Editoriale

di Pier Augusto Stagi

TIRARE SOTTO. Si parla tanto di sicurezza, ma rischiamo lo scontro: non solo sociale. Siamo all’eliminazione diretta. All’abbattimento. È chiaro che estremizzo, ma neanche poi tanto. Quando leggo le varie proposte di legge avanzate dai deputati di questo primo scorcio di legislatura, che andranno a modificare il Codice della Strada, resto basito. Nulla di cui preoccuparsi, perché siamo ancora in una fase di discussione, ma è bene non sottovalutare la cosa e fare qualche piccola riflessione.
Per chi ha a che fare con le due ruote è in cantiere il progetto di consentire il transito delle biciclette sui marciapiedi, oltre che contromano. Il leit-motiv è sempre lo stesso: nei paesi nordici questo avviene da anni. Certo che sì, ma su strade che sono autostrade, costruite sessant’anni fa con una visione d’insieme ben definita, in posti a bassissima densità di popolazione.
Io abito a Milano, e conosco la rete delle nostre piste ciclabili, spezzettate o invase da auto e sporcizia. Ma quello che più preoccupa sono i ciclopedalatori cittadini che ormai sfrecciano a tutta velocità indisturbati, e tra non molto anche in favore di legge, sui marciapiedi, con il costante pericolo di tirare sotto qualcuno. È vero, il ciclista è spessissimo il soggetto debole, ma c’è chi lo è ancora di più: il pedone. E questi sono generalmente persone anziane e bambini, ai quali è sufficiente uscire da un portone per finire travolti da questi folli che sfrecciano come nemmeno Nibali in una crono iridata.  
E poi ci sono tutti i mezzi alternativi di mobilità cittadina, ai quali sarà dato il via libera, incondizionato. I monopattini elettrici e simili (come hoverboard, balance scooter e segway): proprio nelle audizioni di qualche settimana fa, un rappresentante della direzione generale Sicurezza stradale del ministero delle Infrastrutture ha chiarito che si sta lavorando per fissare regole sulla loro sperimentazione.
Si vuole dare spazio alle biciclette, ma a che prezzo? Si fatica a trovare un punto di sintesi. Intanto, però, non se ne vuole sapere di introdurre – come in Francia – la regola del metro e mezzo. Il problema è di carattere normativo e coercitivo: come verificare che un automobilista non si è spostato a sufficienza nella fase di sorpasso di un ciclista? E come sanzionare i trasgressori?
Il CT azzurro Roberto Mancini ha raccontato recentemente che in Inghilterra la polizia stradale inglese obbliga i ciclisti a pedalare affiancati per rendere gli automobilisti più consapevoli della loro presenza e costringerli a rallentare e usare maggiore prudenza. Che è poi la filosofia del permettere ai ciclisti di percorrere una strada a senso unico anche nel senso contrario, proprio per mettere in guardia gli automobilisti: occhio, in queste vie a bassa percorrenza (30 km/h), potresti incontrare un velocipede in senso contrario.
Il bello di questa storia è che il nostro Codice della strada non vieti il pedalare affiancati. Basta leggere l’articolo 182. Il primo punto recita testualmente: «I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due».
Quindi fino a due si può. Andrebbe solo ricordato e insegnato nelle scuole, non solo quelle guida. È una questione di educazione: a tutto tondo. C’è da investire in formazione, ma qui si rischia solo di tirare sotto: altro che investire.

LA MANINA. Anche nel ciclismo aleggia la sindrome della manina. Quella manina che corregge e aggiunge, all’insaputa di tutti, leggi e regolamenti. È successo di recente, tra il silenzio ge­ne­rale, nel senso che il mondo del ciclismo non ne sapeva assolutamente nulla e l’ha scoperto a cose fatte, quando la manina ha vergato le righe necessarie a mettere tutti spalle al muro. I team di World Tour non hanno gradito, ma a fatto compiuto è anche difficile alzare la voce.
Ma andiamo con ordine. La parola d’ordine è abbassare le ali alle squadre di World Tour: questo è chiaro. Limitare il raggio di azione di quei team che hanno sposato qualche anno fa la linea Velon, e che rincorrono una visione nuova e soprattutto nuove fonti di sostentamento (vendere dati sensibili alle tivù per esempio: velocità, battiti cardiaci, potenza, etc...). L’obiettivo dell’Uci è invece vecchio come e più di Roma: dividere per imperare.
L’Uci non alza la voce, fa tutto con assoluta discrezione e discrezionalità. Basta una manina servizievole per vergare poche righe che sono entrate in vigore il 15 febbraio scorso. Si legge all’articolo 1.3.024: «Qualsiasi utilizzo di equipaggiamento tecnologico voluto da un corridore o da una squadre dovrà essere approvato dall’Uci o da un organizzatore con l’avallo dell’Uci. Le domande di autorizzazione saranno esaminate, tra l’altro, sulla base dei criteri di equità e d’integrità sportiva e dovranno rispettare quanto previsto dall’articolo 1.3.006».
E ancora: «L’articolo 1.3.073 stabilisce che il corridore o la sua bicicletta potranno essere equipaggiati con un GPS con lo scopo di seguire la localizzazione di un corridore in corsa. I corridori e le squadre dovranno sottomettersi alla richiesta portata in tal senso da parte degli organizzatori, dall’Uci o da un Commissario Uci». Tradotto: l’Uci fa quello che gli pare, con tanti ringraziamenti alle squadre. C’è chi avrebbe voglia di alzare la mano per chiedere perlomeno il perché di tutto questo, ma per il momento vige il silenzio: una manina è sempre pronta a prendere nota. Di tutto.
 
