UNO CONTRO TUTTI. Cassani scuote Pozzato e Moreno Moser. LIVE

INIZIATIVE | 14/11/2014 | 20:50
Benvenuti amici, siamo a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, dove il commissario tecnico Davide Cassani è protagonista di un appassionante «Uno contro tutti» sul palco dell'auditorium Battistella Moccia, in occasione del tradizionale appuntamento promosso da tuttoBICI e da La Gazzetta dello Sport in collaborazione con il Gruppo Euromobil.
Stuzzicato dalle domande proposte da Pier Augusto Stagi e Luca Gialanella e poi dal folto pubblico presente, il commissario tecnico si prepara ad affrontare tanti temi, ripercorrendo il suo primo anno alla guida della Nazionale e proiettando un occhio attento al futuro.

Dopo i saluti del neosindaco di Pieve di Soligo Stefano Soldan e dei fratelli Antonio, Gaspare e Fiorenzo Lucchetta (il quarto, Giancarlo, è assente perché infortunato) che hanno premiato Simone Andreetta vincitore dell'Oscar tuttoBICI Gran Premio Euromobil, il dibattito ha inizio con il racconto dell'esperienza di Cassani al Crocodile Trophy: «Abbiamo affrontato questa sfida in Australia per un fine benefico (hanno gareggiato a favore della Fondazione Fibrosi Cistica, ndr) con Matteo Marzotto, Max Lelli e Yader Fabbri. Tanta fatica, paesaggi straordinari, ritmi dettati dalla natura e dal sole, a letto alle 8 di sera e tanto tempo per pensare».

PONFERRADA. «Non ho sbagliato la previsione, l'ultimo strappo è stato decisivo ed è arrivato un gruppo ristretto alle spalle di Kwiatkowski, come pensavo. Sapevo di non avere un uomo vincente su un percorso così, quindi noi abbiamo fatto la corsa dura perché al mondiale conta solo vincere. Il momento più difficile? Il giorno che ho dovuto diramare i nomi dei convocati, ma su Pozzato non ho rimpianti. L'ultima volta che è stato competitivo ve la ricordate? Risale al Fiandre di due anni e mezzo fa. Spero che la bocciatura gli serva per farsi trovare pronto per Richmond. Ci siamo rivisti nelle scorse settimane e mi ha detto che il suo sogno è vincere un mondiale, gli ho risposto: i sogni vanno conquistati, devi andar loro incontro, non piovono dal cielo».

ERRORI. «Questo per me è un nuovo lavoro e ho imparato tanto dalla mia prima esperienza. Ho capito che, anche se ero al primo anno, dovevo impormi di più con certi corridori. Ho usato male Visconti? Come ha ammesso lui stesso, è partito prima del dovuto, ma non gli do colpe. Da Alfredo Martini ho imparato che le colpe sono tutte del commissario tecnico».

CICLISMO ITALIANO. «Guardate che non siamo messi male. Abbiamo vinto il Tour, abbiamo avuto un ragazzo 3° al Giro e 5° alla Vuelta. Nei grandi giri siamo forti, nelle corse di un giorno al momento no: abbiamo giovani promettenti, ma devono fare un salto di qualità».

NIBALI. «Ma l'Italia si è resa conto che ha vinto il Tour? L'Italia ciclistica sì, l'altra Italia un po' meno anche perchè Vincenzo è un personaggio schivo, che non va alla ricerca di popolarità, che si stupisce ancora se gli chiedono un autografo per aver vinto "solo" una gara in bicicletta. L'ultima volta che ho incontrato Alfredo Martini, abbiamo visto insieme Vincenzo sui Campi Elisi: Alfredo era stanco e provato ma da come mi stringeva la mano nel vederlo in tv celebrato a Parigi ho capito tutta la sua gioia. Abbiamo goduto per la vittoria di un italiano. Le figlie di Alfredo mi hanno donato una delle ultime penne che ha usato, la custodirò gelosamente. Altro che ipad e tecnologie varie…».

ARU. «Con una crono così lunga Fabio non lo vedo vincente al Giro 2015, più adatto a lui è sicuramente il Tour. Un altro anno sotto l'ala di Nibali secondo me può fargli molto bene. Il tempo è dalla sua, è giovane e ha iniziato tardi a correre, faticare ancora un po' e aiutare Vincenzo gli può far solo bene. Finora non c'è stata competizione tra di loro, tra un anno magari è meglio che ognuno faccia la propria strada e tra un paio d'anni Aru potrà sicuramente fare il capitano».

MOVIMENTO ITALIANO. «Quando ho assunto questo ruolo, mi sono concentrato sui giovani, sulle categorie minori. E penso che la Nazionale non debba esserci solo un giorno all'anno: nel 2015 saremo in gara in diverse corse italiane e già a inizio stagione parteciperemo al Tour de San Luis in Argentina (sicura la presenza di Enrico Battaglin, di Simone Consonni e di un altro pistard..., ndr). I dilettanti devono correre con i pro', per questo sono favorevole alle Continental. Con De Candido e Amadori abbiamo scelto 25 corridori che disputeranno le prove di Coppa delle Nazioni, Roubaix e Liegi Under 23 oltre ad altre gare a livello mondiale e affronteranno stage formativi. In questo periodo sto facendo il corso di II livello a Imola con tanti ragazzi tra i 20 e 30 anni, laureandi e laureati in scienze motorie. Sono fiducioso per il nostro futuro, il ciclismo è cambiato, ce lo insegnano Gran Bretagna e Australia».

