Terzo giorno di riposo, prima
del gran finale. Sperando che lo sia davvero. Intanto godiamoci Fabio
Aru, che ha portato all’interno della carovana rosa una ventata di
freschezza e novità. Un Giro delle Speranze, tanti ragazzi protagonisti,
qualche vecchio che non ha intenzione di mollare. Non vanno rottamati,
ma semplicemente sconfitti, sul campo. L’assassinio del padre – è un
metafora - è la strada necessaria ai ragazzi per emanciparsi.
Distaccarsi. Spiccare il volo. L’emancipazione ha spesso la portata di
un evento traumatico, nel ciclismo ha spesso una montagna da scalare,
più velocemente degli altri. I ragazzi con la forza della loro
giovinezza, i vecchi con la resistenza del loro orgoglio. Anche in
questo caso, come sempre, vinca il migliore.
Rigoberto URAN.
6,5. Ha una storia tutta da raccontare, a tratti agra, a tratti
romantica. Ha vinto alla grande la cronometro sulle strade del vino e da
quel momento, sulle strade del Barbaresco e del Barolo, ha vestito la
maglia rosa. Simpatico, disponibile, più che attaccare al momento si è
difeso. A fatica, ma si è difeso. È una maglia rosa attaccabile, che non
si attacca a scuse: «Ho fatto fatica, ma sono ancora qua». Eh, già.
Cadel
EVANS. 6. Una prima settimana da corsaro, con i suoi Bmc estremamente
in palla. Una seconda molto più complicata e difficile. Nella crono di
Barolo avrebbe la possibilità di portare ulteriore fieno in cascina su
tutti, invece non riesce nel tentativo. Perde la maglia, ma non perde
contatto. Dopo Montecampione è a un minutino dalla maglia rosa. Non è
un’eternità, ma visto la fatica che fa sembra un distacco siderale. Sarà
l’arbitro di questa sfida.
Rafael MAJKA. 6,5. Settimo un anno
fa, quest’anno il polacco della Tinkoff Saxo Bank lotta per il podio.
Anche lui pensa più a stare attaccato che ad attaccare. È giovane, e ha
l’età giusta per rischiare. Lo farà?
Fabio ARU. 8,5. Doveva
essere il pupo protetto dal capitan Scarponi, ma una volta che il
marchigiano è saltato a causa delle cadute si è trovato ad essere di
fatto capitano. Ha corso con lucidità e attenzione. Ha tenuto sempre le
ruote dei migliori e ieri, sulle strade di Montecampione, il monte ha
applaudito un campione.
Nairo QUINTANA. 5,5. Ha avuto tanti
contrattempi, soprattutto un virus che l’ha debilitato e l’ha costretto
ad ingerire antibiotici che l’hanno parecchio debilitato. Si è ripreso,
ma fino a questo momento non ha fatto vedere quello che tutti si
aspettano di vedere da lui.
Domenico POZZOVIVO. 6. In queste due
settimane si danna l’anima per fare qualcosa di buono e lo fa anche. Il
problema è che forse l’ha fatto fin troppo. Ad Oropa fa la differenza
più di testa che di gambe. A Montecampione paga dazio. Crisi passeggera?
Per il momento abbiamo due indizi, aspettiamo il terzo per avere una
prova.
Wilko KELDERMAN. 6,5. Dei corridori di testa è il più
giovane. E’ vero che anche l’olandese della Belkin ha sempre corso sulle
ruote dei migliori cercando di non perderle, ma è giovane ed è alla sua
prima esperienza in una Grande Giro. Al momento, il suo è un Giro più
che sufficiente.
Pierre ROLLAND. 5,5. Ha alternato cose buone a
cose meno buone. Ha provato in più di un’occasione a lasciare il segno
ma alla fine i segni sono rimasti sulle sue gambe. Arrivano tappe di
alta montagna: lui che è un camoscio, troverà il proprio habitat.
Robert
KISERLOVSKI. 6. Il suo valore è restare nei dieci. Ci aveva provato
anche l’anno scorso, ma poi si è ammalato e chiuse 14°. Quest’anno è lì,
al momento nono. Il suo livello è quello di un corridore che può ambire
un posto nella top ten: quello che viene in più è tutto di guadagnato.
Ryder
HESJEDAL. 5,5. Lotta e non si dà per vinto. Cerca di tenere il ritmo
dei migliori, ma fatica non poco. Nulla è perduto. Ma per lui è
difficile tornare a vincere.
Ivan BASSO. 5,5. Per l’impegno
sarebbe da 8. Per la passione da 10. Per quello che sta facendo è così
così. Può migliorare qualcosa, anzichenò.
Steve MORABITO. 7. Spalla di Cadel Evans. Esemplare.
Franco
PELLIZOTTI. 6. È venuto a questo Giro senza particolari ambizioni.
Nessuno lo tiene in considerazione, pochi lo vedono lassù in cima. Lui
tranquillo proseguire il suo cammino. Prova a stare un po’ davanti per
vedere l’effetto che fa.
Matteo RABOTTINI. 4,5. Ci ha fatto vedere cose molto belle qualche tempo fa, e lì noi siamo rimasti. Speriamo che riparta.
Fabio
DUARTE. 6,5. In generale è ancora un po’ indietro, ma è tra i pochi
corridori che vediamo a suo agio in salita. Il bello, per lui, forse
deve ancora venire.
Damiano CUNEGO. 5. Sappiamo che per questioni
di punti (per la squadra) la classifica deve essere comunque tenuta
sott’occhio, ma a Damiano chiediamo un colpo di classe. Una tappa non
farebbe felice solo lui.
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