L'ORA DEL PASTO. Il risotto del Gigi

STORIA | 17/03/2016 | 07:45
Al chilometro 139, quando al traguardo ne mancheranno ancora 152. Sulla strada, la statale 456. Sulla destra, subito dopo una fabbrica dismessa e subito prima dell’ingresso/uscita dell’autostrada. A Masone, provincia di Genova, metri sul mare 397, 135 meno del Passo del Turchino, quello che spesso segna la fine della nebbia e l’arrivo del sole, anche la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, e purtroppo la fine dei sogni e lo scoppio della guerra.

Milano-Sanremo. Sabato, a Masone, c’è il rifornimento. Non quello ufficiale, ma di più, quello tradizionale, affettuoso, amoroso. All’aperto, con qualsiasi tempo - perfino freddo, pioggia, neve - e non sono previste cancellazioni o annullamenti né a tappa in corso, né tantomeno il giorno prima obbedendo alle previsioni meteorologiche. Si fa, e basta.

E’ il risotto del Gigi, Gigi Belcredi, uno che al ciclismo ha dato, e continua a dare, tantissimo, anche se in sella a una macchina (è stato l’autista, anzi, l’auriga di Candido Cannavò, Luigi Gianoli e Claudio Gregori, per dire solo tre eroi del ciclismo scritto e amato) o a cavalcioni di un pentolone in cui prepara la sua specialità, con qualità da gourmet e quantità da truppa. Perché il bello è che il risotto del Gigi è per tutti quelli che si fermano, che partecipano e che dunque amano le biciclette e il ciclismo. E’ sufficiente ringraziare e magari anche sorridere. Si mangia, si beve, si chiacchiera, si discute e si scherza, e così ci si ritrova, anno dopo anno, edizione dopo edizione, felici di esserci ancora. E poi si assiste al passaggio dei corridori. Un lampo di emozioni, una scia di ricordi. Prima di correre a casa, o al traguardo, per sapere come finirà.

C’è chi garantisce un gazebo (Alberto Morellini, vecchio campione italiano fra i dilettanti), chi porta i salami (lo stesso Belcredi, temutissimo fra i suini del Pavese per porre fine alla loro esperienza terrena, ma anche rispettato perché conosce l’arte del non buttare via niente), chi procura il pane, chi allunga e stappa le bottiglie di barbera, chi si ferma, strada facendo, e compra pasticcini e pastarelle. Essendo un luogo democratico, c’è perfino chi è astemio, o deve guidare, e osa chiedere acqua minerale, e chi è vegetariano o vegano, e allora è autorizzato a chiudere il pranzo volante con un tocco di gorgonzola.

Secondo il Garibaldi, i corridori passeranno fra le 13.23, a una media di 44 all’ora, e le 13.43, a una media di 40. Ci sarà magari la solita fuga dei soliti audaci alla ricerca di un insolito destino. Prima di loro si saranno fermati cicloamatori e cicloturisti, i fotografi in corsa, gli inviati dei giornali. L’ultimo ad andarsene sarà proprio Gigi Belcredi, da anni il vincitore morale e gastronomico della Sanremo.

Marco Pastonesi
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