Editoriale

di Pier Augusto Stagi

UN TANTO AL CHILO. Si parla di cerchi magici, ma viviamo tra gironi e cerchi dell’inferno. Tra lussuriosi e golosi, avari e iracondi. Sono i peccati del nostro tempo, che sanno più di zolfo che di zafferano. Per rimanere in ambito culinario, tempi grami per il nostro ciclismo, sempre più povero e azimo. Per noi italiani, ma anche per gli altri, per via dell’Uci che cambia presidenti ma non cambia passo perché, come accade nella politica, se le leggi e i regolamenti li fanno i burocrati, quelli che hanno occupato il palazzo, c’è poco da fare.
E allora poveri noi e povero anche David Lappartient, che personalmente ho salutato con gioia per la sua provenienza transalpina, che per il ciclismo significa cultura, attenzione e rispetto per la storia, cosa che al momento non è stata messa in campo, e le cose sono due: o siamo distratti, o lui per il momento ha lasciato fare ad altri, e allora è bene che la situazione la cominci a prendere in mano.
La riforma del ciclismo è sgangherata, e non tiene conto delle difficoltà economiche che riguardano tutti, non solo noi italiani, non solo le formazioni Professional. C’è molto da sistemare, da rimettere in ordine, fin dalle piccole cose che così piccole non sono. Solo un esempio: è mai possibile non avere una sola bella classifica che tenga conto di tutto? No, ne abbiamo due, tre, anche quattro a fine stagione e poi con l’anno nuovo ecco che ne arrivano delle nuove. Una per cacciatori di classiche e l’altra per le corse a tappe. Nella prima emerge Greg Van Avermaet, nella seconda, quella delle corse a tappe, spicca il nome di Simon Yates, vincitore della Vuelta, che precede nell’ordine Geraint Thomas e Primoz Roglic. E Froome? Quinto. Vincere il Giro e arrivare 3° al Tour conta poco più di nulla. E lo stesso vale per Tom Dumoulin, che con due 2° posti a Giro e Tour rimedia un semplice 7° posto. Va bene non essere tourcentrici, ma queste classifiche non rispettano i valori in campo. E con tutto il rispetto per Elia Viviani, caro amico e immenso cacciatore di traguardi, nonché eccezionale Oscar tuttoBICI, lui stesso avrà provato un certo imbarazzo nel ritrovarsi in questa classifica - quella delle corse a tappe - a ricoprire l’11° posto, solo quattro gradini più in basso di Dumoulin.
È chiaro che questi fuoriclasse dell’Uci, probabilmente tutti bocconiani, non sanno far di conto, e per loro uno vale uno, quindi una corsetta vale quanto una tappa del Tour, e una classica quanto una corsa di tre settimane. È probabile anche che non abbiano in tasca una laurea in Scienze Politiche e di Giulio Andreotti conoscano poco più di niente, ma dome avrebbe detto il Divo, nel ciclismo più che mai le vittorie non si contano, ma si pensano. Ma viviamo il tempo dei fornelli, e quindi si va avanti un tanto al chilo.

