L'ORA DEL PASTO. ALFREDO MARTINI, LETTERA DAL PARADISO

STORIA | 25/08/2015 | 07:32
Cari amici, innanzitutto vi devo una scusa: giusto un anno fa me ne sono andato quasi di nascosto, in punta di piedi se solo mi fosse stato possibile, senza neanche salutarvi come avrei voluto, e forse dovuto, e allora lo faccio in questa lettera, confidando nella vostra comprensione.

Adesso sto bene, anzi, meglio, anzi - mi verrebbe da dire, se non suonasse irriverente e irrispettoso – sto da Dio. E’ questo un luogo immenso eppure familiare, luminoso, celeste, leggero, in una sola parola: aeronautico. Qui ho ritrovato tanti amici, da Fiorenzo a Franco, che mi hanno accolto come se neanche avessi vinto il Giro d’Italia: una vera festa, semplice, come piace a me, pane e salame e un bicchiere di vino, ma di quello buono, rosso e toscano. Loro due sono i soliti: Fiorenzo fa rigare tutti diritto, e Franco regala sorrisi e parole. Ho ritrovato Fausto e Gino, che sono attaccatissimi, inseparabili, anche se Fausto e’ rimasto quello che era, giovane, e Gino pure, ma vecchio, pero’ sempre giovane di spirito e di carattere. Ho ritrovato Pietrino, Pietrino Linari, elegantissimo quando pedalava e il piu’ elegante anche qui. Ho ritrovato perfino Luigi, Luigi Malabrocca: non me ne sono stupito, perche’ era non solo un bravo corridore, ma soprattutto una gran brava persona. Ho ritrovato anche un altro Luigi, Luigi Casola: e a essere sincero, nel suo caso un po’ mi sono sorpreso, perche’ da corridore architettava scherzi diabolici. E a proposito di diavoli, ho ritrovato addirittura Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso, che qui si comporta come un angioletto.

Spesso, tutti insieme, organizziamo delle gite e andiamo alle corse. Sul Turchino per la Milano-Sanremo, sul Ghisallo – Fiorenzo ci tiene cosi’ tanto – per il Giro di Lombardia, sul Superga per il campionato italiano. Abbiamo seguito il Giro e il Tour, e adesso ci stiamo organizzando anche per la Vuelta. I viaggi sono “low cost”, cosi’ “low” che non si paga nulla. A dire tutta la verita’ – e qui non si puo’ fare altrimenti -, e’ tutto gratis. Una sorta di comunione, o di comunismo, che funziona. Lo dicevo, io. E come in cielo, cosi’ in terra, si fa il tifo per tutti, soprattutto per i piu’ deboli e i piu’ poveri, infatti e’ qui che e’ nato il primo fan club battezzato “beati gli ultimi”.

Poi ho scoperto una cosa, che vorrei che sapeste: prima o poi, tutti i corridori arrivano qui. Ma paradossalmente, almeno rispetto a quanto succede nelle corse normali, e’ meglio arrivare fra gli ultimi, facendo gruppetto e lottando contro il tempo massimo. Qualche corridore ci mette ancora di piu’, ma solo perche’ e’ costretto a purgare i suoi peccati. Pero’ a essere condannati per sempre non sono i corridori, ma chi si serve di loro per arricchirsi, come certi medici o certi stregoni o certi falsi amici. Questi personaggi, qui, sono banditi, squalificati a vita, anzi, a vite, la prima e la seconda e, se solo ci fosse, anche la terza.

Adesso vi saluto, ci sono Fiorenzo e Franco che mi chiamano, e non posso mica farli aspettare. A presto, ma che dico?, a piu’ tardi, al piu’ tardi possibile. Tanto io qui e’ come se fossi li’.

Il vostro Alfredo
(con la collaborazione di Marco Pastonesi)



IL NOSTRO ALFREDO

Alfredo e’ la prima domanda dopo una corsa, non: chi ha vinto?, ma: quanta gente c’era?

Alfredo e’ il terzo pensiero dopo il caso Paolini (il primo e’: ma sara’ vero?, il secondo: ma e’ possibile?): ma adesso, ad Alfredo, chi glielo dice?

Alfredo e’ pensare che la bicicletta sia sempre un privilegio e il ciclismo infinitamente piu’ di un semplice esercizio fisico o attivita’ sportiva.

Alfredo e’ ogni volta la conferma che il ciclismo unisce cosi’ come il calcio divide.

Alfredo e’ il terzo pensiero dopo il caso Caruso (il primo e’, come al solito: ma sara’ vero?, il secondo, da eterni poveri illusi: ma chi l’avrebbe mai detto?): ma adesso, ad Alfredo, chi glielo dice?

Alfredo e’ il verbo garbare.

Alfredo e’ sempre Silvia e Milvia, e’ anche Franco Vita e Marco Mordini, e’ tutte le feste del ciclismo, e’ quei discorsi – semplici e profondi come parabole – che li sentiamo ancora ma non li ascoltiamo piu’.

Alfredo e’ un’isola del tesoro. 

Alfredo e’ quelle lettere scritte a mano, a penna, un po’ a tutti, e ritrovarle, intatte, incorniciate, un po’ da tutti, come opere d’arte.

Alfredo e’ ogni volta che si passa da Firenze e si tira diritto, senza piu’ potersi fermare a Sesto Fiorentino.

Alfredo e’, grazie alla bici, potersi dare del tu.

Alfredo e’ la parola galantuomo e l’aggettivo giusto.

Alfredo e’ anche quel silenzio, quella pausa, quella esitazione, quella presenza anche in assenza.

Alfredo e’, cosi’ come e’ stato e cosi’ come sara’, la vita e’ una ruota, che gira, che gira, che gira.

Marco Pastonesi
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COMMENTI
Santa verita\'
25 agosto 2015 09:36 tasi e tira
Dal VANGELO secondo ALFREDO !!!

Sempre Alfredo
25 agosto 2015 13:48 drinn
Dalla lettera di Marco al Ciclismo
Roberto

GRANDE UOMO
25 agosto 2015 15:47 alessandro
Bellissimo articolo. Complimenti. Da brividi. Ho avuto l'onore di conoscere Alfredo: che uomo, che serenità che trasmetteva. Quanto manca.......

CICLISMO È AMORE
26 agosto 2015 21:36 Serghei
Questo scritto è AMORE per il Civlismo è una lettera verità piena di passione umanità e umiltà pregio che tutte le persone che AMANO il Ciclismo dovrebbero avere grazie ALFREDO sarai sempre con noi

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