Ivano Fanini: «Questo ciclismo sta finendo nel baratro»

| 19/08/2006 | 00:00
Ivano Fanini replica al legale di Ivan Basso, recentemente coinvolto nella vicenda doping spagnola che gli è costata l’allontanamento dal Tour del France. Dopo la pubblicazione del fax del dottor Fuentes, il patron di “Amore&Vita” rivolge un accorato invito alla maglia rosa 2006. «Penso che Basso sia un campione a prescindere dal doping. Ma per allontanare con decisione i dubbi che si sono accentrati su di lui, è giusto che si faccia parte attiva e chieda lui direttamente l’esame del Dna, visto che già si è detto disponibile. Senza aspettare che si muova o non si muova l’UCI, la federazione internazionale. Anche Ullrich dovrebbe fare lo stesso. Chi si sente veramente innocente come del resto i due hanno più volte dichiarato, non deve temere di sottoporsi a qualsiasi test che provi la loro correttezza; naturalmente con le dovute garanzie tecniche. Altrimenti si lascia aperto il dubbio, resta l’ombra. Credo che sia giunto il momento che i due escano dall’atteggiamento prudente e, senza tanti discorsi, collaborino nella lotta al doping. Solo così possono riscattarsi e dare una svolta a questo ciclismo. A suo tempo avevo invitato Pantani a fare lo stesso e se mi avesse ascoltato forse non avrebbe fatto quella brutta fine, ma probabilmente sarebbe recuperato completamente nella sua immagine di vero campione. C’è bisogno di interventi forti nel ciclismo e debbono essere proprio i primattori a farsene carico. Perché il doping continua, nonostante tutto. Sono assolutamente certo che se campioni di questo calibro (sono i primi due del mondo per le corse a tappe) decidessero di collaborare, verrebbero premiati come pentiti con riduzioni di squalifiche. In caso contrario, se verrà provata la loro colpevolezza, è giusto che vengano puniti in modo esemplare. Stamani ho saputo che all’interno del gruppo non si parla altro che di trovare nuovi sistemi per eludere i controlli, visto che stanno diventando sempre più efficaci e le pene diventano sempre più aspre. Mi dicono che tutto procede come sempre e nessuno prova a cambiare il sistema, anzi l’impegno è a a cercare nuovi prodotti dopanti. Questo è assurdo! Se per primi sono i corridori a non voler sconfiggere il fenomeno doping pur sapendo che rischiano ogni giorno di morire, allora tutti gli sforzi per la tutela della salute e dell’onesta sportiva vengono vanificati. Se poi si aggiunge che una squadra Pro Tour viene emarginata dal circuito dopo ben 10 casi di doping al suo interno mentre un corridore viene squalificato subito al primo coinvolgimento in episodi del genere, si deve concludere che il sistema fa acqua da tutte le parti, è pieno di contraddizioni e sta finendo nel baratro».
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