FACCE DA OSCAR. Zanini, miglior diesse del 2015

TUTTOBICI | 16/11/2015 | 08:24
Stefano Zanini, che dall'ammiraglia dell'Astana Cycling Team ha guidato Fabio Aru alla vittoria nella Vuelta di Spagna e Vincenzo Nibali in un trionfale Lombardia, è stato scelto dalla nostra rivista come miglior diesse italiano del 2015. L'ex professionista varesino succede proprio al suo "maestro" Giuseppe Martinelli nell’albo d’oro dell’Oscar tuttoBICI e sarà tra i premiati che festeggeremo il 25 novembre nel gran galà che si svolgerà nella location esclusiva dell'Hotel Principe di Savoia a Milano. Zazà, che in diciassette anni nella massima categoria dal 1991 al 2007 ha vinto trenta corse tra cui l'Amstel Gold Race '96, la tappa finale del Giro d'Italia '94 e quella conclusiva del Tour de France 2000, ci racconta la sua seconda vita da tecnico di ritorno dalle Cinque Terre dove ha trascorso qualche giorno di vacanza con la moglie Rossana.

Cosa significa per te questo premio?
«È una grandissima soddisfazione. Sinceramente non me l'aspettavo e devo dire che buona parte del merito va a quanto fatto dai ragazzi in sella. Se posso gioire per questo riconoscimento lo devo a loro e a quel signore che c'era in ammiraglia con me alle corse, vale a dire Martino, che ha condiviso con me vittorie e sconfitte. Una dedica? Per la mia famiglia. Prima ero sempre via perchè correvo, ora continuo a fare un lavoro che mi piace moltissimo e che mi porta a sacrificare un po' i miei cari. A fine stagione però ho proprio voglia di ritagliarmi del tempo con mia moglie e i nostri figli: Luca, che è stato con me sulla copertina di un numero di tuttoBICI nel '96 e Marco. Hanno pedalato entrambi nelle categorie giovanili, ma crescendo il maggiore si è innamorato del basket e il minore un giorno mi ha detto "Papà, si fa troppa fatica in bici" e ora si diverte con il football americano».

Come deve essere il ds perfetto?
«Per certi aspetti un amico dell'atleta ma che sappia imporsi, deve avere autorità nel prendere le decisioni. Come si suol dire bisogna usare il bastone e la carota».

Per Zazà il ciclismo è...?
«Tutto. Sono salito in bici a 7 anni e ci sono sceso a 38. 31 anni sono una vita e ora ho la fortuna di continuare a lavorare in questo ambiente che amo. In un periodo in cui c'è chi si accontenterebbe di fare qualsiasi cosa e invece non trova nulla, mi sento un privilegiato. Il ciclismo in questi anni mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone, di stringere rapporti importanti e persino tante amicizie. Ha proprio ragione lo "zio" Reverberi quando dice che "il ciclismo è l'università della strada". Ti insegna tantissimo, in primis a capire gli altri».

In ammiraglia dal 2008, quali sono stati i tuoi maestri?
«In questi ultimi anni posso contare su un grande maestro, Beppe ha vinto grandi corse con fior fior di campioni. Al primo anno alla Silence Lotto Roberto Damiani mi ha dato le prime indicazioni preziose, per tre anni ho quindi militato nelle formazioni di Mauro Gianetti (Fuji, Footon e Geox) accumulando altre esperienze importanti, finchè nel 2012 quando ero rimasto senza squadra ho ricevuto la chiamata di Alexandre Schefer che, su segnalazione del buon Martino, mi proponeva dalla stagione successiva di entrare in Astana. Dei tecnici da cui sono stato diretto quando correvo devo citare Bruno Reverberi a cui sono legato da bellissimi ricordi. È stato l'unico che ha creduto in me quando era il momento di passare professionista, ho trascorso alla sua corte 4 anni molto importanti per la mia crescita, e tra noi tutt'oggi è rimasta una profonda stima reciproca. In generale ho cercato sempre di "rubare il mestiere" a chi era più esperto di me, si fa così no?».

Si sta meglio in sella o al volante?
«In bici, assolutamente! Da corridore sei servito e riverito da tutti sia alle corse che a casa, tutto gira intorno all'atleta, devi prepararti e dare il massimo in gara, avverti un po' di stress ma hai una responsabilità limitata a te stesso. A star seduto in macchina fisicamente non si fa fatica, ma hai il peso di tutti addosso perchè devi accontentare gli atleti, lo staff, i dirigenti, gli sponsor... ma mi piace un sacco comunque. Amo lo stare in corsa, cercare di consigliare al meglio durante le fasi chiave e il momento della riunione. Generalmente mi siedo in mezzo ai ragazzi sul bus, mi piace scambiarci opinioni e condividere il piano d'azione. Ci tengo ad avere un confronto franco. L'aspetto meno piacevole del ruolo che ricopro è quando devo tirare le orecchie a un atleta o a un membro del personale».

Come andò la tua prima gara da ds?
«Fu un disastro! (ride, ndr), ma non per colpa mia. Eravamo alla Tre Giorni di Grosseto e dopo la prima tappa, al risveglio ci trovammo con il camion scassinato e senza bici. Ce le avevano rubate tutte e 16, fummo costretti al ritiro. Non male come debutto...».

Ti sei rifatto con il tempo, come quest'anno.
«Sì. Siamo partiti sotto pressione per la questione della licenza, ma abbiamo reagito continuando a svolgere il nostro lavoro nel migliore dei modi e le vittorie non sono mancate. Il finale di stagione è stato davvero esaltante, per me in particolare perchè l'ho vissuto in prima persona. A un certo punto quasi non ci credevo. Vuelta, Tre Valli, Milano-Torino, Lombardia. Mi sembravano fin troppe le gare che stavamo dominando, ma a pensarci i successi non sono mai troppi».

Dove inizierà il tuo 2016?
«Dall'Australia e continuerà in Belgio, come negli ultimi anni le classiche sono mie (sorride, ndr). Le amo particolarmente, sono le mie gare, le sento molto. Per la prossima stagione mi auguro di vincere ancora, qualsiasi corsa va bene, soprattutto con più corridori possibili per dimostrare ancora una volta che siamo un ottimo gruppo. Nonostante quello che si dice sulla convivenza di Aru e Nibali, io di gelosie nella mia Astana non ne vedo».

Giulia De Maio

GIA' PUBBLICATI

13 novembre - GAIA MASETTI, miglior donna esordiente
14 novembre - FRANCESCO CALI', miglior esordiente del I° anno
15 novembre - FRANCESCO DELLA LUNGA, miglior esordiente del II° anno
Copyright © TBW
COMMENTI
Bravo Zanini ma....
16 novembre 2015 10:17 geo
è troppo facile premiare il ds dei due campioni di casa nostra: meglio sarebbe stato cercare chi ha saputo gestire bene corridori meno dotati o che testimonia grande competenza.... Guercilena, Faresin, Reverberi, Amadio, Bramati....

Grande Zaza
16 novembre 2015 21:14 drinn
Bravo Stefano.
Sono veramente felice per questo premio per le tue indubbie capacità, per la tua passione e perchè non hai mollato nei momenti difficili.
Roberto

BRAVO Stefano
17 novembre 2015 06:09 gbsport
Come ben sai è più facile guidare una \"PANDA\" che una \"FERRARI\"!!!! Continua così e non mollare, come hai sempre fatto!!!
Emanuele PR

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