GIRO. Quel fugace passaggio nel Ferrarese

PROFESSIONISTI | 17/05/2016 | 00:41
Il Giro, si sa, è un Garibaldi che unisce l’Italia. E “il” Garibaldi, che detta tempi e chilometri della carovana, dice che la corsa rosa dedicherà 14,9 chilometri alla provincia ferrarese, durante la Modena-Asolo. Qualcosa tra i 5 e i 10 minuti, a seconda della media oraria. Roba da poco, neanche fosse transitato di qui proprio Garibaldi, con la sua Anita in fin di vita, mentre cercava di raggiungere Mandriole e trovare il letto di morte. A Garibaldi oggi hanno dedicato l’antica Magnavacca, dove approdò con la moglie durante la fuga dagli austriaci. In quello che oggi, per l’appunto, è Portogaribaldi.
Ma se il Giro va di corsa, transitando tra le province di Modena e Rovigo, al di qua dell’autostrada e della città estense che fa da capoluogo, il territorio Ferrarese racconta più di quel che quei 15 chilometri scarsi di strada possono annotare.

Dario Balboni da Buonacompra, ad esempio, andando a lavorare a Milano all’Alfa Romeo divenne amico di Costante Girardengo, Adriano Rodoni e Marino Vigna. Ma non si lasciò mai alle spalle quel fazzoletto di terra che fece di Corrado Ardizzoni di Renazzo il campione emiliano a metà degli anni Trenta, consegnandogli anche una maglia della Preolimpica. Tradizione cittadina proseguita da Walter Busi e suo nipote Fabio, campione italiano Allievi del ’78 e tricolore a punti nell’80, oltre che Juniores Azzurro a Città del Messico.

Che quello dell’Alto ferrarese fosse terreno fertile per la Nazionale lo dimostreranno anche Claudio Toselli e Werther Maini da Vigarano Mainarda, vicini di casa di Giovanni Righi da Porotto, che corse nella Serse Coppi di Bondeno. Ma proprio a Vigarano Mainarda nacque Benito Romolo Romagnoli, debuttante nel 1951 a Finale Emilia, dove transita l’undicesima tappa di questo Giro. Lì dove cominciò la rincorsa di Gildo Monari (al centro della foto) alle Olimpiadi di Berlino. Era il ’36, 35° sarà invece il posizionamento finale nel suo Giro del ’40, vinto da Fausta Coppi. Per Monari anche un ottavo posto alla Sanremo e un sesto alla Roubaix del ’48. Numeri che contano e raccontano, come quelli di Salvatore Ghisellini, di Reno Centese. Qualche manciata di metri da Finale Emilia. Per lui, Azzurro a inizio anni Settanta, una convocazione alla Preolimpica di Monaco e un posto da riserva a Mendrisio nei Campionati del mondo. Dei due mondi, invece, fu eroe proprio Garibaldi. E Ferrara ha offerto il suo tributo con il ciclismo.

Stefano Arosio
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