GIRO. CHAVES: «Sì, posso vincere il Giro». AUDIO

PROFESSIONISTI | 21/05/2016 | 17:26
Certo quel giorno a Laigueglia, tre anni fa, non pensava proprio di tornare a questo livello: braccio spappolato, sette ore di operazione per ricostruire due nervi, altri interventi per riacquistare pian piano la mobilità. Oggi, la realizzazione di un sogno: «Questa è una corsa bellissima, che amo e riuscire a vincere il tappone è davvero speciale. Claudio Corti mi ha trasmesso l'amore per questa corsa, non vedevo l'ora di correrla: dopo l'incidente di Laigueglia, riuscire ad arrivare a vincere questa tappa è davvero un'emozione fantastica».
E ancora: «Salire sul podio è stato fantastico, il mio successo ha finalizzato il grande lavoro della squadra. Questa vittoria non è una sorpresa, l'abbiamo costruita tutti insieme nel tempo e voglio condividerla con loro. Il mio sogno più grande? È vincere il Tour de France, ma se vincessi il Giro d'Italia non sarebbe male...».

Il simpatico colombiano classe '90 si è poi concesso alle domande della conferenza stampa esaudendo ulteriori curiosità.  Ecco le sue risposte, c'è anche il file audio da ascoltare.

Quale è stato il primo pensiero che hai avuto una volta tagliata la linea del traguardo?


«In realtà è stato difficile pensare, perché provi davvero tanta fatica dopo 5000 metri di dislivello. Poi, però, arriva l'allegria, ti ricordi della famiglia, di tutto quel che hai lavorato. Voglio ringraziare la squadra, che è stata meravigliosa oggi così come lo è stata sempre. Lavoriamo tutti come una grande famiglia dall'allenatore al massaggiatore».


Nibali ha attaccato, poi tu e Krujiswijk lo avete raggiunto e vi siete parlati, cosa vi siete detti?

«Difficile ricordarlo ora, Nibali ha attaccato lo abbiamo raggiunto, ma era la parte più facile della salita. Da dietro hanno infatti recuperato, poi io e Steven abbiamo prodotto altri attacchi e lo abbiamo staccato. Gli ho detto “Andiamo insieme e ci giochiamo la tappa”. Infatti io ho vinto e lui ha preso la maglia».

Quanto è stata importante l'Italia nella tua carriera. E Claudio Corti?

«È stata molto speciale, specialmente il Giro d'Italia. Sì, ho iniziato con Corti che mi ha trasmesso l'amore per il ciclismo e per il Giro. Nel 2013 ho avuto quel brutto incidente e così il Giro ha assunto un valore più speciale. Se penso che ho appena vinto la tappa regina sulle Dolomiti è davvero una grande emozione, mammamia!»

Puoi vincere il Giro d'Italia? Se sì, dove potresti vincerlo?

«Troppo presto per dire dove potrei vincerlo, abbiamo tanti km davanti e tante salite. Però posso vincerlo, sì perché no? Hayman ha vinto la Parigi-Roubaix dopo essersi fratturato il braccio solo cinque settimane prima. Quando ho avuto l'incidente al braccio anche io (al Laigueglia 2013, sette ore e mezza di operazione per ricostruire i due nervi lesionati, NDR) i dottori mi hanno detto che non avrei mai più corso, ma oggi ho tagliato il traguardo e ho alzato proprio il braccio. Quando si vince si celebra nel modo che ti viene in quel momento, a me è venuto di alzare il braccio ed è quel che ho fatto».

Nibali ha detto che aspettava più resistenza da Valverde. Tu ti aspettavi di più da Nibali?

«Noi non siamo robot, perché fin che si parla è facile, ma dopo 5000 metri di dislivello tutto può cambiare. La Movistar ha improntato una corsa aggressiva sin dalla prima settimana e hanno pagato un po' oggi, alla fine Nibali si è staccato ma lui è un campione e c'è tanta strada davanti. Ma devo confessare che è stato bello staccare un grande come lui».

Che sensazioni hai provato alla partenza?

«La risposta è facilissima: ero davvero stanco dopo 14 giorni, tutti abbiamo iniziato oggi con tanta stanchezza. La prima ora l'abbiamo corsa a 50km/h di media, poi quando la fuga è andata la Movistar ha iniziato a lavorare e siamo andati al 100% e abbiamo sofferto molto tutti quanti».

Hai mai fatto una tappa così bella scenograficamente parlando?

«Quando vinci è sempre bello, ma in effetti oggi lo scenario era davvero splendido. Penso che quando vinci tutto gira intorno a te, è magico. Oggi è stato davvero un giorno perfetto per vincere».

Tu arrivi da Bogotà, a 2600 m slm, quanto tempo all'anno trascorri in altura?

«Nove mesi in Europa e tre mesi in Colombia. È sicuramente un grande vantaggio, avete visto Atapuma quanto è andato forte oggi e lui vive più in alto di me!»

Diego Barbera


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