STORIA | 04/02/2017 | 07:00 Il ciclismo è quello che ha quali protagonisti i corridori, gli agonisti che, in tutte le categorie attirano l’interesse, la passione e l’affetto degli sportivi, in ogni tempo e dovunque. Dietro le quinte, per organizzare e consentire l’attività, c’è sempre e però una struttura diffusa con persone competenti e preparate che lavorano – sovente nella massima discrezione e nell’ombra – per consentire lo svolgimento dell’attività. E sono state – e sono – non poche e in ogni parte d’Italia, anche se per queste persone la notorietà è definita soprattutto nell’ambito degli addetti ai lavori.
Con un occhio al passato, più o meno prossimo, o più o meno remoto (dipende sempre dai punti di vista…..), ricordiamo qui, in stretto ordine alfabetico, Gianfranco Diomedi e Ferrante Ferrari, due carriere quasi parallele, contemporanee, che per circa trent’anni, seppure con diverse funzioni, hanno comunque operato nell’ambito ciclistico lasciando un ottimo ricordo quando, circa alla metà degli anni 1980, sono andati in pensione. E questo sia sul piano professionale, sia su quello umano, non meno importante.
Purtroppo, per Gianfranco Diomedi, scomparso qualche anno fa, si deve parlare al passato. Era milanese, di Segrate, dove ha sempre abitato, comune al confine sud di Milano, rosso crinito con sfumature di grigio accentuate nel tempo, una figura che per decenni ha svolto il ruolo di segretario di quella che è oggi la Struttura Tecnica Federale (S.T.F.) e che nel tempo ha avuto altre denominazioni tipo C.T.S., S.T.N. e forse altro ancora e varie sedi in Milano. Per rapportarci a oggi diciamo che svolgeva il ruolo che, già da tempo, è quello che riveste attualmente Giorgio Elli con scrupolo e precisione che erano propri anche di Gianfranco Diomedi, ancora ricordato per il suo operare defilato ma efficiente, collaborativo con tutti, discreto e preparato in ogni situazione, con i vari interlocutori. Era un “punto fermo” della struttura, sempre disponibile, sebbene laconico. Parlava più per fatti che per parole. Era un conoscitore di regole, regolamenti, situazioni, strutture e persone, ponendosi con tutti con piena collaborazione, sia nei confronti dei vari “capi” federali che si sono alternati nei tempi, sia dei collaboratori. Anche dopo la pensione non ha fatto mancare il suo contributo di conoscenza collaborando, con la sua esperienza e il suo “savoir-faire”, ancora per qualche anno.
Ferrante Ferrari è un giovanotto con ottantotto primavere che vive a Milano, in zona San Siro, in buona salute. Mantovano di nascita, di Rivarolo Mantovano, il medesimo paese dove è nato nel 1913 Gorni Kramer, famosissimo musicista virtuoso della fisarmonica, nella frazione di Cividale precisa Ferrari. Trasferitosi a Milano, ha lavorato per otto anni alla Federazione Motociclistica per poi abbandonare il motore ma mantenendo le ruote, per passare alla Federazione Ciclistica Italiana, e “pedalare” al Comitato Regionale Lombardo, dove ha lavorato ininterrottamente per ventotto anni, fino alla pensione. Era un dipendente CONI e alla Federazione Ciclistica ha iniziato alla sede milanese di Via Montello 10, con Giovanni Gioia presidente del C.R.L. - Poi, in seguito, via Corso di Porta Vigentina e, infine, via Piranesi con Agostino Omini e Giancarlo Codifava, succeduti a Gioia quali presidenti del C.R.L. - Oltre alla normale “routine” d’ufficio con l’intensissima attività d’allora – si dovevano selezionare e armonizzare gli orari di passaggi delle corse in certe zone “calde”, tipo il Monticello dove, nella medesima domenica, hanno provato a transitare una quindicina di gare di diverse categorie – collaborava anche alle iniziative organizzative che facevano capo alla F.C.I. – Fra queste la Sei Giorni di Milano, il Giro d’Italia dei dilettanti e altro ancora. Era di carattere gioviale, aperto, espansivo e intratteneva rapporti diffusi sul territorio lombardo. Le società avevano in Ferrari un interlocutore preparato, collaborativo e ascoltato che sapeva agire con diplomazia e persuasione.
Ricorda con affetto molte delle persone che ha incontrato e conosciuto in vari tratti, oltre ai dirigenti, del suo percorso professionale. Fra queste il suo amico e vicino di casa Renato Sacconi, giudice di gara e dirigente, Gino Scotti di Concorezzo, Felice e Gabriele Galbiati di Monza, un “tris” di valore e impegni specifici nei rispettivi ruoli, per molti anni, Marco Tarenghi, giudice di gara e factotum disponibile con tutti, una sorta di “internet” ante-litteram in sella alla sua bicicletta, con robusto telaio nero, olandese, pronto per ogni incombenza districandosi velocemente nel traffico milanese. Segue sempre il ciclismo con passione anche se da un diverso angolo di visuale. Adesso nel ruolo di Ferrante Ferrari c’è il giovane Andrea Leoni. Nel ricordo di queste persone non è da dimenticare Marzio Gazzetta, prematuramente scomparso tre anni fa circa, personalità estroversa e esuberante, sempre pronto a “fare girare il giradischi”.
Gianfranco Diomedi e Ferrante Ferrari, due “pezzi” della piccola storia ciclistica, ma sempre storia, persone che evocano molti e graditi ricordi agli appassionati, in particolare nella fascia situabile fra gli “over 60” e che meritano di essere ricordati, così come vari altri addetti, omologhi, in varie regioni, per il loro impegno di lavoro nel ciclismo, ai diversi livelli.
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