DOPING | 03/08/2015 | 07:19 La Wada si definisce «molto allarmata» dalle «accuse selvagge» di due media europei che hanno diffuso gli esiti dei test antidoping su alcuni atleti che gareggiano in pista (atletica leggera) e chiede a un organismo indipendente d‘indagare per fare luce su tutta la vicenda che mina la credibilità dell‘intero movimento sportivo mondiale. Il presidente della Wada, Craig Reedie, da Kuala Lumpur, dove si svolge la 128/a Sessione del Cio, si è detto «sorpreso» dalle inchieste giornalistiche che portano a galla sospetti molto precisi sulla validità della conquista di alcune medaglie olimpiche nelle gare di fondo e mezzofondo. Secondo i reporter della tedesca Ard tv e del quotidiano Sunday times, che hanno realizzato un‘inchiesta sul doping, su un terzo delle medaglie assegnate nelle specialità di fondo e mezzofondo, alle Olimpiadi e ai Mondiali, negli ultimi 10 anni, gravano gli spettri del doping. L’ombra del sospetto, secondo il Sunday Times, si allunga su 12 mila campioni di sangue di 5 mila atleti, prelevati fra il 2001 e il 2012 e contenuti nel database della Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf). «Queste accuse sono selvagge, dovremo indagare e al più presto per fare luce sulla verità», ha detto Craig Reedie, presidente della Wada.
I dati che evidenziano il marcio dell’atletica sono stati passati ai due media, Sunday Times e Ard Tv, che ne hanno dato notizia da una “talpa” vicina alla Iaaf. Sono stati analizzati da due esperti di fama internazionale, gli australiani Robin Parisotto e Michael Ashenden. Il loro lavoro ha evidenziato, dopo le analisi del sangue, dati «altamente sospetti o quantomeno anomali» per più di 800 atleti. In particolare dieci medagliati di Londra 2012 avrebbero avuto valori «sospetti». La Russia è l’epicentro del sistema, con oltre l’80% delle medaglie ottenute da atleti con test anomali, ma il problema riguarderebbe anche il Kenya, con 18 medaglie ottenute «border line». Il dottor Parisotto ha definito «mostruoso» questo dossier. «Mai visto un insieme di valori del sangue così spaventosamente anomalo - dice secondo quanto riporta il Sunday Times -. Molti atleti sembrano aver fatto uso di doping in piena impunità ed è evidente come la Iaaf non reagisca a questo fenomeno». Per il dottor Ashenden, invece, «l’atletica è nella stessa posizione diabolica del ciclismo durante l’era-Armostrong».
Il doping è un piaga quasi sistemica nel mondo dell‘atletica leggera. Una fonte all‘interno della Iaaf (International Association of Athletics Federation) ha fatto avere al britannico Sunday Times e alla rete tedesca Ard i risultati di 12.000 esami del sangue di 5.000 atleti che hanno vinto gare di atletica leggera. Test da cui emerge un ricorso al doping molto piu‘ esteso di quanto già non si sospettasse. Tra i dati emerge che un terzo delle medaglie (146 di cui 55 d'oro) vinte in prove di durata tra il 2001 ed il 2012, sia a mondiali che ad olimpiadi, sono state assegnate - e mai ritirate - da atleti i cui esami sono risultati quanto meno dubbi. Oltre 800 dei 5.000 atleti di cui sono stati esaminati i test del sangue hanno mostrato, secondo gli esperti consultati dalle testate, “un ricorso al doping altamente sospetto o quanto meno anormale“.
Finalmente c'è una indagine seria che alla fine dimostrerà che il ciclismo è più pulito e controllato di altri sport
geo
3 agosto 2015 12:10Bastiano
Quì nessuno è pulito, per poter dire una cosa simile, dovremo rifare le analisi ai campioni conservati degli ultimi 10 anni e con le tecniche attuali potrebbero uscire tante sorprese ma, siamo certi che il doping lo si voglia cercare davvero?????
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