L'ORA DEL PASTO. BIANCHE LE STRADE

PROFESSIONISTI | 03/03/2017 | 07:04
Bianche, come quelle che nel 1869 aspettavano una ventina di velocipedisti per la prima gara italiana al Prato della Valle, a Padova, come quelle che nel 1909 accompagnarono i 127 corridori iscritti alla prima edizione del Giro d’Italia dal rondò di piazzale Loreto, a Milano, come quelle che sabato daranno nome e senso alla più originale, terrestre e seducente classica italiana, a Siena.

Bianche perché contadine e carrarecce, bianche perché toscane, anzi, senesi, bianche perché fatte di polvere o fango, di sassi e ghiaia, di schegge e briciole, bianche perché ricche di memoria e racconti, di giornalismo e letteratura, bianche perché appartenenti a diavoli rossi e maglie nere, bianche perché musicali e meteorologiche, pure e semplici, bianche perché eroiche.

Strade Bianche: sabato, da Siena a Siena, dalla Fortezza Medicea a Piazza del Campo attraverso 175 chilometri di cui 62 bianchi in 11 tratti, prima le donne, poi gli uomini, professionisti, e domenica, con la granfondo, sullo stesso percorso, per cinquemila. Le Strade Bianche stanno all’Italia come la Parigi-Roubaix alla Francia e il Giro delle Fiandre al Belgio: un marchio di fabbrica, una denominazione di origine controllata, un inno ciclopatriottico.

Le Strade Bianche sono nate nel 2007, prima come Montepaschi Eroica, poi come Montepaschi Strade Bianche. Con o senza la maiuscola, sono l’evoluzione agonistica – riservata ai professionisti - dell’Eroica, corsa amatoriale e passionale, appuntamento ormai ventennale (debuttò nel 1997 con 92 partenti), un’intuizione geniale di Giancarlo Brocci e del suo gruppo di amici a Gaiole in Chianti. E L’Eroica continua a essere valorizzazione del patrimonio culturale, salvaguardia del territorio senese, fenomeno del turismo ciclistico e del ciclismo turistico. Chi non c’è mai stato, non sa.

Le strade di Brocci e Rcs Sport si sono divise allontanandosi fino a incrociarsi scontrandosi, tra avvocati e tribunali. Ma le strade bianche, con o senza maiuscole, rimangono: silenziose, salutari, apparentemente povere e invece così ricche anche di sapori e odori, antiche eppure così all’avanguardia. Domani la corsa con Peter Sagan e Greg Van Avermaet, domenica 1° ottobre la pedalata con migliaia di eroici.
 
Marco Pastonesi
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COMMENTI
Mal pubblicizzata questa corsa...quasi niente!
3 marzo 2017 10:42 magico47
La corsa Strade Bianche quel poco che è cresciuta lo ha fatto da se,con tanta fatica degli EROICI corridori tutti Campioni che sgomitano tra fango e polvere,mai una menzione di rilievo nei giornali quotidiani prima della corsa ,mai un passaggio in TV su un rullo che invita gli appassionati con un messaggio a seguire questo evento sulla strada,dobbiamo crescere di intelligenza,abbiamo dei tesori ma come sempre li teniamo nascosti.A chi giova questo snobbismo,o boicottaggio sistematico?.Sul percorso poche persone,pochissime,dopo 10 anni si dovrebbero vedere folle di sportivi gia ore prima ad aspettare i valorosi corridori.Ho seguito sulla strada tutte le edizioni,la prima fu corsa ad ottobre,per me che sono nato li nel Comune di Trequanda ,dove transita questa corsa è un colpo al cuore.Comunque come sempre la scelta è delle persone forti...ma non sempre quelle forti sono anche INTELLIGENTI.

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Loriano Gragnoli
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Buon Giorno,
3 marzo 2017 14:02 canepari

mi chiamo Clemente Canepari. Sono un ex professionista (Legnano, Otav, Bianchi, Stucchi) e ho conosciuto bene, essendo compagno di squadra, Girardengo, Belloni, Brunero, Galetti. .. Ho corso al Giro a anche al Tour con Crupelandt, Christophe, Petit Breton, (tutti nomi sconosciuti ai giovani d’oggi, ma allora ben noti come Nibali e Contador). Si parla di strade bianche e credo che io possa dire la mia visto che in carriera non ho quasi mai conosciuto l’asfalto.
Come ben sappiamo, la riscoperta, o meglio, la “moda” delle strade bianche è nata 20 anni fa con l’Eroica e con Brocci. Nota bene: ho detto “moda” perché di moda si tratta. Infatti, dietro la stragrande maggioranza degli oltre 5000 partecipanti alla gran fondo di Gaiole non c’è la cultura e la passione della storia del ciclismo, ma c’è “l’ambizione di esserci”. Poi non importa se chi partecipa ha una bicicletta e un abbigliamento che fanno a pugni, non importa se non sa come funziona un giro ruota o un freno a fascetta. Non è necessario che sappia come smontare una ruota col cambio nel mozzo. Non serve sapere se Angelo Gremo non ha mai vinto una Milano Sanremo. L’importante è esserci, pagare decine di euro di iscrizione, bere Chianti e mangiare la ribollita ai mega rifornimenti. Certo; tutto molto bello e condivisibile. Ma questo è turismo! Come dice Marco Pastonesi ci troviamo di fronte alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico, alla salvaguardia del territorio senese pieno di strade silenziose, apparentemente povere e invece così ricche anche di sapori e odori. Non parliamo per favore di ciclismo, non parliamo di cultura sportiva. Comunque il Brocci ha risvegliato antichi stimoli ciclistici che dormivano sotto lo stabilizzato del senese. Si è ricorsi al passaparola; i veri cultori hanno fatto proseliti e finalmente anche la stampa, dopo anni, ha capito che tornare, almeno nell’idea, al ciclismo di un tempo non era una brutta cosa. Gli accrediti richiesti da tutto il mondo, all’Eroica si contano a decine..L’hanno capito anche i grandi marchi della moda e della bicicletta che hanno comprato diritti a suon di bigliettoni. Anche Zomegnan a suo tempo, tra lo scetticismo generale, si accorse che c’era spazio per proporre qualcosa di spettacolare e interessante per i professionisti. I corridori, quelli veri, hanno molto apprezzato questo modo di correre e la cosa negli anni è cresciuta. Oltre che con i prof, RCS si è adeguata all’Eroica proponendo anch’essa una gran fondo cicloamatoriale marchiata Gazzetta e facendo il pieno di “modaioli” che, come dicevo sopra, “basta esserci” magari colla gravel. Evviva il businnes, un termine che ai miei tempi non c’era. Si parlava di PASSIONE.
Leggendo poi ciò che scrive magico47, cosa possiamo aspettarci da chi propone “ballando sotto le stelle” , “un posto al sole”, “cuoco in cucina” e altre amenità del genere? Ci aspettiamo che promuovano le vere strade bianche? Molto più facile fornire, a chi paga il canone più volte e a tradimento, esempi di fancazzismo, rapido successo e guadagno piuttosto che raccontare lo sport, la fatica, il fango e la polvere.

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