GUERCILENA. «Trek, è l'ora di crescere»

PROFESSIONISTI | 26/01/2015 | 07:00
Ci incontriamo a Robecco sul Na­viglio, appena fuori Mila­no, a due passi da casa sua (vive a Cassinetta di Luga­gnano), a poche ore dalla settimanale conference call. «Tutti i mercoledì, alle 16, faccio il punto con i vertici di Trek - mi spiega Luca Guercilena, preparatore, allenatore e dalla scorsa stagione team manager a tempo pieno della Trek di Fabian Cancellara e Frank Schleck -. Possono essere riunioni che si risolvono in mezz’ora, ma spesso an­diamo anche oltre le due ore. Via mail concordiamo la scaletta degli argomenti da trattare e poi ad uno ad uno sviluppiamo tutti i punti. Io da una parte del mondo, mentre dall’altra il global marketing, il global sport manager, l’operation manager, il financial manager, il responsabile dei materiali e il responsabile del Fans Club e social. Sono dei brainstorming molto im­portanti, che ser­vono a mantenere un contatto diretto tra la Trek azienda e il team».

Luca, che effetto fa trovarti a dirigere uno dei team più forti del mondo (68 persone che diventano più di 90 con collaboratori e consulenti) tu che sei partito da Baggio, periferia nord di Milano, con la cicli Monti?
«Beh, generalmente sono travolto dal mio lavoro e dalle tante cose a cui devo pensare, e francamente mi capita di rado di fermarmi a riflettere su quanto ho fatto in questi anni. Ma non ti na­scondo che l’anno scorso, dopo aver corso l’ultima gara della stagione, ed essere volato dal Giappone all’Ameri­ca, in quel momento ho riflettuto proprio su questo e un po’ mi ha fatto effetto. Penso di aver fatto qualcosa di bello, ma devo farne ancora tanta di strada e io sono abituato a pensare a quello che c’è da fare, non tanto a quello che ho fatto. Anche se ne vado innegabilmente orgoglioso».

Nel tuo passato anche una buona militanza agonistica nelle categorie giovanili…
«Ero scarso, ma animato da una grandissima passione. Ho corso da allievo, con la maglia della cicli Monti. Volevo correre alla San Siro di Alcide Cerato, ma quell’anno decisero di fare solo i dilettanti. Ricordo la prima corsa. Vado in fuga con altri tre. Mi affianca Roberto Croci, il nostro diesse in se­con­da perché il primo era Ruggero Bo­na­lumi, e mi grida dall’ammiraglia: “Cam­bia”. E io cambio rapporto. E lui ancora: “Cambia”. E io ancora giù un rap­porto. Non contento ci riprova: “Cam­bia”. E io metto il rapporto più du­ro. A quel punto Ruggero perde la pazienza: “Cambia vuole dire fatti dare il cambio, non puoi sempre tirare tu”. La mia cifra ciclistica è venuta subito fuori…».

Ti sei rifatto con gli interessi crescendo…
«Mi sto prendendo le mie belle soddisfazioni, questo sì».

Ma è vero che sei tornato ad allenarti?
«Ho fatto una scommessa: disputare la Liegi degli amatori, quella lunga: 274 km. Mi ha toccato nel vivo Ben Coates, il responsabile ricerca e sviluppo di Trek che a settembre, dopo avermi visto in non perfettissime condizioni fisiche, mi ha provocato: “Sei un fuoriclasse dei sedentari, non un team ma­na­ger del ciclismo… ”. Non l’avesse mai detto: così mi sono buttato in questa sfida. Obiet­tivo, arrivare».

Intanto è tempo di partire…
«Esatto, e non vedo l’ora».

