MARTINELLO. Multidisciplinarietà a fatti, non a selfie e parole

PISTA | 07/03/2016 | 18:35
Vi proponiamo l'interessante analisi di Silvio Martinello, ex pistard di successo e ora voce tecnica di Raisport, in seguito ai buoni risultati raccolti dagli azzurri ai Campionati del Mondo di Londra. Ecco cosa scrive sulla sua pagina facebook il cinque volte campione del mondo, due nell'americana, due nella corsa a punti e una nell'inseguimento a squadre e campione olimpico ad Atlanta 1996 nella corsa a punti.

Quella appena terminata è stata una settimana cruciale per il nostro ciclismo, sono arrivate testimonianze confortanti, che abbiamo il dovere di cogliere per riflettere seriamente sul cosa vogliamo fare e dove vogliamo veramente andare. Se l'Italia ciclistica perde anche questo treno, ho il fondato timore che non se ne uscirà più dal tunnel della mediocrità. Sono anni che si parla di multidisciplinarietà, che si predica nel deserto di un sistema ciclistico nazionale che guarda solo all'oggi senza curarsi del domani. L'ho sempre sostenuto, in Italia non dobbiamo sentirci inferiori a nessuno, i talenti li abbiamo, semplicemente non sappiamo impiegarli, spesso utilizzati senza curarsi della loro sana crescita atletica. Le decine di campioni che il mondo del ciclismo ci ha fatto conoscere, testimoni di successo della multidisciplinarietà, li abbiamo sempre guardati con invidia ma poi abbiamo continuato a fare a modo nostro, pensando ognuno al proprio orticello, con l'unico obiettivo di raccogliere il più possibile e poi lanciare i malcapitati nella giungla del professionismo, a volte a qualsiasi prezzo, sperperando talenti e contribuendo, in alcuni casi, a creare dei disagiati sociali. Negli ultimi anni la pista italiana si è adagiata sulle gambe e sulla mentalità moderna e vincente di Elia Viviani, che un tecnico come Marco Villa, intelligente, preparato e disinteressato ai facili ed effimeri riflettori, ha cercato di assecondare. Nel frattempo continuando l'oscuro e poco gratificante lavoro di tentare di coinvolgere giovani di talento e soprattutto le loro società di appartenenza. A volte dovendo lottare anche con altri responsabili tecnici nazionali che la multidisciplinarietà l'hanno sposata solo nelle intenzioni.

Anche Il Consiglio Federale lo ha negli anni limitato all'unica responsabilità del settore pista, senza continuare nel solco del selezionatore unico tracciato in passato, aspetto che personalmente ritengo invece fondamentale per sedersi a ragionare con i responsabili tecnici periferici e di società, facendo leva su opportuni strumenti di persuasione. I frutti si iniziano a vedere, i ragazzi coinvolti nella felice trasferta londinese, ben preparati e motivati, hanno capito da soli quanto valga la pena impegnarsi e sacrificarsi per vivere tali emozioni. Anche il mondo si è accorto che ci siamo ancora, ho ricevuto infatti decine di messaggi da parte di amici ed addetti stranieri che seguono la pista che si complimentavano felicemente per i brillanti risultati azzurri. A mio avviso questa edizione dei mondiali è da considerarsi uno spartiacque; o sull'onda del rinnovato entusiasmo si imbocca concretamente e con convinzione la strada maestra, o si rimane nella mediocrità in cui da anni siamo scivolati. O si ritorna a prestare attenzione ai vecchi ma sempre utili velodromi disseminati sul territorio nazionale, riservando agli stessi risorse e progetti seri, o tutto sarà inutile. O si danno a Marco Villa gli strumenti tecnici ed economici necessari, oltre alle relative responsabilità che ha dimostrato con i fatti e non con selfie e chiacchiere, di poter sostenere, o prima o poi anche lui intraprenderà progetti più stimolanti e remunerativi.

Discorso a parte meriterebbe il settore della velocità, che è meglio rimandare ad altra occasione, per ora applausi, complimenti e ringraziamenti di tutti al nostro Francesco Ceci che ha raggiunto la qualificazione nel Keirin, giusto premio alla sua volontà e costanza. Peccato ci sia chi legge l'episodio come il tanto atteso segnale della rinascita della velocità Italiana!
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COMMENTI
Grande silvio
7 marzo 2016 22:42 fr08
Ssnta verità ....

Onore al Team Colpack
8 marzo 2016 09:33 Ruggero
D'accordissimo con Martinello e in tal senso anche le riviste sportive specializzate dovrebbero dare il proprio contributo, a far da contraltare a una rivista come Cycling Pro che spinge per un ciclismo di un certo tipo c'è Tuttobici che continua a santificare le 50 e più vittorie per lo più in kermesse da campanile di alcuni pseudo squadroni dilettantistici e che non sfornano un corridore degno di quel nome dalla notte dei tempi, di Bici Sport è inutile parlarne, rivista vecchia e piena di ipocrisia, si compra solo per le fotografie.
Onore aò Team Colpack per l'attenzione che dedica al ciclismo su pista.
P.S. Al di la della piccola critica, considero Tuttobiciweb il sito di riferimento per tutto il movimento, fantastico.

Condivido al 100%
8 marzo 2016 14:56 Enzo
Purtroppo i destinatari del messaggio faranno orecchio di mercante oppure reciteranno il solito mantra che non ci sono soldi.
Il tema velodromi a mio avviso è il punto cruciale della questione pista. Quando penso che Milano da 30 anni non ha un velodromo coperto si capiscono tante cose, volevano ricostruirne uno al posto del Vigorelli ma con la pista smontabile (follia pura) poi si è optato per una normale ristrutturazione dell’esistente che a mio avviso rischia di fare la fine di tutte le ristrutturazioni precedenti.
I velodromi coperti nelle grandi città danno la possibilità di avvicinare tanti ragazzi al ciclismo che altrimenti sarebbero persi perché chi abita una grande metropoli ha grosse difficoltà a svolgere attività ciclistica. Una struttura confinata (si eliminano i pericoli dell’attività su strada, tema molto sensibile per molti genitori), al coperto, facilmente raggiungibile grazie alla rete dei trasporti cittadini e con una buona promozione attraverso le scuole si può allargare la base dei praticanti in modo esponenziale a tutto vantaggio del settore sia in termini sportivi che in termini economici.
Ma come sostiene Martinello credo che questa strada non verrà praticata per cui dobbiamo sperare nella buona volontà di qualche tecnico appassionato e che madre natura faccia nascere ogni tanto qualche fuoriclasse anche in Italia.

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