IL CICLISMO TRA PERCEZIONE E COMUNICAZIONE. LIVE

FCI | 07/03/2014 | 11:38
Il ciclismo è ospite questa mattina di Confindustria per la presentazione del 1° rapporto «Il ciclismo tra percezione e comunicazione», ricerca realizzata da Link Campus University in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana.
A far da padrone di casa, proprio il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Prima di iniziare, scusate, ma devo salutare il mio campione» esordisce il signor Mapei che si alza e va a salutare Gianni Bugno. E a proposito di campioni del cuore, aggiunge: «Il mio sogno sarebbe vedere Cadel Evans chiudere la sua straordinaria carriera vincendo il Giro d'Italia».

Poi aggiunge: «Nella mia vita ho due passioni vere, il ciclismo e la lirica. Mio padre Rodolfo corse in bicicletta dal 1928 al 1938 e correva ancora quando, nel 1937 fondò quella che sarebbe diventata la Mapei. E la storia della nostra azienda di famiglia è sempre stata intrecciata con quella del ciclismo. Dal Giro d'Italia del 1993 alla fine del 2002 siamo stati impegnati in prima persona come sponsor di una delle squadre più forti e viviamo ancora oggi l'effetto coda di quella sponsorizzazione: è la conferma di come il ciclismo sia un mezzo eccezionale per far conoscere il proprio prodotto. Il ciclismo è uno sport affascinante, di fatica e "mai smettere di pedalare" - che è il motto mio e dell'azienda - l'abbiamo mutuato proprio da qui».

«Dalle parole che abbiamo appena sentito - ha detto prendendo la parola il presidente della FCI Renato Di Rocco - abbiamo avuto l'ennesima conferma del grande amore che lega il presidente Squinzi al ciclismo. E come ha detto lui, non dobbiamo abbassare la guardia, ma la nostra credibilità è in crescita. E consentitemi di ringraziare Link Campus University, rappresentata da Vincenzo Scotti, per aver realizzato questa interessante ricerca».

Vincenzo Scotti spiega: «Non ci sono conflitti di interesse nel mio essere qui in doppia veste, ma una convergenza di interesse, direi, per la Lega del Ciclismo Profssionistico e per Link Univeristy. Con questa ricerca abbiamo voluto dimostrare quanto la Federazione ha fatto attraverso la ricerca sperimentale. Abbiamo coinvolto l'opinione pubblica per capire come viene intesa la bicicletta nel mondo contemporaneo, abbiamo ascoltato la voce dei fan che spesso ricevono (e soffrono) una cattiva informazione sui fatti di doping, che non sanno come il ciclismo sia lo sport che più ha fatto contro la piaga del doping, abbiamo ascoltato le autorità del nostro paese che ha ordinamenti bloccati, come la legge 91 che ostacola società e atleti. La nostra ricerca propone una riflessione per le sfide che dobbiamo affrontare a livello globale. Chiedo ai media di aiutarci a diffondere questi numeri per dimostrare che il ciclismo non delude le attese degli appasisonati, che non sono vecchi come si crede. La ricerca conferma infatti che il ciclismo è sempre più popolare tra i giovani».

Ad illustrare i risultati della ricerca è ora il curatore Nicola Ferrigni: «Si tratta di una indagine effettuata al Giro d'Italia 2013 con 8 intervistatori che hanno interpellato oltre 1000 persone tra esperti, tifosi, corridori. Bene, il ciclismo è percepito come rappresentazione dei miglior valori di umanità, lealtà, moralità, semplicità, libertà, salute e natura, come un ponte tra passato e presente, come un must che fa e farà sempre moda».

«La bicicletta resta il regalo preferito per tutti i bambini, li accompagna nella crescita, è il primo strumento a disposizione per spostarsi, regala la prima forma di indipendenza, segna le tappe fondamentali della vita. Rispetto al calcio, il ciclismo viene seguito in tv perché regala maggiori emozioni, perché è scevro dal rischio violenza, perché propone sempre grandi sfide. Il calcio, per esempio, è percepito come sport più facile da seguire  e da commentare la bar con gli amici».

«Il doping spaventa e allontana, viene percepito come il tradimento da parte del proprio partner e viene colpito da una condanna unanime».

I numeri. «L'83% degli intervistati usa la bicicletta per svago, il 26,1% pedala a livello amatoriale o agonstico, il 10,1% utilizza la bici per viaggiare e per cicloturisimo, mentre nel campione degli intervistati è poco utilizzato il servizio di bike sharing. La mountain bike è la bicicletta più usata, seguita dalla city bike, da quelle normali e da quelle da corsa».

Dalla ricerca, raccolta in un volume di 300 pagine con 24 interviste integrali ad opinion leader (Vittorio Adorni, Piero Angela, Michele Bartoli, Paolo Bettini, Gianni Bugno, Eugenio Capodacqua, Davide Cassani, Mario Cipollini, Amedeo Colombo, Franco Costantino, Renato Di Rocco, Enzo Ghigo, Josefa Idem, Andrea Lucchetta, Ignazio Marino, Alfredo Martini, Andrea Monti, Francesco Moser, Piero Nigrelli, Antonio Rossi, Vincenzo Scotti, Roberto Sgalla, Gianluigi Stanga, Mauro Vegni) che hanno risposto a 11 domande complesse, emerge anche la necessità di sviluppare la cultura della sicurezza attraverso l'utilizzo del casco.

È ora la volta degli interventi di Gianni Bugno, Davide Cassani, Paolo Bellino (nuovo direttore generale di RCS Sport) e Andrea Monti, direttore de La Gazzetta dello Sport, che avanza una condivisibile critica alla ricerca: «Tutti gli intervistati sono appassionati o protagonisti del mondo del ciclismo, quindi la visione che emerge è parziale. E comunque sottolineo che il doping è presente in tutti gli sport, anche se i dati relativi ad altre discipline come il calcio non vengono diffusi. Noi come informatori cerchiamo di fare il nostro meglio e sapete quanto la rosea è legata al mondo del ciclismo». 

Chiude la serie di interventi il direttore della Scuola Superiore di Polizia Sgalla, per tre anni responsabile della sicurezza del Giro d'Italia, che ha ribadito quanto sia rischioso pedalare nelle nostre città: «Rispetto ai paesi nordici ci manca una "cultura del caschetto". Lo scorso anno in Italia abbiamo registrato 289 decessi in bicicletta, siamo al terzo posto in questa triste classifica dopo auto e moto».

da Roma, Giulia De Maio
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