IL PASTO IN RWANDA. Due uomini al comando

STORIA | 17/11/2015 | 17:25
HUYE (RWANDA) Due uomini al comando. Ruandesi. Bintunimana, per la tappa. Nsengimana, per la classifica. E la terra – rossa - ha tremato per l’entusiasmo. Il ciclismo come geografia patriottica.

Oggi seconda tappa del Tour of Rwanda: la Kigali-Huye. Kigali, la capitale amministrativa ed economica, e Huye, la capitale intellettuale e culturale. Kigali, tra i 1300 e i 1600 metri di altitudine, e Huye, oltre i 1700 metri, e in mezzo 120 chilometri senza un pezzo diritto neanche a pagarlo, tra eucalipti e banani, tra mototaxi e bicitaxi, tra scolaresche e maestranze, tra taniche d’acqua e fascine di legna, tra prigioni e musei, tra caschi di banane e sacchi di patate, tra maglie di lana della Brooklyn e maglie di nylon della Mapei, tra palazzi e catapecchie, tra pullman fermi per foratura e camion rimossi per incidenti. Kigali, la partenza dallo stadio, che è quello del calcio, l’attraversamento del centro politico (l’ufficio presidenziale, ministeri, ambasciate, consolati) e di una zona misera (favelas di argilla e fango), e Huye, le sue università, il suo “campo aereo”, il suo stadio del calcio in costruzione. E a Kigali, e a Huye, e da Kigali a Huye: folla. Il ciclismo come geografia umana. 

Pronti-via, la fuga del keniano Kangangi e dell’olandese Kos, la crisi di Kos, la rincorsa del francese Bescond, due cadute, il gruppo, selezionato, infine tre uomini che se la giocano, due ruandesi contro un francese, Bintunimana davanti a Liponne e Ruhumuriza. Il gruppo che si ribella ai ruandesi, accusati di correre tre squadre in una, una di 15 corridori, tanto che Ruhumuriza ha tirato la volata a Bintunimana e sotto lo striscione, a braccia al cielo, erano il primo e il terzo. E poi Poli rimasto vuoto, anche per colpa della dissenteria, a due terzi di corsa. E poi Mini, l’argentino di origini italiane, finito fuori tempo massimo. E con lui quattro egiziani, un sudafricano, uno spagnolo e un uzbeko, e stavolta non ci sono state acrobatiche interpretazioni del regolamento capaci di tenerli ancora in corsa. E un tedesco che ha abbandonato. Il ciclismo come geografia agonistica.

Domani terza tappa, la Kigali-Musanze, 102,7 chilometri, arrivo a oltre 1800 metri, dove comincia la foresta dei gorilla di montagna, e dove Jock Boyer sta costruendo il centro di specializzazione del ciclismo non solo per i suoi ruandesi. Il ciclismo come geografia scientifica.

Marco Pastonesi
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