NIBALI, L'ASTANA, GLI IMBARAZZI

TUTTOBICI | 23/11/2014 | 07:25
Non bisogna mai avere imbarazzi su nessun ar­­gomento, quando si prova a ragionare in buona fede. E allora vorrei proprio affrontarlo, questo scabroso tema che incombe sulla chiusura della stagione 2014. Lo intitolerei così: doping in casa Astana (quattro casi), Nibali è dell’Astana, che cosa bisogna pensare di Nibali?

Inutile nasconderlo: è una discussione sgradevole. Per quello che è, per quel­lo che ha fatto, Nibali meriterebbe solo grandi celebrazioni. Ma lui stesso è il primo a rendersi conto che quella venutasi a creare non è la più idilliaca delle situazioni. Direi ancora meglio: lui, più di tutti gli altri, dovrebbe essere imbufalito. Un campione ci mette una vita intera a raggiungere il vertice, poi ar­rivano tre compagni qualunque (e neanche tanto: un Iglin­ski è proprio quello che gli ha negato la più bella vittoria in linea, addirittura la Liegi, rimontandolo con un incedere da extraterrestre, dan­nazione a lui), e sul mito si allungano subito le ombre antipatiche dei ma, dei se, dei però.

Parliamoci chiaro: è odioso, ma purtroppo è anche inevitabile che l’operato di alcuni componenti la squadra getti schizzi sull’intera squadra. È già successo mille volte. Del resto, con tutto quello che abbiamo visto e sentito in tema di pratiche collettive, è normale lo scetticismo. Come fanno alcuni corridori, alcuni medici, alcuni massaggiatori di un team a ignorare del tutto quanto stanno facendo diversi colleghi dello stesso team? Come si fa ad escludere che tutti facciano allo stesso mo­do, vedi l’epoca di Armstrong, o della Festina, o della Te­le­kom e via con l’elenco telefonico? Come si fa?

Purtroppo, Nibali deve portarsi dietro questo carico di scetticismo, direi uno scetticismo di rimbalzo. È davvero gravissimo che nella sua squadra quattro corridori - dico quattro - siano caduti ancora nelle rete dei controlli. Che l’Uci dica di volerci vedere più chiaro non mi sembra così eclatante: mi sembra proprio il minimo. Anche se fatico a credere che arrivi a drastiche conseguenze: ho sempre visto che agli alti livelli vale la solita regola di una certa giustizia, forti coi deboli e deboli coi forti.

Noi, che non siamo del­l’Uci, ma comunque non abbiamo la soppressa davanti agli occhi, sappiamo bene quale sia la situazione in casa Astana. Ci sono i vertici kazaki che vanno avanti dritti come caterpillar e c’è l’enclave italiana che vi­ve come di vita propria. Lo dico con molta soddisfazione: i Nibali, i Vanotti, i Tira­lon­go, gli Aru non hanno mai - dico mai - dato finora grattacapi al loro padrone. La no­stra fama di italiani furboni, cialtroni, arrangioni in questo caso è sepolta da persone e per­sonale - ci metto pure i Martinelli, gli Zanini, i meccanici e i massaggiatori dell’enclave - che hanno dato si­nora prova di serietà, dedizione, lealtà. Esempi, altro che italiani cialtroni.

Queste considerazioni so­no le ragioni che mi spin­gono a credere - a sperare, quanto meno - che in realtà esistano due Astane. Quella dei fratelli Iglinski, quella dello stesso Vino­kou­rov con il suo passato tenebroso, e quella italiana, per una volta più rassicurante e consolante. Fino a prova contraria.

Quanto a Nibali, mi pa­re davvero che nessuno abbia il diritto di sminuire nemmeno di un millimetro, nemmeno con una leggera ombra, il suo favoloso Tour. Possiamo sopportare quelli che continuano a rimenarla con i ritiri prematuri di Frooome e Contador, assolutamente non possiamo sopportare quelli che la rimenano con l’Astana. Per me, Nibali resta a pieno titolo l’uomo dell’anno. E non tanto, non solo, per il Tour. Ancora di più per la frase con cui l’ha concluso, pietra miliare di un nuovo modo d’essere ciclista. Mentre il direttore Stagi lo premia con l’Oscar tuttoBICI per la sua attività agonistica, io lo premio idealmente con un bel niente, ma con tanta ammirazione, per quella fra­se.
La riporto in modo lapidario, come lapide sulla stagione conclusa e su tutte quelle che verranno in futuro, frase rivoluzionaria e molto impegnativa. Vincenzo Nibali, 26 luglio 2014, poche ore prima di salire sul podio dei Campi Elisi: “Io devo solo ringraziare l’antidoping: senza l’antidoping, non avrei mai vinto quello che ho vinto”.

Cristiano Gatti, da tuttoBICI di novembre
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COMMENTI
MIO PERSONALE PARERE
23 novembre 2014 12:38 ewiwa
Se io fossi in Nibali ed Aru me la darei a gambe levate...subito da un grande avvocato e trovare il modo, tra le pieghe del contratto, il modo per risolvere tutto con penale salatissima per l'Astana così si sveglia.
Ogni contratto attuale prevede che se il corridore risulti positivo ad un controllo la risoluzione ed una grossa penale....e perchè non la stessa cosa al contrario se è la squadra la responsabile? almeno per omesso controllo e responsabilità oggettiva.
L'articolo lo spiega benissimo : dopo questi fatti chi vuol pensare male è molto facilitato.

Come quasi sempre,
23 novembre 2014 18:22 Fra74
mi piace lo stile "provocatorio" e "punzecchiante" del Dott. Gatti, lo trovo molto attuale ed immediato. Io aggiungerei, a quanto da Lui già scritto, che esistono pure due facce del CICLISMO: una è quella di coloro che se ne infischiano di salire sui carri dei vincitori, come appunto non fa Gatti, e, pertanto, osanna il Movimento quanto è giusto che vada fatto, e Mette in Dubbio il Movimento quando è altrettanto GIUSTO e LOGICO farlo, come in questo momento. Attenzione, qui non si discute su di Vincenzo Nibali, Fabio Aru o altri soggetti, qui si discute sulla CREDIBILITA' del MOVIMENTO CICLISMO. Alzi la mano a chi veramente interessa. Al Dott. Gatti sicuramente, al sottoscritto, per quanto inutile sia lo stesso, ugualmente. Perciò, PERBENISTI, fatevela FINITA di DIRE che il CICLISMO MONDIALE gode di OTTIMA SALUTE, che sono solo casi isolati e che la LOTTA al DOPING è INVINCIBILE. Nulla di TUTTO questo è vero, alle volte, forse, la PENNA, fortunatamente, "punge" di più di un QUALSIASI NORMALE CONTROLLO ANTI-DOPING.
Francesco Conti-Jesi (AN).

Fango gratuito
24 novembre 2014 17:22 SoCarlo
Colpevole perche' parente o perche' non fa ... ? Ma poi cosa dovrebbe fare? Nell'articolo non c'e' scritto...

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