Ma come valuti lo stato di sa­lute del ciclismo?
«Ha grandi potenzialità, ma si può fare molto di più e molto di meglio. La ri­forma del ciclismo è stata fatta, e in pra­tica riscritta. Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Io spero che il numero delle squadre di World Tour venga li­mitato a 16, in modo da da­re anche un po’ di ossigeno alle squadre Professio­nal. Mi piacerebbe che fosse reintrodotta la coppa del Mondo, con le classifiche di merito individuali e di squadra rese chiare e fruibili da tutti. Biso­gna fare come fa il tennis: si vendono anche quelle. Guai alle so­vrapposizio­ni: meno corse ma di qualità e le corse di cartello vanno tutelate. Insomma, vanno riviste molte co­se e si­stemate. Ri­peto, questo sport ha enor­mi potenzialità, ma va semplificata la comprensione dei regolamenti, non tan­to per noi, quanto per gli appassionati che ci seguono».

Passiamo alla Trek per il 2015: 27 corridori, solo tre gli innesti in una struttura giovane e ben collaudata…
«Il nostro organico l’abbiamo completato a fine novembre con l’arrivo del belga Gert Steegmans, 34 anni, che met­terà la sua esperienza al servizio del team nelle classiche e negli sprint. Gert lo conosco personalmente dai tempi della QuickStep, so che tipo di corridore è e come interpreta la professione. È un atleta serissimo, che servirà tantissimo a Fabian (Cancellara ndr) ma anche a Giacomo (Nizzolo, ndr) per gli arrivi in volata. Ma sarà utilissimo anche ai fratelli Van Poppel, Boy e Danny. Ho una squadra che mi convince molto: 27 corridori di 14 diverse nazionalità e la nostra sarà ancora una volta la squadra più internazionale del WorldTour».

Altro acquisto importante, Bauke Mol­lema.
«Ci farà fare un grande salto di qualità nei Grandi Giri, in particolare al Tour de France, dove potremo anche contare su Frank Schleck e Haimar Zubeldia. Arredondo, che l’anno scorso ha disputato un buonissimo Giro d’Italia portando a Trieste la maglia azzurra del Gran Premio della Montagna, dovrà concentrarsi di più sulle Ardenne e sulle tappe dei Grandi Giri».

Nei nuovi arrivi anche il nostro Mar­co Cole­dan.
«Un pezzo importante del treno con Alafaci e Steegmans per il nostro Niz­zolo. L’anno scorso Giacomo è stato molto bravo, ha lottato come un leone su ogni traguardo e con un pizzico di fortuna in più avrebbe anche potuto vincere qualcosa di più pesante. Ma sono convinto che con questi innesti e un anno in più di esperienza Niz­zolo potrà togliersi grandissime soddisfazioni».

Farà il Giro?
«Assolutamente sì, e il suo grande obiettivo è la maglia rossa della classifica a punti. Voglio vederlo sul podio di Milano».

Sarà quindi una Trek veloce e spregiudicata?
«Ci interessano le tappe. Vogliamo la­sciare il segno. E spero che tutto vada per il verso giusto».

Tanti i giovani, tutti molto interessanti…
«Molto mi aspetto da Bob Jungels, quest’anno per lui sarà una stagione molto importante. Il ragazzo ha talento e classe da vendere, ma ora deve cercare di fare un ulteriore salto qualitativo. Tra i corridori da seguire ci metto an­che i fratelli Van Poppel: anche loro hanno tutto per fare una bellissima stagione, nonostante la loro giovane età. Ma segnatevi anche i nomi di Jasper Stuyven e Jesse Sergent: altri due atleti dai quali mi aspetto molto».

Dai giovani a quelli più esperti: Frank Schleck.
«Credo che possa fare non solo bene, ma benissimo, proprio perché quest’anno sarà responsabile solo di se stesso».

Andy è rimasto uno delle grandi incompiute…
«Andy aveva una classe immensa. Con il suo talento e con la sua classe ho vi­sto solo Frank Vandenbroucke. Andy poteva anche presentarsi non preparato al primo allenamento con i compagni, ma lui in cima alla salita ci arrivava per primo. Se non è classe questa…».

