OLIMPIADI. Viviani: il mio sogno è...

PISTA | 03/08/2016 | 18:25
Ha ventisette anni, è alla sua seconda olimpiade. Su pista ha vinto il bronzo ai mondiali del 2015 e due argenti, oltre ad essere plurititolato nelle giovani categorie. Talento anche su strada, indossa la maglia del Team Sky, il veronese di Isola della Scala dopo la delusione ai recenti mondiali di Londra ed il sesto posto alle Olimpiadi del 2012, è più determinato e “cattivo”.

Per questo appuntamento a cinque cerchi ha preparato minuziosamente tutto attraverso un lavoro distribuito lungo quattro anni, collaborando e trovando al giusta sinergia anche con gli sponsor: dalla parte tecnica alla parte atletica, dalla bici rigorosamente Pinarello (ne avrà otto a disposizione per la sua maratona), al body, scarpe, casco: insomma tutto ciò che permetterà all’azzurro di dar sfogo alle sue potenzialità.

Un avvicinamento a Rio programmato, con l’ultimo test, la Sei Giorni di Fiorenzuola, e poi via verso l’altura e gli ultimi giorni al velodromo di Montichiari per il lavoro di finitura, prima di volare in Brasile.
Noi lo abbiamo incontrato proprio al velodromo bresciano, ed oggi, mercoledì 3 agosto, Elia Viviani alle ore 21.50 partirà con il CT Marco Villa dall’aeroporto di Fiumicino, verso la sua Olimpiade. Prima però l’azzurro ha accettato di rispondere, nella tranquillità di un velodromo che neanche quindici giorni fa era in festa per la vittoria dell’Italia nel medagliere per nazioni agli Europei juniores, ad un “SE TU FOSSI…”

Se tu fossi una bella esperienza quale saresti e perché
«Sarei la partecipazione olimpica. Per un atleta è già un traguardo partecipare all’Olimpiade. È qualcosa di più grande che riesce ad andare oltre al proprio sport. Conta il modo in cui la si vive. Credo sia proprio l’esperienza migliore per un atleta».

Se tu fossi una corsa, cosa saresti e perché
«Da buon italiano sceglierei la Milano-Sanremo per la storia, per il fascino perché è corteggiata da moltissimi atleti, ma solo pochi riescono a vincerla».

Se tu fossi una disciplina delle sei dell’omnium e perché
«Non ho dubbi: il giro lanciato. Perché mi rappresenta: la velocità, il fatto che ti giochi tutto in pochi secondi, dove un devi sbagliare niente in ogni pedalata ed è la gara che arriva prima della corsa a punti (l’ultima delle sei dell’omnium) ed è un buon segnale da dare agli avversari».

Se tu fossi una sconfitta quale saresti e cosa ti ha insegnato
«Il mondiale di quest’anno, sorpassa un poco l’Olimpiade di Londra 2012 perché è l’esperienza più vicina. Mi ha dato una bella dose di cattiveria e determinazione in vista di Rio2016 e questo è il lato positivo. Non ho raccolto ciò che ho sempre sognato fino ad ora e questo è il lato negativo. Mi ha insegnato che in una volata si può vincere o perdere tutto, ma che la decisione di giocarsi tutto prevede proprio questa azione. Voglio comunque cogliere il lato positivo e cioè la carica in più per questa Olimpiade».

Se tu fossi un tuo avversario di Rio2016…
«Vorrei essere Gaviria, per il talento, per come a lui viene tutto semplice. Ed anche Cavendish, per il palmarés».

Se tu fossi una canzone
«In questo momento sarei una canzone rock, un rock straniero, veramente rock…».

Se tu fossi un cibo
«Sarei la pizza, è la mia preferita e lo straniero arriva in Italia e cosa chiede? …la pizza!»

Se tu fossi una pietra o metallo prezioso
«Direi l’oro, perché corro sempre per …l’oro».

Se tu fossi una scelta in uno sprint per la vittoria
«Vorrei partire ed arrivare al momento giusto: per scelta intendo quel momento in cui lanci lo sprint e quindi…quello giusto!».

Se tu fossi un colore e perché
«Sarei l’azzurro. Ogni maglia che ho indossato nella mia carriera ha sempre avuto l’azzurro, come la maglia della nazionale».

Se tu fossi un motto
«Mai arrendersi, mai mollare. Tante volte nella vita anche di un atleta capita di pensare che vuoi mollare la presa…invece, mai mollare!».

Se tu fossi una parte della tua bici cosa saresti e perché
«Le ruote! Le ruote che vanno bene perchè poi sono quelle che devi far girare sempre più forte».

Se tu fossi una promessa a te stesso quale promessa saresti e perché
«Non avere rimpianti. Mai. In qualsiasi ambito della vita».

Se tu fossi il tuo sogno più bello cosa saresti
«Si può dire? Si avvera lo stesso?...Diciamo una grande vittoria!».

Se tu fossi in grado di fermare il tempo e fare al tempo una domanda, una richiesta, cosa chiederesti al tempo
«Di fermarsi in qualsiasi occasione che può capitare (per essere scaramantico), in quel momento, in quell’istante in cui percepisci di aver vinto. Il resto poi viene dopo…Vorrei che capitasse più volte possibile».

2 giorni, 48 ore, sei discipline, otto bici Pinarello a disposizione per te durante la tua olimpiade Se tu fossi un numero consequenziale a questi quale saresti e perché
«Direi un numero intorno ai 230 punti, perché avrei quasi la certezza di aver vinto l’omnium…».

Se tu fossi la tua valigia per Rio cosa custodiresti con la massima cura
«Direi tutto quello che mi serve per essere “super” veloce in pista, visto che sono in partenza per Rio e l’unico vestiario che ho di personale è il pigiama!».

Se tu fossi una parola, considerando che voli a Rio per le Olimpiadi, quale saresti
«Sogna! Sogna! Sogna!».

Se tu fossi un consiglio o un gesto per Elena alla sua prima olimpiade
«Di godersi questa esperienza dal primo momento fino a dopo la gara. È la sua prima olimpiade e la prima è sempre qualcosa di veramente speciale».

Tu sei Elia Viviani e cosa chiedi ad Elia Viviani
«Di dare il massimo in quei due giorni, di pensare, per raggiungere il massimo dell’obiettivo, a tutto ciò che si è fatto per arrivare a Rio: preparazione, sacrifici, il tempo dedicato fuori casa. Avere nella testa tutte queste cose per dare quel mezzo colpo di pedale in più in quei due giorni. Poi quello che sarà, sarà».

Se Tu fossi la tua valigia di ritorno da Rio, cosa vorresti custodire con la massima cura
«Direi di materiale nulla: se mai dovessi raggiungere l’obiettivo, lo avrei al… collo. Di non materiale, il fatto di aver vissuto la mia seconda Olimpiade come deve essere vissuta una bellissima esperienza come questa».

Roberta Ceppi

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