2015. «Sarebbe bello che Nibali facesse Giro-Tour: è uno dei pochi che con la serenità che ha potrebbe reggere questo stress. Dobbiamo ricercare lo spettacolo, spingere i top riders a presenziare alle corse storiche e più prestigiose. Il mondiale? Non è adatto a lui».

RADIOLINE. «Sono sempre stato contrario, ma ora mi farebbero comodo (sorride, ndr). Ho sempre pensato che tattica e intelligenza del corridore dovessero essere determinanti, ora che sono dall'altra parte capisco che sarebbero utili. Una per squadra potrebbe rivelarsi importante anche per la sicurezza. In ammiraglia senza radiolina puoi solo assistere a quello che succede, devi essere bravo prima a impostare la corsa. A chi la darei? Al regista della Nazionale».

CT. «Perché i grandi campioni sono CT scarsi e viceversa? Quando sei campione tutto riesce facile, è difficile spiegare agli altri come si fa a vincere. Se hai sempre faticato, hai ragionato di più su cosa fare. Se l'assioma funziona, io dovrei diventare un fenomeno come CT…».

MOSER. «Moreno due anni fa al Giro di Polonia batteva l'attuale campione del mondo, è un corridore particolare, ha classe cristallina, quando è passato prof tutto gli è riuscito con grande facilità (Francoforte, Polonia, Strade Bianche vinte in rapida sequenza, ndr), poi si è perso. Io spero si ricordi quello che gli ho detto: se uno nasce cavallo, non diventa somaro. Deve dedicarsi al 100% alla sua professione, se è quello che vuole fare. In ogni campo ormai, se vuoi eccellere devi dedicarti anima e corpo almeno per una parte della tua vita».

DE MARCHI. «Una delle più belle rivelazioni dell'anno. A febbraio al mio primo ritiro è stato il primo corridore che ho convocato. Alla fine mi ha preso in disparte e mi ha detto: "Davide, cosa devo fare per farmi convocare al campionato del mondo?" Io gli ho risposto: "Sei uno dei più forti gregari che c'è in Italia, se vai forte, al mondiale ci sarai". È generoso, cattivo, voglioso di arrivare, non molla mai, ero certo sarebbe stato uno dei più bravi. Se il francese gli avesse dato due cambi, con Kwiatkowski poteva arrivare. E pensare che, come Aru, nessuno lo voleva e ha faticato a raggiungere la massima categoria».

RECORD DELL'ORA. «Voigt ha 10 anni meno di me, che non sono più giovanissimo, Brandle è arrivato 15° al mondiale: hanno battuto il record ma non sono fenomeni. Tony Martin e Bradley Wiggins faranno ancora meglio: speriamo il britannico aspetti un po', perché poi sarà dura per gli altri batterlo. Gli italiani? Non c'è nessuno in grado di farlo: Malori si è già tirato fuori e non ha il ritmo di Wiggins, Coledan è forte nell'inseguimento ma non è adatto a uno sforzo di un'ora. L'unico che mi viene in mente è Filippo Ganna ma è ancora uno juniores e di strada deve farne ancora tanta. Con lui dovremo continuare a lavorare sulla cronometro, ma non solo perché anche nelle corse in linea si difende bene. A proposito di giovani, posso dirvi che sto lavorando per rimettere in piedi il Giro dilettanti, ma servono soldi che ora non ci sono. Per il 2015 il ritorno è impossibile, ma spero vivamente di riuscire al più presto perché i nostri giovani hanno bisogno di appuntamenti così prestigiosi. Per questo sono favorevole alle Continental, ma che siano Continental serie, con giovani promettenti, che vengano controllati, che siano trasparenti. Ci deve essere un "bollino di qualità", una patente di riconoscimento per i team e per il lavoro che svolgono i ragazzi».

Pubblico e giornalisti non si fermerebbero mai, ampiamente sforato il tempo a disposizione: Cassani è decisamente contagioso con la sua passione,
con l'amore per la Nazionale, con i progretti a favore del movimento, con la voglia di lavorare con i giovani. Si spengono i riflettori sul palco dell'Auditorium, ma l'applauso prosegue a lungo. Buon lavoro, ct...

diretta a cura di Giulia De Maio
Copyright © TBW
COMMENTI
radio
15 novembre 2014 09:21 drinn
Non mi permetto di discutere nessun punto ma mi fa piacere l'ammissione sull'utilità di poter parlare con i corridori in maniera immediata e soprattutto sicura.
Da spettatore e dall'ammiraglia si hanno visuali molto diverse!
Roberto Damiani

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