BELINGHERI. Dal ciclismo alle foto, ma la laurea...

STORIA | 03/10/2015 | 08:01
Ciclismo e foto sono sempre state un affare di famiglia, per Dario Belingheri. «A due anni sfrecciavo già in bici senza mani, in una stradina dietro casa, imitando l'esultanza dei corridori sul rettilineo d'arrivo».

La "colpa" di tutto è stata di papà Tiberio che con il cugino Gianfranco Soncini girava l'Italia per assicurare il fotofinish sul traguardo delle corse: «Ho iniziato a seguirli prestissimo, poi a otto anni ho cominciato a correre da G3».

In sella ci è rimasto davvero tanto e domenica scorsa, a 24 anni compiuti poco più di un mese fa, ha detto stop: la Milano-Rapallo, conclusa domenica scorsa nel gruppo dei migliori, è stata l'ultima corsa della sua carriera.

Se la bici la maneggia dalla più tenera età, lo stesso si può dire per la macchina fotografica: «Ci sono cresciuto insieme e la passione mi ha contagiato. Da un paio d'anni ho cominciato a collaborare con il team di Roberto Bettini, quest'anno per esempio sono stato al Tour de Langkawi, al campionato europeo di Tartu, a Calpe per il ritiro invernale dell'Astana, all'europeo di BMX».

Sarà questa la tua professione, ora che hai lasciato la bici?
«Non lo so. Prima mi devo laureare, altrimenti devo fare i conti con mia mamma... Studio Economia a Milano e sono rimasto un po' indietro con gli esami perché non è stato facile incastrare studio, ciclismo e fotografia. Ma adesso conto di recuperare e punto a laurearmi il prossimo anno. Intanto però continuerò a pedalare per divertimento e a fotografare i campioni del pedale».

Paolo Broggi
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