Il ciclismo italiano? «In futuro sarà sempre peggio

PROFESSIONISTI | 25/03/2014 | 14:33
Italia povera? Forse. Ma sarebbe meglio dire povera Italia, nel senso  che i nostri corridori non vincono una classica-monumento dall’ottobre del 2008, quando Damiano Cunego s’impose nel Giro di  Lombardia. Perché? Per una serie di cause, la prima delle quali balza  subito agli occhi: i nostri non possono più correre proprio quelle  corse, che sono riservate ai team del World Tour, élite della quale noi non facciamo più parte. Le sopravvissute almeno formalmente di quella categoria eccelsa sono Cannondale, che ha ormai venduto il  proprio capitale agli americani, e la Lampre, che è composta al 60%  da capitale coreano. E in futuro potremmo avere zero squadre in... 

DAVIDE CASSANI, ex prof, poi giornalista Rai e ora ct azzurro. «Abbiamo pochi atleti in World Tour, per cui non siamo al via nelle classiche estere. Paghiamo adesso quello che è accaduto anni addietro. La carenza di presenze dei nostri corridori nelle squadre dell’élite si fa sentire eccome. Si prendano per esempio Battaglin e Colbrelli: domenica scorsa sono stati bravissimi, ma forse per inesperienza hanno raccolto poco. Se fossero stati abituati a cimentarsi nelle altre classiche monumento, forse avrebbero ottenuto qualcosa di più. Nulla togliendo alla grande combattività della Bardiani, la loro formazione, particolarmente attiva in tutte le gare a cui prende parte. E se poi abbiamo corridori bravi, ecco che vanno a correre all’estero per restare nel World Tour. Nel caso di Nibali, si punta alle grandi corse a tappe, mentre alcuni di quelli bravi sono diventati ottimi gregari come Trentin, come Petacchi e come il grande Paolini che ha preso per mano Kristoff... E ho paura che in  futuro sarà sempre peggio...».

Michele BARTOLI, uno dei più grandi italiani nelle classiche monumento
«Una volta eravamo noi e essere di esempio per gli stranieri, mentre  da un po’ di tempo si è persa la cultura di quelle corse straordinarie. I team esteri hanno imparato da noi e ora sono più organizzati. Noi invece stiamo improvvisando e quindi raccogliamo meno di quanto non si potrebbe. Abbiamo uno dei più grandi uomini da corse a tappe come Nibali, che può anche vincere qualche classica come la Liegi. Poi ci sarebbero Pozzato, Moser, Ulissi, per i quali manca sempre qualcosa. E poi ci vorrebbe un po’ più di coraggio».

Gianni BUGNO, l’ultimo grande polivalente del ciclismo italiano
«L’unico vero nostro uomo da classiche è Pozzato, ma anche lui ha bisogno di trovare condizioni particolari perché spesso è costretto a giocare di rimessa in base a condotte altrui. Gli altri hanno poca esperienza nelle corse che contano, proprio perché ne hanno disputate poche o nessuna in passato. Come italiani non facciamo più la differenza se non con un uomo da corse a tappe come Nibali, talmente forte e coraggioso da tentare anche in una corsa a lui ostica come la Milano-Sanremo. I giovani ci sarebbero, ma poi una volta arrivati al professionismo si perdono, anche perché per emergere sarebbero costretti a correre all’estero. Ma che cosa è accaduto a Cunego? E perché Ulissi ha deluso alla Tirreno e a Sanremo? Se non si corre negli appuntamenti che contano anche il ct Cassani farà una terribile fatica ad allestire una Nazionale competitiva. Il quadro è  preoccupante e il futuro tutt’altro che roseo».

da «Tuttosport» del 25 marzo 2014 a firma Paolo Viberti
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COMMENTI
Solite cose
25 marzo 2014 19:14 Per89
Bartoli, Cassani e Bugno non hanno detto nulla di nuovo, anzi hanno ripetuto sempre le solite cose. Mi meraviglia la dichiarazione del ct sul fatto che Paolini e Petacchi sono diventati dei buoni gregari o è la carta d'identità che gli impone quel ruolo? Sarà sempre peggio perchè non funziona il sistema Italia per una serie di motivi: la prima responsabilità è della federazione che non ascolta mai il parere delle società e dei direttori sportivi e molto spesso impone delle regole assurde che complicano solo le cose. La federazione inoltre ha un brutto vizio federazione crede di risolvere i problemi con una normativa... L'introduzione delle squadre Continental oltre a far fare pista ai giovani dovevano cambiare il ciclismo italiano radicalmente. Invece cosa è cambiato? poco o nulla se poi prendiamo in considerazione il fatto la maggior parte delle squadre continental ha in rosa corridori di medio livello.... Ma una buona fetta di responsabilità è di alcuni team professionistici che prendono i corridori poco meritevoli solo perchè hanno un budget di qualche migliaio di euro. Sommiamo le varie cose oltre con la responsabilità di alcuni team dilettantistici e le poche gare sul territorio italiano e allora si capiamo perchè sarà sempre peggio!!!!

Per89
26 marzo 2014 09:01 piuomeno
Hai detto proprio giusto. Occorre dare una regolata al programma Continental, peraltro necessario per per far crescere il movimento. Troppi approfittatori hanno allestito formazioni che sfigurano al cospetto dei dilettanti.
Si può e si deve fare meglio in questo settore.
Maurizio

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