CIMOLAI. «Scusate il ritardo»

PROFESSIONISTI | 02/04/2015 | 08:33
Con lo stesso fragore delle on­de che si infrangono sugli scogli, ha messo tutti in fila sul rettilineo di arrivo, adiacente al mare, del 52° Trofeo Laigue­glia. Davide Cimolai, friuliano classe 1989, portacolori della Lampre-Merida, ha gettato sulla strada tutta la potenza che aveva dentro per regolare il gruppetto dei migliori sul lungomare della Riviera di Ponente, dove c’è stato l’epilogo della magnifica gara (grande l’afflusso del pubblico nonostante la giornata feriale) organizzata dal Gs Emilia.  Il gruppo di Adriano Amici in soli due anni ha saputo riportarla ai vertici e l’ha portata ad entrare nelle corse hors categorie. Un lampo, quello di Davide che ci ha ricordato quello che nel 2009, tra i dilettanti, gli aveva permesso di vincere la classica di apertura, la difficile e blasonata Coppa San Geo.
Evidentemente Cimolai adora le classiche di inizio stagione: ci ha messo cinque anni (è tra i prof dal 2010) ma adesso ha preso le misure e dopo la classica d’ouverture dei puri ha messo in bacheca anche quella dei “grandi”.

«Ho provato tantissima gioia - ha detto subito dopo il traguardo il friuliano, che nel cassetto ha il diploma di geometra -. La aspettavo proprio questa vittoria, puntavo molto al Trofeo Lai­gueglia che è una corsa che mi sta da sempre a cuore. Vincere qui è anche un modo per premiare il lavoro della squadra e dei compagni. Io so di essere veloce e dopo anni nei quali ho aiutato i miei capitani, finalmente ho dato prova del mio valore. Ho davanti a me un programma molto intenso, ma quest’anno finalmente potrò guardare le prossime corse con il morale già alto, voglio esere protagonista fino alla Parigi-Roubaix».

Cimolai ha vissuto per anni a Fontana­fredda (Pn) con papà Lindo, operaio in una ditta di verniciatura del legno, mam­ma Rossana, maestra d’asilo e il fratello minore Edoardo che gioca a calcetto, ma da novembre dello scorso anno però ha deciso di lasciare l’Italia e andare a vivere in Croazia, a No­vigrad («Ho fatto questa scelta per gli allenamenti, lì il clima è più mite»).

La storia dell’amore per il ciclismo di Davide Cimolai è alquanto intricata.
«Da piccolo ho avuto la fortuna di ave­re il papà che mi ha avvicinato allo sport in generale, lui è sempre stato un praticante e mi ha fatto provare tante discipline. Facevo calcio, sci e nuoto all’inizio; nel calcio me la cavavo bene come attaccante, ero una seconda pun­ta e segnavo parecchio. A otto anni mi sono avvicinato al ciclismo grazie a mio nonno Rico, purtroppo scomparso di­versi anni fa: lui abitava a Pordenone e noi a Vigonovo frazione di Fontana­fredda, ci sono 15 chilometri di distanza e ci veniva a trovare sempre in bicicletta. A me sembrava un’impresa eroica la sua e così, un po’ per ripetere le sue gesta, ho deciso di provare anche il ciclismo quando avevo otto anni. Ho iniziato nella Sc Fontanafredda tra i Giovanis­si­mi, ero G3, e nel frattempo sono andato avanti a giocare anche a calcio, però facendo il portiere per sprecare meno energie, visto che dovevo anche pedalare. Tra i G4 ho vinto 9 gare, nei G5 17 su 23 e via dicendo. Così ho scelto di dedicarmi solo al ci­clismo perché la soddisfazione della vit­toria in bici è unica e non me la da­va nessun altro sport. La Sc Fonta­na­fred­da ha sempre privilegiato molto la pista e così anch’io ho cominciato a frequentare i velodromi dove mi sono preso belle soddisfazioni».

In bacheca Cimolai ha diversi titoli italiani su pista e anche il titolo Europeo dello scratch conquistato al velodromo di Anadia, in Portogallo, nel 2011. Ma an­che su strada tra i puri era un vincente, come nel 2009 dove firmò la non facile accoppiata San Geo-Trofeo Ba­lestra.
«Alla fine arrivi davanti al bivio e devi decidere - racconta Davide -: avevo la possibilità di entrare a far parte delle Fiamme Azzurre per curare l’attività su pista; era una bella offerta, il posto fisso e tanto altro, ma sinceramente nella testa avevo l’obiettivo di provare a fare il professionista e quindi ho rischiato - contro il parere di tutti - e sono contento di aver fatto allora quella scelta. Dopo Laigueglia ne sono ancora più convinto...».

Ma come si fa a passare da tante vittorie a cinque anni con la bocca asciutta?
«Innanzitutto sono passato tra i prof molto presto, dopo solo due anni tra i dilettanti. A vent’anni trovarti fianco a fianco con i grossi campioni che vedevo prima solo in televisione non è una cosa tanto facile da gestire. Ci ho mes­so qualche anno ad abituarmi a tutto, dal ritmo al modo di correre dei prof; mi pesava tantissimo fare tanta fatica e trovare la mia “vittoria” nel portare al termine le corse, quando prima ero abituato spesso a vincerle. Il segreto per non mollare è prima di tutto capire il tuo ruolo nella squadra. I giovani che passano vogliono più o meno tutti vincere subito, ma bisogna essere sinceri e onesti con se stessi e con i compagni e capire che non è così facile. A mio mo­do di vedere, rimani tra i professionisti naturalmente se sei in vincente, oppure se capisci che il tuo ruolo è aiutare chi può vincere, altrimenti non sei buono per nessuno e sei costretto a smettere. La mia fortuna è stata quella di essermi messo subito a servizio dei capitani, così ho evitato di fare la fine di tanti che non l’hanno capito e ora non corrono più. E poi sono convinto che se hai qualità prima o dopo emergi. Io ho il pregio e difetto di essere un po’ troppo buono e a volte questo nel ciclismo, e nello sport in generale, non ti agevola: forse se sono emerso un po’ tardi è anche per questo».

Cimolai non ha grandi passioni al di fuori del ciclismo, ma gli occhi sorridono quando si parla di motori.
«Sono un grande appassionato di auto sportive, mi piace tantissimo guidare, se potessi andrei spesso a girare in pi­sta e provare il brivido della velocità, ma è chiaro che la mia professione me lo impedisce. Mi piacerebbe anche ave­re un cane, li adoro, ne vorrei uno di media-grande stazza ma in appartamento non posso tenerlo e poi sono via troppo da casa per poterlo curare. Per il resto al cinema ci vado qualche volta ma non sono un grande appassionato, invece la musica è indispensabile, è la mia compagna di vita, mi alleno sempre ascoltando musica, in genere commerciale, techno, dance».

E a proposito di compagne di vita Davide convive da un anno e mezzo con Greta, ragazza di Sacile che lavora a Pordenone nell’ambito delle assicurazioni.
«Ci abbiamo pensato al matrimonio e anche ad avere dei bambini - confessa Cimolai - ma adesso è un po’ prematuro visti i nostri impegni».

Valerio Zeccato, da tuttoBICI di marzo
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