POCHI ELETTI. Un mare di corse, da quasi due mesi. Ci sono team come Astana, MitcheltonScott, Deceuninck Quick Step o UAE Emirates che hanno già fatto incetta di vittorie, ma quelle che contano sono e restano sempre e solo quelle di sempre. I Grandi Giri, le Monumento e il Mondiale. Il resto, con qualche chiara distinzione per corse come Strade Bianche, Amstel, Gand, Freccia, Delfinato o Giro di Svizzera, fa solo massa. Numero. Insomma, il grande circo del ciclismo chiede di correre per quasi dodici mesi all’anno, con dispendio di soldi ed energie, ma poi il vero paniere è sempre quello. Un bel modo di incentivare gli sponsor: ti faccio correre come un pazzo in ogni angolo del mondo e per farlo devi spendere a più non posso, ma poi le vittorie che fanno la differenza e contano per davvero sono sempre quelle lì, quelle di sempre. Vogliono un circuito di élite, di eccellenza, per pochi eletti, ma l’Uci sta proponendo un calendario scriteriato e sconclusionato dove vige la regola della polverizzazione e della massificazione delle corse, e dove c’è il serio rischio che di tutto questo non resti niente. O molto poco.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Tom Pidcock è stato coinvolto in una caduta durante la tappa odierna della Volta a Catalunya, un incidente in discesa avvenuto a poco più di trenta chilometri dal traguardo. Il britannico della Pinarello Q36.5 è uscito di strada dopo aver...


Tommaso Dati ha colto uno splendido successo nella terza tappa della Settimana Coppi e Bartali, coronando un grande lavoro di squadra del TEAM UKYO. Il giovane italiano è stato pilotato alla perfezione negli ultimi chilometri da Nicolò Garibbo e Federico...


Dopo quattro giorni dominati dai velocisti, oggi al Giro di Catalogna gli uomini di classifica hanno avuto la loro occasione e a brillare nella quinta tappa è stato Jonas Vingegaard, il favorito di giornata. La vittoria è arrivata sulla salita...


Finale al cardiopalma all'E3 Saxo Classic 2026, con Mathieu Van der Poel che sembrava sconfitto, ripreso dagli inseguitori, e invece all'interno dell'ultimo chilometro si è inventato il suo terzo successo consecutivo ad Harelbeke. Il canovaccio della corsa lasciava intendere un...


Jonas Vingegaard mette il suo sigillo anche sulla Volta a Catalunya. Il danese della Visma Lease a Bike, fresco dominatore della Parigi-Nizza, ha conquistato per distacco  la quinta tappa della Volta, la La Seu d'Urgell -  La Molina/Coll de Pal...


La terza tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali è stata vinta da Tommaso Dati. Il 23enne corridore toscano del Team Ukyo  si è imposto al termine dei 175 chilometri "bresciani" che oggi hanno impegnato il gruppo da Erbusco ad...


Successo di grande rilievo per Brandon Fedrizzi in Belgio. L’azzurro del Borgo Molino Vigna Fiorita si è infatti aggiudicato la E3 Saxo Classic, prova di Coppa delle Nazioni juniores disputata a Harelbeke sulla distanza di 135 chilometri. Il bolzanino, 17...


Anche oggi il vento arriva a condizionare la Volta a Catalunya. In virtù delle previsioni meteorologiche, gli organizzatori hanno scelto di accorciare la tappa di 2, 2 km  evitando di arrivare in vetta alla salita de La Molina / Coll...


La puntata di Velò andata in onda ieri sera su Rete8 è stata particolarmente interessante: si è parlato di Sanremo, di classiche del Nord e di tanto altro ancora con Luciano Rabottini, Riccardo Magrini,  Alessandro Petacchi e Leonardo Bevilacquao. Come sempre a fare il padrone di casa...


Alé,  brand italiano di riferimento nell’abbigliamento tecnico per ciclismo e triathlon, annuncia la nuova partnership con Gregory Barnaby e Giorgia Priarone,  coppia nella vita e fuoriclasse sulle linee di partenza dei più prestigiosi eventi internazionali di triathlon. A partire dalla stagione...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024