MANAGER SENZA CORAGGIO, UCI SENZA RITEGNO

TUTTOBICI | 24/04/2015 | 07:34
Diciamolo senza tanti giri di parole: il problema del ciclismo siamo noi italiani. La Skoda ha lasciato il ciclismo solo a casa nostra, restando al fianco delle maggiori corse al mondo, dal Tour de France alla Vuelta, arrivando fino al Giro di Polonia. La Maserati, che è pur sempre un’eccellenza italiana, una delle macchine più apprezzate e desiderate del mondo, ha deciso di affiancare il proprio brand al Tour of Yorkshire. Sì, si avete letto bene, ad una corsa di secondo livello del Regno Unito. E per rendere tutto più credibile e bello hanno anche scelto come ambasciatore del ciclismo britannico David Millar, al quale non pare vero di fare da testimonial per un marchio di così grande emozionalità. Maserati, un brand che noi generalmente siamo abituati a vedere su campi di golf e che nel Regno Unito ha deciso di entrare a gamba tesa sul concorrente Jaguar che da anni è al fianco del Team Sky, investirà parte de proprio budget di comunicazione proprio nel ciclismo perché è considerato il «new golf». Solo noi italiani, che ciclisticamente parlando ci consideriamo ancora - e a torto - coloro i quali tutto muovono, consideriamo lo sport del ciclismo come uno spettacolo di serie B. Invece c’è un esercito, sempre più numeroso e sempre più in costante crescita, che il ciclismo lo pratica in tutte le sue forme e declinazioni. Ma c’è una moltitudine di persone che considerano il nostro sport poco “glam” e poco “cool”. Colpa nostra, di noi del ciclismo, ma colpa anche e soprattutto della miopia dei media che danno spazio a loro dire solo a discipline di maggiore interesse, senza accorgersi che da anni la bicicletta e il ciclismo stanno coinvolgendo sempre più praticanti e tra questi tantissime donne. Non parliamo poi dei marketing manager di quelle cosiddette grandi aziende, che sono incapaci di alzare la testa e di guardare al di là del proprio naso, limitandosi solo al conformismo del faccio quello che fanno tutti, senza un pizzico di creatività e coraggio. Certo, in questa fase, per investire nel ciclismo un po’ di coraggio ci vuole per davvero, ma ci sono tutti gli indicatori che ci dicono che è il momento di osare in tal senso: costa poco e rende molto. Coinvolge in maniera trasversale una grande fetta della nostra popolazione, che tra le altre cose ha anche una buonissima propensione alla spesa. Cosa si vuole di più? Forse gli inglesi non solo dovrebbero allestire squadre e organizzare eventi, la speranza è che quanto prima vengano anche a dirigere le nostre aziende. Forse qualcosa cambierebbe. Bye.

ALLEGRIA E LEGGEREZZA. Ci siamo, tra pochi giorni scatta l’Expo. E dopo l’esposizione mondiale nutriamo il sogno di Vicenza iridata e di Roma olimpica. So a cosa state pensando, chissà quanti quattrini saranno gettati alle ortiche. Quanti fondi pubblici saranno sperperati e aspirati senza ritegno. Chissà quanti scandali e buchi. Ma per un momento, lasciamo perdere le nostre miserie italiche, e guardiamo fuori dai confini nazionali. Guardiamo alla Spagna ma anche alla Svizzera, dove ha sede il governo mondiale della bicicletta, che riesce a fare anche meglio di tutti noi con disarmante allegria e leggerezza. Basta leggere quello che il governo di Aigle ha fatto sapere in merito ai recentissimi campionati del mondo che si sono tenuti a Ponferrada. «I campionati del mondo di ciclismo su strada a Ponferrada sono stati un successo - fanno sapere orgogliosi -. Nonostante le perdite stimate tra € 2.700.000 (2,9 milioni dollari) e € 9.000.000 subite dagli organizzatori», dicono sempre fieri e virili. La forchetta è larghetta, da tre a nove milioni, alla faccia del rigore contabile. E non contenti ci fanno inoltre sapere che il costo per l’hosting di 5 milioni € (da versare all’UCI) è una delle principali cause del deficit. Evviva la sincerità, l’Uci chiede troppo per un evento che è matematico che sia un bagno di sangue. Tuttavia, gli entusiastici manovratori del ciclismo mondiale a Sportcal hanno spiegato: «Come per tutti gli altri eventi d’importanza mondiale, l’UCI riceve un compenso da host dei Campionati del Mondo di ciclismo su strada. La città di Ponferrada ha presentato un’offerta nel 2011 per ospitare l’evento nel 2014. Anche se ci rendiamo conto che la Spagna, insieme ad altre nazioni, ha incontrato difficoltà economiche negli ultimi anni, l’evento è stato un grande successo e vorremmo ringraziare gli organizzatori, Federazione Ciclistica spagnola (RFEC) e gli enti governativi spagnoli». E come no, ringraziarli è il minimo.
Da quanto ci è dato sapere gli organizzatori hanno faticato per reperire sponsor, chiudendo alla fine con sole sette aziende e 1.4 milioni di € di introito sotto questa voce, secondo un rapporto firmato da Cyclingnews. Nel mese di ottobre dello scorso anno, due partiti di opposizione di Spagna, il Partido Popular e la Unión Progreso y Democracia, hanno chiesto che i conti ufficiali per l’organizzazione dell’evento fossero pubblicati, ma questo non è ancora avvenuto.
Il costo totale per ospitare i campionati è stato stimato in 11 milioni di € (13,9 milioni di dollari). La città aveva previsto di accogliere almeno 300.000 visitatori e avere un impatto economico di 60 milioni di €, ma in realtà i valori raggiunti sono stati decisamente inferiori.
Tuttavia, a livello di copertura televisiva la manifestazione ha rappresentato un “massimo storico” secondo Infront Sports & Media, il partner che ha gestito i diritti Tv per conto dell UCI. Infront ha fatto sapere che più di 32 licenziatari hanno coperto l’evento, trasmettendo le corse in più di 158 Paesi e nei cinque continenti. L’UCI, da parte sua, guarda già oltre: «C’è grande attesa per i prossimi Campionati del mondo di ciclismo su strada a Richmond che promettono di essere un altro grande evento». Loro sono già entusiasti, gli organizzatori della Virginia forse un po’ meno.

Pier Augusto Stagi, editoriale da tuttoBICI di aprile

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