tempo libero, Ba­roncini avrà poco tempo a disposizione per onorare la maglia iridata: l’ha indossata per la prima volta alla Ruota d’Oro, dove è giunto nono, e vorrebbe portarla alla vittoria nel Piccolo Giro di Lom­bar­dia, domenica 3 ottobre: «È un grande obiettivo per me e per la squadra, che tiene in maniera particolare a questa corsa nella quale mi troverò ancora faccia a faccia con tanti protagonisti del mondiale. Sarebbe bello regalare un’altra vittoria a patron Colleoni, a Bevilacqua, a Rossella Dileo, ai tecnici e a tutto il team».
Il romagnolo si avvia dunque ad archiviare una stagione che lo ha visto grande protagonista, non solo per la conquista del titolo iridato, ma anche per la sua prestazione al Giro d’Italia Un­der 23, corsa che sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale in questi ultimi risultati: «Questo evento fa bene al ciclismo italiano e non solo. Molte del­le migliori squadre italiane vi partecipano ed è una gara che ti permette di correre dieci giorni ai massimi livelli. Questa cosa non capita tutti i giorni negli Under 21-23. Per la crescita del nostro movimento è davvero un passaggio importante».
Romagnolo di Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, Filippo Baron­cini ha cominciato con il ciclismo dopo aver provato con altri sport: «La prima volta che sono salito su una bici avevo 10 anni. Nessuno mi ha mai fatto pressioni, anzi. Ho provato tanti sport: ho giocato a calcio e non andavo male, ma in testa avevo sempre e solo la bicicletta. Ho iniziato per gioco, ora diventa una professione».
Oltre ad essersi laureato campione italiano a cronometro e ad aver vinto  la cronometro al Giro d’Italia U23 di Gua­stalla, ha messo la sua firma sulla Pessano-Ron­cola con arrivo in salita e sulla se­conda tappa all’Etoile d’Or in Francia; in più, ha conquistato l’argento all’Europeo di Trento nella prova su strada. L’anno scorso aveva colto due successi, a San Michele di Piave e nella Vicenza-Bionde, e si era piazzato sesto al tricolore su strada di Imola. Da Juniores per lui sei successi, il terzo posto nel Cam­pionato Italiano di Loria (sesto in quello a cronometro) e la partecipazione in maglia azzurra al Trofeo Centro del Mor­bi­han, in Francia. Il suo sogno è la Mi­lano-San­remo: «L’importante è avere l’occasione giusta e un pò di fortuna. Sono giovane e ho tanto da imparare, ma mi sento forte, sono consapevole dei miei mezzi e non mi demoralizzo mai».
Classe 2000, compleanno in agosto, Ba­roncini abita con i genitori Carlo (origini siciliane), rappresentante per una ditta di impianti di verniciatura, e Lara, che lavora nella azienda agricola di famiglia a Cà di Lugo; il fratello Mat­teo gioca a calcio nel campionato di Eccellenza con il Sant’Agata, e ha un negozio di toelettatura. Fidanzato con Alessia, laureanda in Economia, Fi­lippo è alto 188 centimetri per 75 di peso: prima di diplomarsi in Ragio­ne­ria (indirizzo turistico) all’Istituto Tec­nico Com­merciale di Ravenna, ha fatto l’alberghiero. Sa far di conto e ama viaggiare: doti indispesabili per chi vuol conquistare il mondo.

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