LA REALTÀ VIRTUALE. Quanto ci manca e quando ci vorrebbe uno come Marco Pantani. Qualche settimana fa il giorno del suo compleanno, ora l’anniversario della sua scomparsa. Lasciamo da parte ogni ragionamento sul ciclismo di quegli anni e sulla sua credibilità e via discorrendo, mi limito a dire che in quel ciclismo Marco svettava per personalità e imprevedibilità. Era un artista e faceva cose che per altri erano improponibili e non per quello che alcuni di voi - maliziosamente - potrebbero pensare.
Aveva talento, su questo non si discute. Era un ciclismo diverso con un protagonista atipico. Difficilmente catalogabile e riproducibile. Eppure con l’avvento degli eSports è molto probabile che a breve si possa correre tutti con e contro di lui. Per il momento è possibile battersi con Nibali. Non è un paradosso, ma la realtà di un nuovo mondo virtuale. Scattare accanto a Nibali sul Poggio della Sanremo, duellare al fianco di Peter Sagan sulle pietre della Roubaix non è una forzatura, ma la realtà di uno sport virtuale.
Come cantavano i Matia Bazar, c’è tutto un mondo intorno. Ed è un mondo fatto di sfide con i videogiochi. Il calcio è già entrato in questa nuova dimensione da un po’. La Sampdoria ha ingaggiato a gennaio Mattia Guarracino (nei tornei usa il nome Lonewolf92), pluricampione italiano nel mondo dei videogames, e la società genovese ha deciso di sviluppare la propria area eSports al pari di Paris Saint-Germain, Manchester City, Sporting Lisbona e Legia Varsavia.
Siamo di fronte ad una eSportsmania. Dal calcio (esiste una e-Ligue1 francese e squadre come Barcellona, Roma, Sampdoria hanno ingaggiato pro-gamers per competere nelle sfide internazionali) all’Nba. Il CIO ci sta ragionando, come del resto il ciclismo. Il nostro beneamato sport, che sul fronte “reality” mostra segni di cedimento e di stanchezza, su quello virtuale è in fermento. Non so se sia un bene o un male e, soprattutto, cosa questo possa comportare in futuro. Così a naso, però, penso che se ognuno di noi si piazza davanti alla tivù per sfidare Marco Pantani, perché è molto più divertente che assistere a spettacoli che tali non riescono più ad essere, è chiaro che di biciclette, abbigliamento e quant’altro se ne venderà sempre di meno. L’eSports può essere un plus, un completamento, un buon movimento per il marketing, ma se non si alimenta il caro e vecchio ciclismo tradizionale, quello su strada, la vedo dura.
Il pericolo, se di pericolo si tratta, ha un nome: Zwift. È una start-up californiana nata nel 2014 per rendere più intriganti gli allenamenti al chiuso e vanta milioni di iscritti. Basta collegare i rulli al computer e tramite l’app Zwift il gioco è fatto: si può pedalare contro i nostri campioni, sfidare altri utenti o svolgere un allenamento dedicato sulle strade del Mont Ventoux. Si può pedalare su vette mitiche o sulle strade delle classiche più amate. Il nostro ciclismo ci fa calare la palpebra? L’Uci - torno sempre lì – dovrebbe capire che non può perdere altro tempo. Il calcio torna alla terza coppa (coppa delle Coppe, do you remember?), e noi perché non potremmo reintrodurre la Coppa del Mondo, per premiare il re delle classiche e in questo modo valorizzare anche altre sei o sette corse oltre alle Monumento? È così difficile prendere dal passato per garantirsi un futuro?
Intanto il futuro avanza. Sempre Zwift ha presentato a Londra la “Kiss Super League”, il primo campionato di ciclismo virtuale della storia. L’Uci, per bocca del suo presidente Lappartient, ha dichiarato di voler creare un Mondiale di eSports. Tutto bene, tutto bello, guai non stare al passo con i tempi, ma occhio a gettare alle ortiche anni di storia. C’è un ciclismo sulla strada da salvaguardare, proteggere (in tutti i sensi) e rilanciare. Diversamente accomodiamoci tutti: chi sul divano per sfidare Marco Pantani, e chi in sella ai propri rulli. Se vi va bene il virtuale, va benissimo anche a me. Purché si sappia che nella vita reale conta vendere biciclette e accessori. Fare fatturato, per davvero, non per finta.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Nel ciclismo contemporaneo la precocità non basta più. Un giovane può stupire, vincere una corsa, entrare nel racconto mediatico e poi rientrare nella normalità statistica. Per distinguere una promessa da una realtà occorre allora misurare non solo “quanto” vince, ma...


Al termine del 2025, Alexander Salby è stato il primo nonché unico corridore appartenente a una squadra Continental capace di chiudere l’anno nella top ten dei plurivittoriosi di stagione riportando tra gennaio e ottobre ben nove vittorie pro’ (undici...


Si è spento martedì 21 aprile Paolo Mazzer, 80 anni, indimenticato ciclistica dei tempi d’oro. Residente a San Fior (Treviso), lascia la moglie Mirella, il figlio Emilio, ex ciclista pure lui, la nuora Cinzia e i fratelli Luciano, Bruno...


Un'intervista "doppia" a un'unica persona. Così possiamo definire la telefonata d'apertura di Pier Augusto Stagi a Beppe Martinelli, che parla sia da decano dei direttori sportivi sia da dirigente della squadra Juniores Ecotek Zero24: ci sono le considerazioni sulle maggiori...


Roma, giugno 1944. La Liberazione. “La città, appena liberata, è in preda a una sorta di frenesia: la gente invade le strade, senza motivo, per il semplice piacere di camminare senza paura. Per festeggiare la liberazione vengono distribuiti 60 grammi...


La Berghem#molamia non è una semplice granfondo, ma un evento costruito attorno a un’idea precisa di ciclismo: accessibile, condiviso e allo stesso tempo capace di accendere l’agonismo. Una filosofia che si riflette in modo chiaro sia nella struttura dei percorsi,...


Torna questa sera alle 20.30 sulle frequenze di Teletutto l'appuntamento con Ciclismo Oggi, lo storico appuntamento dedicato al ciclismo giovanile. La puntata di questa sera è dedicata a due grandi eventi, il primo da rivivere e il secondo da scoprire in attesa del...


Una bella storia che prosegue e da raccontare quella dei Sabatini nel ciclismo. Partiamo da lontano e da Loretto, brillante velocista, protagonista e vincitore nelle categorie minori e nei dilettanti. La storia nel ciclismo di questa bella famiglia della Valdinievole...


Sarà interamente trentina la tappa regina del Tour of the Alps: in programma ci sono 167, 8 Km da Arco a Trento. Dopo le salite di prima categoria del Passo Bordala (14, 8 Km al 6, 9%) e del Passo Redebus...


Al Museo del Ciclismo Alto Livenza di Portobuffolè è stata presentata una simpatica iniziativa per ricordare le imprese di Marco Pantani. In vista del prossimo Giro d'Italia, Alessandro Gallici, amico della famiglia Pantani, friulano di Colloredo di Monte Albano, costruttore...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024