TIRALONGO FOREVER

FIGURE E FIGURINE | 30/05/2014 | 19:48
di Angelo Costa      -

Applausi sinceri a Paolo Tiralongo, il nero di Avola: come il vino di casa sua, invecchiando diventa più buono. Non a caso, viene premiato per il gesto più nobile: dopo la caduta di Montecassino, invece di risalire in bici e ripartire, si ferma ad assistere il suo amico e compaesano Caruso, che corre con un’altra squadra: vedendolo immobile in terra, si preoccupa più di lui che della corsa. ‘Solidarietà fra picciotti’, scherza lui, orgoglioso delle radici sicule. Fair play vero, diciamo noi: rispetto a tanti che ne hanno parlato a vanvera, lui ci ha messo lealtà e rispetto. Bravo Tiralongo: fra ciclisti che non si fermano quando i colleghi cadono, ciclisti che non si fermano sotto la neve, ciclisti che non si fermano davanti alla voglia di sparare un vaffa in mondovisione e ciclisti che non si fermano e basta, non c’era bisogno di un altro Tiradritto.

Aiutare è un compito che riesce benissimo a Tiralongo: al Giro sta facendo crescere Aru, dopo aver dato una mano a Nibali a vincere lo scorso anno. E prima ancora è stato il miglior sostegno di Contador. Ce l’ha nel dna: Paolino aiuta sempre tutti. Aiuta i compagni in corsa, ma anche fuori corsa: li assiste in salita e quando salgono le scale dell’albergo, non li lascia soli nemmeno in ascensore. Aiuta il personale della squadra a sistemare le bici sul camion, i massaggiatori a riempire le lavatrici. Aiuta anche il personale degli hotel, quando sparecchiano la tavola e mettono i piatti nella lavastoviglie. Ma è soprattutto nello spirito che dà il meglio di sé: quando vede qualcuno giù di corda, è subito pronto a offrire il suo sostegno. Usa metodi così dolci che lo chiamano Tiramisù.

E’ il gregario vecchio stile, di quelli che fanno la fortuna di un giovane: ti insegnano tutto. Ad Aru sta dando lezioni dentro e fuori la corsa: gli spiega come muoversi alle partenze, come comportarsi con i tifosi, come affrontare i giornalisti. Per quanto riguarda le salite, si limita a un consiglio: ‘Vai e non aspettarmi’. Non è generosità: vuole evitare al compagno il Tiramolla.

Complimenti Tiralongo, uno di quelli che porta sul volto la fatica di questo mestiere: nell’era dei piercing e dei tatuaggi, l’unico trattamento che usa è il sole che cuoce la pelle dei ciclisti. E’ un modello di semplicità che Aru non ha difficoltà a seguire e che il buon Paolo non ha mai avuto la tentazione di abbandonare. Nemmeno quando gli hanno proposto di rendere moderna la sua pettinatura, facendosi allungare un ricciolo sulla fronte. Ha cordialmente declinato: niente Tirabaci, resto Tiralongo.
 
La frase del giorno. «Questa bici ha il cambio sugli spinaci». (Max Lelli magari non è pronto per il Processo, ma può puntare alla Prova del cuoco).
 
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