GATTI&MISFATTI. IL FATTORE «K» DI KITTEL, CHE SA DI KO

GATTI&MISFATTI | 08/05/2016 | 18:55
di Cristiano Gatti  

Il fattore K incombe sul Giro. E’ il KO di Kittel. Volate che tramortiscono gli avversari, esiti da gettare la spugna prima che infierisca. Una maglia rosa simile, in questa prima parte di piattume olandese, è la migliore possibile. Nobilita tutto quanto. Anche gli avversari, diciamolo: perdere da Kittel, ormai, è una scusante rispettabilissima. Per questo il secondo posto di Viviani vale un primo: primo dei normali, è già molto. Però per favore non insistiamo con questa storia che «noi siamo sempre lì a giocarcela»: se ci leviamo le fette di bresaola patriottarda dagli occhi, possiamo contemplare la forza prodigiosa di un grande specialista, autentici gesti d’autore, fuori dal comune, e riconoscere che il gap è enorme.

Per quanto ci riguarda, non dobbiamo farne una questione di orgoglio ferito o di dignità offesa: si tratta semplicemente di riconoscere che nel settore sprint siamo ancora molto indietro. Tra i nostri e Kittel esiste la stessa differenza che corre tra un buon atleta e un fuoriclasse. Poi ci sono i buoni atleti che si spacciano e si atteggiano da fuoriclasse, ma su quelli stenderei un velo pietoso, perché sono i più insopportabili. Ce ne sono in ogni sport e in ogni campo nella vita, non soltanto nelle volate. Gente che rosica, che trova sempre una scusa buona, che non riconosce mai la statura dei rivali, presa com’è a gonfiare la propria.

Rimanendo coi piedi per terra, non è una tragedia nazionale. Dopo le epopee di Cipollini e Petacchi, viviamo una congiuntura di passaggio. Non siamo più la terra della velocità, ma tutto sommato lo possiamo intuire tutti i giorni osservando la nostra burocrazia, i nostri treni locali, le nostre poste, i nostri cantieri pubblici. Se il ciclismo è metafora della vita, mai come in questo momento le volate ci rappresentano per quello che siamo. Bisogna conoscersi e accettarsi. Valutarsi onestamente è il primo passo verso la saggezza e la virtù. Non lo dico io, lo dice Socrate. Io lo stimo molto anche per questo.

Un discorsetto ugualmente franco e diretto però va fatto anche al signor Kittel. Noi riconosciamo lealmente che lui è di un altro pianeta, però ricordiamo altrettanto lucidamente che due anni fa, dopo aver sbrigato le pratiche delle sue vittorie di tappa salutò tutti quanti – per modo di dire: non salutò nemmeno – e se ne tornò a casa per fatti suoi. Sappia che qui nessuno ha dimenticato. Che ce la siamo legata al dito. Perché non saremo sciovinisti e spocchiosi come i francesi – l’avesse fatto al Tour, lo sputerebbero a tutti gli incroci -, ma non abbiamo nemmeno l’anello al naso.
Per cui, patti chiari e amicizia lunga: stavolta faccia la persona seria e tiri dritto fino a Torino. Stringa i denti in salita, faccia gruppetto a mezz’ora dal primo, si becchi le sue gelate a tremila e arrivi spompato sul traguardo dei tapponi. È il solo modo che gli resta per fare pace con l’Italia, per rendere omaggio alla maglia rosa e dopo tutto per scrollarsi di dosso la fama di cinico disertore che ha lasciato qui due anni fa. Faccia una riflessione e tiri adeguate conclusioni. Un’altra fuga anticipata dall’uscita di servizio sarebbe imperdonabile. Infatti nessuno gliela perdonerebbe, quant’è vero che non siamo francesi.


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COMMENTI
chi è causa del suo mal...
8 maggio 2016 19:25 maurop
Basterebbe concedere ai velocisti un paio di traguardi negli ultimi giorni, come fanno al Tour compreso quello prestigiosissimo di Parigi, e si evitetebbero le diserzioni. Invece da noi ha vinto l\'idea che l\'ultima settimana il Giro debba diventare una sorta di trofeo dello scalatore, e allora amen. Ricordo qualche anno fa quando le ruote veloci se ne andarono tutte a casa a metà Giro perché da lì in avanti non c\'era più nulla per loro: avevano ragione a mio avviso. A parte questo Kittel è un degno erede dei grandissimi del passato, e i nostri se vogliono provare a batterlo devono anticiparlo scattando prima di lui: se pensano di rimontarlo standogli a ruota e aspettano la sua progressione non hanno speranza. Suggerirei infine di reintrodurre la rilevazione cronometrica e della velocità di percorrenza degli ultimi 200 metri e magari anche dell\'ultimo chilometro. Invece di tante chiacchiere inutili nel dopo corsa, avremmo qualche dato significativo su cui ragionare

Kittel è il velocista più forte
9 maggio 2016 14:02 Leonk80
lo ha ampiamente dimostrato anche al tour dove ha ridicolizzato un certo cavendish che non si è ripreso nemmeno psicologicamente. Non sono gli italiani battuti ma tutto il resto del mondo il chè è normale quando c'è uno sprinter molto superiore a tutti gli altri. Appurato ciò le altre squadre dovrebbero agire di conseguenza e inventarsi qualcosa anche a rischio di non arrivare allo sprint dato che la sua squadra non mi sembra attrezzata per sobbarcarsi tutto il peso della corsa da sola.

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