Al padre del passaporto Plebani l'Oscar della chimica clinica

PREMI | 05/03/2014 | 18:11
Il modo del ciclismo ha imparato a conoscerlo più di dieci anni fa, grazie a Rino Baron, storico team-manager della Bata, il quale pensò bene di sollecirlo sul fronte dell'antidoping. Il Professor Mario Plebani, coiadiuvato da un fantastico staff di luminari dell'Università di Padova, non se l'è fatto ripetere due volte e si è buttato anima e  corpo per trovare un modo rivoluzionario e di intendere e praticare l'antidoping. Dalla sua competenza e da una sua brillante intuizione è nato il concetto di «passaporto biologico», che il team Bata ha utilizzato per oltre dieci anni in campo dilettantistico (primi in assoluto) per tenere monitorati i propri atleti e oggi questa pratica è stata mutuata a livello mondiale tanto da essere uno degli strumenti antidoping più interessanti ed efficaci utilizzati dal movimento ciclistico mondiale.
È di oggi la notizia del prestigioso riconoscimento che è stato assegnato al professor Plebani, al quale inviamo le nostre più senitite e sincere felicitazioni a nome nostro e di tutto il ciclismo.


Ecco il pezzo apparso questa mattina sulle colonne de «Il Mattino» di Padova:

L’errore medico è subdolo, si nasconde soprattutto nella fase pre e post analitica, quando vengono richiesti gli esami, non sempre test appropriati, o quando i risultati sono interpretati dal medico, non sempre nel modo corretto. Non è una questione di professionalità, ma di fare i conti con l’errore umano. Come ha dimostrato il professore Mario Plebani, direttore del dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’Università di Padova, introducendo indicatori qualitativi oggi usati da molti laboratori nel mondo, capaci di ridurre, appunto, le sviste. Per questo ha ricevuto il prestigioso «AACC-NACB Award for Outstanding Contributions to Clinical Chemistry in a Selected Area of Research», assegnato dall’American Association of Clinical Chemistry e dalla National Academy of Clinical Biochemistry. E’ il primo italiano a ricevere questo riconoscimento, che ha già gratificato due premi Nobel: nel 1975 Rosalyn S.Yalow e nel 1993 Kary B. Mullis. Il premio sarà consegnato il prossimo 27 luglio, a Chicago all’assemblea plenaria dell'associazione americana.

Plebani, nato a Schio nel 1950, è sposato con Maria Laura, medico anche lei, ed è papà di Matteo, filosofo matematico. Vanta un curriculum impeccabile: laureato e specializzato a Padova, ordinario di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, componente del consiglio di amministrazione dell’università, prof onorario anche alla facoltà di Farmacia e Biochimica di Buenos Aires, direttore del Centro di ricerca biomedica del Veneto, rappresentante italiano all’European Cooperation for Accreditation Subconmitter for medical Laboratories. Impossibile ricordare tutti gli incarichi, i riconoscimenti e le autorevoli collaborazioni scientifiche collezionati nel tempo. Basti sapere che è presente nella lista dei Top Italian Scientists. Eppure, quando lo incontriamo nel suo studio al Giustinianeo, le prime parole che pronuncia sono di preziosa umiltà: «Un riconoscimento immeritato», commenta, «sono rimasto molto sorpreso. Un amico canadese mi aveva annunciato la candidatura l'anno scorso, si vede che quest'anno hanno ripreso quella documentazione. Il mio laboratorio conta 100 persone, di cui dieci ricercatori che hanno collaborato al progetto e quattro-cinque specializzandi appassionati. È una disciplina relativamente giovane, cresciuta di pari passo con la tecnologia. Ma le cui scoperte sono fondamentali: il diabete; le conseguenze del colesterolo; di recente l’infarto del miocardio, il cui 30% dei casi è individuabile grazie al riscontro di una proteina, malgrado l’elettrocardiogramma resti muto; la leucemia da un semplice sanguinamento in un bambino molto piccolo; nuovi marcatori oncologici e cardiovascolari. Riusciamo a tipizzare alcune malattie con dati oggettivi e questo ci permette di identificare le patologie prima dei segni avanzati, sapendo che arrivare tardi riduce le possibilità d'intervento. Abbiamo dimostrato che la medicina di laboratorio di qualità riduce gli errori e che le armi tradizionali della semiotica clinica hanno bisogno dei nostri strumenti per essere veloci e precise». «L’Università di Padova continua a fare parlare di sé nel mondo», commenta il Magnifico rettore Giuseppe Zaccaria, «attraverso l’eccelsa qualità della sua ricerca, grazie al capitale umano che è da sempre un pilastro di questo Ateneo».

da «Il Mattono di Padova» del 5 marzo 2014 a firma Elvira Scigliano

HA INTRODOTTO NUOVI MARCATORI DI MALATTIE

Gli studi del professore Plebani hanno “arruolato” la tecnologia contro l’errore umano. Tutto si gioca in una fase precoce, capace di identificare le malattie prima che i segni avanzino e sia troppo tardi. Il lavoro di Plebani ha cambiato faccia alla qualità dell’indagine diagnostica, rivedendo le fasi di snodo del laboratorio e introducendo sempre nuovi marcatori di malattie (in particolari nella prevenzione cardiovascolare e oncologica) che sono in grado di escludere o individuare una patologia molto prima e molto meglio della semplice riflessione umana. La ricerca di laboratorio non deve essere una fase post diagnosi ma contemporanea alla ricerca della malattia stessa. La strada è tracciata: migliorare la qualità della ricerca in laboratorio riduce gli errori e avvantaggia la sicurezza.      (e.sci.)
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