STORIA | 03/01/2016 | 10:54 Si farà in due: atleta e allenatore. Anzi, in quattro: strada e mountain bike, Italia e Stati Uniti. Alfredo Balloni: quello che è campione italiano a cronometro fra gli allievi, e due volte fra gli juniores, quello che ai Mondiali dilettanti a cronometro è sesto, quello che passa professionista con la Lampre, quello che al Giro d’Italia 2012, seconda tappa, in Danimarca, pronti via fuga, passa per primo sul gran premio della montagna – quarta categoria – di Lemvig Osterjberg e conquista la maglia azzurra (la prima maglia azzurra nella storia del Giro: era verde) di leader. Quello che adesso, a 26 anni, si farà in due. Anzi, in quattro.
La bicicletta era di casa, di famiglia: «Il nonno Alfredo raccontava di avere corso anche con Fiorenzo Magni. Prigioniero in Inghilterra durante la Seconda guerra mondiale, proprio in Inghilterra vinse due o tre corse, forse da indipendente, una volta a Goodwood, qualche decennio prima del Mondiale di Saronni. Il babbo Romeo è stato dilettante».
Il ciclismo è diventato un lavoro, un mestiere: «Corse, appuntamenti, viaggi. Occasioni, anche infortuni, scelte non sempre rivelatesi giuste. Uscito dal grande giro, mi sono un po’ perso. Per certe squadre Continental il calendario è corto e scostante». Finché bicicletta e ciclismo hanno richiesto avventura e coraggio: «Lo scorso anno, per tre mesi, ho gareggiato negli Stati Uniti con l’Amore&Vita-Usa Racing by Hincapie, basi a Charlotte, North Carolina, e a Greenville, South Carolina, e due vittorie, tutt’e due a cronmetro: una vicino al circuito automobilistico Nascar di Charlotte, l’altra in una breve corsa a tappe nel Tennessee. Bellissima esperienza: mentalità, cultura, tradizione. Stipendio modesto, ma premi ricchi».
Bicicletta e ciclismo saranno ancora più di casa e di famiglia: «Balloni Academy. L’idea mi è venuta strada facendo: la possibilità di valorizzare tutti gli insegnamenti ricevuti, dai consigli del nonno Alfredo e del babbo Romeo, ai principi di Primo Mori ed Emilio Puccetti, dalle motivazioni di Luca Scinto agli esempi di colleghi conosciuti da vicino, come Scarponi e Cunego, Petacchi e Manuele Mori. Finché dallo scorso ottobre, a Blera, non più solo casa, ma anche ufficio: un’open space, per cominciare ergometro, pc e schermo, test e programmi, raccolta e analisi dei dati. La zona di Viterbo è ricca di amatori e priva di un centro di preparazione. Io vengo dalla strada, ma sulla strada ho osservato e imparato tantissimo. La Balloni Academy si avvale anche della consulenza di Alessandro Proni per la biomeccanica e di Erica Lombardi per l’alimentazione. E nei miei progetti c’è anche quello di dare vita a una squadra giovanile».
Ma bicicletta e ciclismo saranno sempre una sfida: «Proverò la mountain bike, con il Team Bike Civitavecchia. Non ho esperienze agonistiche, ma voglia e curiosità, e sarà divertente. E poi tornerò negli Stati Uniti, con l’Amore&Vita. Mi aiuta a capire non solo come gira la ruota, ma il mondo».
Conta quello che ha fatto da Prof.cioè niente , è stato consumato alle categorie minori, andava in squadre che gli offrivano di più ma pretendeva. I risultati si sono .Adesso vuol fare il preparatore speriamo dove andava da allievo con il nonno per curarsi ( non parlo per sentito dire l\' ho incontrato io )gli sia stato utile.
Sapersi RE INVENTARE
4 gennaio 2016 17:53popopopo
Balloni Alfredo,nelle categorie giovanili,era un fenomeno,se la giocava alla pari con molti dei professionisti che oggi hanno ancora tutto da scrivere.
Detto ciò è inutile star qui a pensare a cosa o quanto avrebbe potuto dare,uno come lui.
A vederlo sembra sia migliorato caratterialmente,almeno non è il tipo chiuso di anni addietro,quanto possa dare come preparatore non sta a me dirlo.
Ad oggi però deve confrontarsi con una marea di gente che ha corso,magari a vinto meno,ma che una volta scesa dalla bici,si è migliorata,come preparatore,biomeccanica e alimentazione.
Starà a lui non fermarsi nel percorso di crescita e sfruttare la visibilità che il ciclismo gli ha dato.
Sopratutto nella sua terra...perchè nel mondo del ciclismo maggiore ,non ha ottenuto nulla.
Per quanto riguarda il discorso di Sermonetan,una volta che già a 14/15 imposti la tua vita per raggiungere un obiettivo,penso sia normale,o meglio credo sia opportuno lavorare per ottenere il massimo,che poi la maturità ciclistica la si ottiene a 20 anni anzichè a 24,è frutto di un percorso e di un meccanismo dove si deve ottenere tutto e subito.
Nel mondo degli amatori,può ritagliarsi il suo spazio e il suo ambiente,può riuscire a creare qualcosa di buono per il ciclismo giovanile della sua zona.
Per quanto riguarda il world tour,difficile ritornare in prima classe,salvo miracoli.
Buona Fortuna
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