Anche Cancellara deve ritrovare un po’ più di continuità…
«Esattamente. L’anno scorso Fabian ha fatto una bellissima primavera, poi al Tour non ci è arrivato come avremmo voluto e da quel momento in poi, con il programma “mondiale”, abbiamo fatto fatica. Fabian è un professionista grandissimo. Lui per primo sa quello che c’è da fare e come va fatto».

Insomma, dopo un primo anno sufficiente, quest’anno bisogna dare qualcosa di più: tutti.
«Esattamente, e vale per tutti tutti, an­che per il sottoscritto. Siamo una squadra ambiziosa, e come tale ci dobbiamo comportare».

Il sogno…
«La Sanremo. È una corsa particolare, unica nel suo genere, e mi piacerebbe tantissimo poterla vincere un giorno. Con chi? Non importa, ma un’idea io ce l’ho. Però lo ripeto, vorrei fare una bella primavera, essere protagonista in tutti e tre i Grandi Giri e poi arrivare anche in buone condizioni per il mondiale che il prossimo anno si correrà a Richmond».

Tra i tuoi osservati speciali anche Fabio Felline.
«Lo scorso anno ha avuto una stagione complicata. Tornato da due anni in un team Professional ha fatto fatica a trovare il ritmo della corse World Tour, ma il ragazzo ha classe, talento, deve far­lo vedere. Quest’anno è l’anno giusto: o la va o la spacca. Da lui non pretendo la luna, ma nelle corse di seconda fascia vorrei che tornasse a dialogare con la vittoria e in quelle di World Tour che si mettesse in mostra, che uscisse fuori dal guscio».

Quale sarà la squadra da battere?
«Secondo me, se non ci saranno frizioni interne per i troppi galli nel pollaio, la più forte di tutti è la Tinkoff Saxo. Contador, Sagan, Majka e chi più ne ha più ne metta: sono fortissimi».

Come sarà, secondo te, la stagione di Ni­bali?
«Corre solo un rischio: avere la pancia piena. Non è mai facile rimettersi in di­scussione dopo aver vinto come ha fatto lui».

E Aru?
«È forte, molto forte. Si confermerà per quello che è».

Quintana non è da meno.
«Difatti sarà uno dei grandi protagonisti della stagione. Nairo è forte forte. Ha al proprio fianco un corridore d’esperienza come Valverde e fa parte di una squadra molto attrezzata e gestita benissimo. Sarà una bella sfida con la Tinkoff».

Non meno forti gli Sky.
«Tutto dipenderà da come tornerà a pedalare Froome. Ha voglia di riscatto e conoscendolo sarà un osso durissimo. Ma se è per questo anche la Etixx Quick Step del campione del mondo Kwiatkowski non va sottovalutata, han­no tutto per ben figurare in ogni corsa. Solo una cosa: se fossi in Michal punterei più sulle corse di un giorno e sulle caccia alle tappe. In questo mi sembra fortissimo».

La sorpresa?
«Spero la Trek, ma ci metto anche la Bmc e la Lampre Merida. Anche il team di Saronni e Copeland ha diversi giovani dai quali, se proseguono la loro crescita come credo, potrà solo avere dei grandi benefici».

È vero che hai stipulato un accordo di collaborazione con l’Università di Milano, facoltà di Scienze Moto­rie, e con quella di Madrid?
«Assolutamente sì, questo accordo permetterà di ospitare un po’ di ragazzi che con noi faranno dei ma­ster sul campo. Sarà un modo per interagire e mantenere in tutti una certa tensione sullo sviluppo delle conoscenze».

Ti faccio un nome: Elke Weylandt.
«È la sorella di Wouter. Da quest’anno farà parte del nostro staff di comunicazione. È stata scelta tra 18 pretendenti che hanno mandato il loro curriculum, ma non ti na­scondo che sono felicissimo di averla nel mio staff. Wouter lo porterò sempre nel mio cuore e non solo io».

di Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di gennaio
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