ETIXX. Tony Martin: «Froome favorito per la crono di Rio»

PROFESSIONISTI | 14/01/2016 | 08:08
Tony Martin è una leggenda delle cronometro con tre maglie iridate conquistate, ma anche un corridore che ha dimostrato di essere in grado di conquistare vittorie strepitose nelle corse su strada grazie ai suoi audaci attacchi. 
Nella stagione scorsa ha realizzato uno dei suoi sogni più grandi, vale a dire indossare la maglia gialla del Tour de France, dopo aver vinto la quarta tappa con arrivo a Cambrai. Nonostante il suo incredibile palmares, Panzerwagen vuole raggiungere nuovi traguardi nel 2016 e dimostrare a tutti di essere il numero uno nelle prove contro il tempo dopo l'ultimo mondiale in cui ha deluso, in primis se stesso.

Da dove inizierà il tuo anno? 


«Dal Dubai Tour, poi correrò Algarve, Het Nieuwsblad, Strade bianche e Tirreno-Adriatico. Come annunciato disputerò la campagna del nord. Fino a un paio di anni fa odiavo il pavè ma man mano ho cambiato idea, la prima volta che l'ho affrontato sono caduto e mi sono fatto parecchio male, la volta successiva è andata meglio e la terza ho vinto. Dopo il successo al Tour nel giorno del pavè mi è venuta voglia di provare. Questa sarà la mia nona stagione da pro', è arrivato il momento di pormi nuovi obiettivi, di avere nuovi stimoli, cambiare modo di allenarsi».


Che aspettative hai per le classiche? 

«Non ho obiettivi concreti, voglio aiutare la squadra, se così facendo riuscirò ad ottenere un buon risultato tanto meglio. Il nostro team è il più forte in questo tipo di gare, imparerò molto dai miei compagni, non vedo l'ora delle prime corse. Devo imparare i percorsi, i punti critici, la strategia di gara che è diversa dalle corse a tappe. Sono un novellino delle classiche belghe, ma sono ottimista perché sono nel posto giusto in cui assimilare tutte le nozioni fondamentali. Tom (Boonen, ndr) ha dichiarato che è convinto che un giorno vincerò la Roubaix, sono onorato perché lui è Mr Pavè e spero abbia ragione».

Visto i trascorsi, non hai paura di farti male? 

«Se pensi ai rischi non prendi parte a nessuna corsa, neanche al Tour, che invece correrò anche quest'anno. Il ciclismo è uno sport rischioso ed, è vero, se cadi ti giochi le Olimpiadi e i Mondiali ma non ha senso rinunciare a certe occasioni per una corsa sola. Inoltre il percorso di Rio non è neanche così adatto a me, vincere l'oro obiettivamente non è lo scenario più probabile. La preparazione per le classiche con lavori intervallati inoltre può essere buona in vista di un tracciato così duro. Stavo pensando di disputare il Giro d'Italia ma andando alle classiche sarebbe stata troppo dura tirare lungo senza mai fermarsi».

Immagina il podio di Rio e quello dei prossimi mondiali a crono in Qatar, chi c'è su?

«Alle Olimpiadi dal gradino più alto al più basso direi Froome, Dumoulin e (spero) io ma è difficile fare un pronostico ora perchè il tracciato è più per scalatori che per passisti, assurdo a mio avviso, quindi ci saranno più uomini in lizza per le medaglie. Per la sfida iridata invece voglio dimostrare di essere tornato ai miei livelli dopo la sconfitta bruciante dell'anno scorso. Da allora ho cambiato molte cose: totalmente la posizione in sella, su cui stiamo continuando a lavorare, alcuni materiali, i programmi di allenamento... Mi auguro si vedranno i frutti dei nostri sforzi. Dovrò vedermela con Dumoulin, Cancellara, Malori che è andato molto forte l'anno scorso. La lotta per il podio sono convinto sarà più aperta rispetto all'ultima edizione ma io mi farò trovare pronto e combattivo come sempre».

Giulia De Maio

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