Greg Lemond a L'Equipe: «Armstrong mi ha minacciato di morte»

ABBIGLIAMENTO | 25/06/2006 | 00:00

''Lance mi ha minacciato. Ha minacciato me, mia moglie, i miei affari, la mia vita''. La pesantissima accusa contro Armstrong l'ha lanciata Greg Lemond, il primo americano capace di vincere il Tour de France (e per tre volte: 1986, 1989 e 1990). Sulle pagine de 'L' Equipe' - giornale organizzatore del Tour de France nonche' autore dell' inchiesta che l'estate scorsa accuso' il campione texano di essersi dopato al Tour 1999 - Lemond spiega con quelle minacce la sua decisione di testimoniare contro Armstrong nell' arbitrato che oppose il vincitore di sette Tour alla compagnia di assicurazioni che rifiutava di pagare il premio previsto per i suoi successi nella corsa a tappe francese. L'antefatto, raccontato dallo stesso Lemond, risale al 2001, quando Greg si disse deluso per il fatto che Armstrong fosse legato al dottor Michele Ferrari, il medico processato per doping. ''La sua minaccia piu' grande - ha spiegato Lemond - consisteva nel dirmi che non aveva problemi a trovare dieci persone pronte a testimoniare che io prendevo Epo''. Nell'intervista pubblicata oggi, Lemond attacca anche la Uci. ''Il problema va al di la' di Armstrong - afferma l'ex campione - Lo scandalo spagnolo (che nel maggio scorso ha portato alla scoperta di una 'centrale' di doping ematico, ndr) ne e' un altro esempio. L'intero sistema e' corrotto, la Uci e' corrotta''. Lemond cita anche il 'rapporto Vrijman', l' avvocato olandese che ha scagionato Lemond dalle accuse pubblicate proprio da 'L'Equipe': ''Il rapporto lo avrebbero dovuto fare la Wada (agenzia mondiale antidoping) o il ministero della salute francese. Comunque non cambia nulla se uno becca un singolo corridore. Lance ormai si e' ritirato e il sistema continua''. A dimostrazione della sua tesi Lemond ha sostenuto che alcuni casi di doping (ad esempio l' affaire Brochard) sono stati coperti con l'accettazione di prescrizioni mediche retrodatate. Decisa la reazione dell'Uci. ''Non si puo' accettare che l'integrita' e l'onesta' di una federazione internazionale come la Uci possano essere messe in discussione'' ha detto il portavoce, aggiungendo che ''sono stati passati i limiti''. La Uci intende difendersi dalle accuse di Lemond, anche se dalla Svizzera - dove ha sede la Uci - si fa notare di non essere particolarmente sorpresi dagli attacchi al ciclismo nei giorni che precedono la partenza del Tour de France. Entrando poi nel dettaglio delle prescrizioni mediche, la Uci ha replicato ricordando che in una recente sentenza contro Willy Voet (il massaggiatore al centro dello scandalo Festina del 1998, ndr), la Corte d'Appello di Amsterdam ha proibito ''di dichiarare o suggerire che la Uci o il signor Verbruggen (ex presidente della federazione internazionale, ndr) siano stati coinvolti nella emissione di prescrizioni mediche retrodatate allo scopo di somministrare lidocaina nel caso Brochard, nonche' di sostenere che essi abbiamo provato a coprire i fatti e le circostanze di questo stesso caso''.


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