L’OLANDA. 10. Ma quanto è amato il Giro? Quanto gli vogliono bene? Forse nemmeno ce lo meritiamo. Ma che bella festa, che bagno di folla, che entusiasmo sulle strade d’Olanda per il nostro Giro. Chilometri e chilometri di passione, amore ed entusiasmo. Voglia di esserci per loro e desiderio di non andar più via per noi.
Marcel KITTEL. 10. Sarà anche uno sciupafemmine, ma anche i suoi colleghi non li tratta meglio. Li strapazza come vuole, scrollandoseli di dosso come se i poveri Demare e Modolo fossero fastidiose mosche. Non vince, stravince. Nona vittoria stagionale, nessuno come lui. La contabilità parla anche di 8 tappe al Tour de France, 3 al Giro d’Italia, 1 alla Vuelta. Sul traguardo la giovane compagna, Tess Von Piekartz, 23 anni, pallavolista olandese è l’unica che lo riesce a placare. E lui non si muove. Si placa. Si arrende: tra le sue braccia.
Fabio SABATINI. 9. La Etixx fa un grandissimo lavoro nel finale, fatto di spallate e accelerazioni. Poi, quando tutto sembra fatto ecco i vagoncini della Fdj che cercano di far deragliare il treno belga. Ci pensa Fabio, con un colpo da maestro. Passa nello stretto, rilancia l’azione, rimette in careggiata il suo capitano. Una mossa da grande corridore, che vale la vittoria di Kittel. Che gli valgono i miei applausi.
Arnaud DEMARE. 6,5. Contro un velocista così c’è poco da fare: rimbalza e resta lì. Stordito.
Sasha MODOLO. 6,5. Idem come sopra: cosa doveva fare di più. Forse tirare fuori un lazo, per domarlo.
Moreno HOFLAND. 6. Si perde, in un finale ad alta velocità.
Nicola RUFFONI. 6,5. Il ragazzo si sta misurando su un palcoscenico che non è solito calcare e oggi si muove molto bene. Non era facile, non lo era per nessuno, e lui ne esce a pieni voti.
Caleb EWAN. 5. Il ragazzo ha talento ed era attessissimo. Soprattutto era lì, ben piazzato. Poi si perde.
Kristian SBARAGLI. 6. È uno di quei corridori di cui spesso ci si dimentica e, soprattutto, devono fare tutto da soli. Se la cava.
Giacomo NIZZOLO. 5,5. L’olandese Maarten Tjallingii taglia per primo i traguardi volanti di Malden e Berg en Dal. In entrambe le occasioni, Giacomo sprinta in gruppo per il quarto posto, con l’obiettivo di accumulare punti per la maglia rossa, già indossata nel 2015. Nella volata finale, però, resta troppo indietro.
Andrey AMADOR. 7. Non sottovalutate il corridore costaricano. Bravissimo nella crono d’apertura, bravo anche oggi che si butta in volata per cercare gli abbuoni. Lottatore.
Elia VIVIANI. 5. È qui da solo, per cercare di portare a casa qualcosa. Deve limare e battagliare in proprio, oggi rimane chiuso là in mezzo, senza che possa prendere la ruota giusta o il volo.
André GREIPEL. 4. È il grande assente di giornata.
Matteo PELUCCHI. 5. Se prende la ruota giusta è capace di cose miracolose. Oggi non era il giorno dei miracoli.
Jakub MARECZKO. 5,5. Il ragazzo, al suo primo Giro, deve aver capito che non siamo al Giro della Malesia.
Giacomo BERLATO. 9. M’immagino Stefano Giuliani, esperto tecnico abruzzese, che da corridore ha fatto ammattire un’intera generazione di colleghi, trasgredendo con forza e personalità i cosiddetti codici non scritti «da chi?», diceva lui. E questa mattina, ma sempre conoscendolo presumo da mesi, al tenero Giacomo avrà ripetuto con il suo fare complice e fraterno: «Vai all’attacco, falli impazzire, dammi una gioia, solo così puoi dare un senso alla tua e alla nostra corsa». Berlato, che un anno fa lottò fino alla fine con Marco Bandiera per il titolo di corridore con più chilometri di fuga nelle tre settimane di Giro, prende e va via non appena la bandierina si abbassa. Primo tentativo, prima fuga in compagnia di Omar Fraile (Dimension Data) e Maarten Tjallingi (Lotto NL). La fuga si esaurisce a 20 km dal traguardo, l’ultimo a resistere è il vicentino che totalizza più di 180 km in avanscoperta. E conoscendo Stefano Giuliani, questa sera sarà felice come se in fuga ci fosse stato anche lui.
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