RAVASI, UN OSCAR PER CRESCERE

PROFESSIONISTI | 29/12/2016 | 07:55
Tra i premiati più emozionati che abbiamo applaudito sul palco della Notte degli Oscar di quest’anno va senz’altro segnalato Edward Ravasi. Il ventiduenne varesino, con gli occhi lucidi, il me­se scorso a Milano ha ritirato l’Oscar tuttoBICI Gran Premio Euromobil premiato da Gaspare Lucchetta, che pochi giorni dopo con i fratelli An­tonio, Giancarlo e Fiorenzo ha consegnato una splendida cucina all’alfiere del Team Colpack, in occasione della visita nel loro showroom di Pieve di Soligo.

«Conquistare questo trofeo di miglior Under 23 è da pelle d’oca, ringrazio per il premio e da qui sono pronto a partire per il mio salto di categoria. Devo dire grazie al Team Colpack che per me è stata come una famiglia e a tutte le persone che mi hanno aiutato a realizzare questo sogno. E dal prossimo anno voglio ricambiare la fiducia che in tan­ti hanno avuto in me».

Ravasi ha completato la sua stagione-capolavoro supe­ran­do Vincenzo Al­ba­­nese della Hop­­plà Petroli e il suo compagno di squa­dra Simone Con­son­ni, meritando così questo premio che la famiglia Lucchetta mette in palio da ormai 20 anni.
«Sia­mo felici di es­sere al fianco di una testata così prestigiosa e di una serata speciale al termine di una buona annata an­che per i colori dela no­stra Zalf Euro­mo­bil Dé­si­rée Fior. Faccio i miei complimenti ad Edward per quanto ha raccolto e lo accompagno con un grande in bocca al lupo per il passaggio al professionismo. Con la Col­pack, la sfida tra i dilettanti si riproporrà con piacere nel 2017» ha detto Gaspare, contitolare insieme ai fratelli del Gruppo Euromobil, da oltre trent’anni protagonista ad altissimo livello nel mondo del ciclismo giovanile.

Prima di compiere il salto definitivo tra i professionisti con la UAE Abu Dhabi di Giuseppe Saronni, Edward ha trascorso con noi la serata dell’«Uno contro Tutti di Giacomo Nizzolo» durante la quale abbiamo potuto conoscerlo me­glio.

Come è entrata la bicicletta nella tua vita?
«Per caso. Un giorno ho deciso di mettermi alla prova con la Be­sna­tese, la squadra del mio paese, Besnate appunto, in provincia di Varese. Per aiutarmi a trovare uno sport che mi appassionasse e dar­mi uno svago, papà mi ha portato a casa una bici verde con le pedivelle eccessivamente lunghe su cui ho mosso le prime pedalate. Ricordo che nella prova percorso della mia prima corsa ero caduto: pensavo che fosse già iniziata la gara quindi an­davo a tutta (sorride, ndr)».

Soddisfatto di questa stagione?
«Sì sono contento, ho raccolto 4 vittorie ed esperienze importanti tra i pro’ in maglia azzurra e come stagista della Lampre Merida. Sono cresciuto ulteriormente rispetto a un anno fa e ora mi sento pronto per il grande salto. All’inizio del 2016 ho faticato a trovare la condizione, ma da marzo in poi sono riuscito ad andare forte a livello internazionale. La vittoria di tappa al Giro della Valle d’Aosta e l’esperienza al Tour de l’Avenir sono state importanti, sempre al Valle d’Aosta mi dispiace essere incappato in una giornata no e aver dovuto dire addio ai sogni di gloria per la classifica».

Dopo le vacanze è già tempo di rimettersi al lavoro...
«L’ultimo mese di gare è stato duretto, sono uscito da una stagione intensa, dopo l’Europeo mi sono ammalato e non ho più trovato il giusto colpo di pedale, ad Abu Dhabi mi sono “fregato” del tutto e ho avuto la febbre. Tor­nato a casa ho staccato la spina, godendomi famiglia e amici. Concluso il primo ritiro con la TJ Sport dal 2 al 4 novembre a Boario Terme, sono andato a Santo Domingo una settimana con Simone Petilli, che dall’anno prossimo sarà mio compagno. La mia morosa Martina purtroppo lavorava e non ha potuto prendere le ferie. Dopo la Notte degli Oscar ho ripreso a pedalare e a fine mese ho ricevuto i programmi dal­la squadra».

Hai paura per il grande salto?
«Ogni bambino che inizia ad andare in bici sogna di arrivare al professionismo, la ritengo un’opportunità da sfruttare al meglio. Ce la metterò tutta per imparare il più possibile e colmare il gap con i più forti. Devo lavorare sulla forza e migliorare in pianura, in salita ci sono ma prima sul passo c’è da “menare”. Essendo al mio primo anno mi è stato assegnato un calendario e un gruppo, cercherò di essere presente, spero subito di trovarmi a mio agio nella massima categoria».

Chi devi ringraziare per dove sei arrivato?

«Ho avuto un percorso di crescita re­golare, quest’anno sono emerso, tanto merito è della mia famiglia (papà Giu­seppe, mamma Cristina e mia sorella Alessandra, che è molto più grande di me, abbiamo 17 anni di differenza) che ha affrontato tanti sacrifici fin dalle categorie giovanili e mi ha sempre supportato nei mo­menti difficili. Inoltre devo ringraziare tutte le squadre in cui ho militato, non da ultimo il team Colpack che mi ha dato la possibilità di maturare in un ambiente familiare, offrendomi occasioni preziose che mi hanno permesso di arrivare pronto al professionismo».

Cosa speri per la tua carriera?
«Spero sia il più lunga possibile e di riuscire fin da subito a togliermi qualche soddisfazione. La mia prima stagione tra i professionisti inizierà a febbraio. Sono riserva sia per l’Argentina che per l’Australia, la squadra non vuo­le spremermi ma farmi crescere senza troppo stress. Non mi pongo obiettivi particolari per il 2017, non ha senso prefissarsi una gara nello specifico vi­sto che per me sarà tutto nuovo. Per ora penso a lavorare per la squadra e ad imparare il più possibile dai miei capitani, poi vedremo che corridore sarò e se mi dimostrerò all’altezza di questo mondo».

Prima delle gare, c’è da trovare un posto per la cucina che hai vinto...
«Esatto, è un bellissimo regalo per il quale ringrazio ancora la famiglia Luc­chetta e il Gruppo Euromobil. Ai fornelli non me la cavo per niente male. Fino a qualche anno fa i miei genitori avevano un agriturismo, sono cresciuto vedendo mia mamma cucinare. In questi ultimi anni spesso mangio in orari diversi dai miei a causa di allenamenti ed impegni vari, quindi cucino da solo  e mi diverto un po’ a variare i piatti visto che l’alimentazione di uno sportivo è abbastanza regolare. Non nego che mi piace stare a tavola. Quando posso amo andare fuori a cena con la mia ragazza e provare le diverse cucine del mondo. Non ho un vero e proprio piatto preferito, se proprio devo scegliere opto per una bella pizza».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di dicembre
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