IL TRADIMENTO

TUTTOBICI | 28/01/2014 | 08:58
Oddio, mi si è ristretto il ciclismo. Nemmeno avessimo sbagliato il candeggio, ripartiamo con un movimento molto più piccolo, diciamo pure ridotto all’osso. Con poca polpa da rosicchiare.

L’inverno è trascorso tra premiazioni e convegni, tutte no­bi­lissime occasioni per fare il punto, per tracciare linee programmatiche, per avviare la ri­costruzione. Alla faccia delle chiacchiere sciolte. Ne ho sentite veramente di tutti i colori. A partire dai burocrati fe­de­rali, per arrivare allo stesso sindacato corridori, passando per medici e organizzatori, diesse e massaggiatori, volti televisivi e pierre, ognuno ha l’idea formidabile per rilanciare la negletta creatura no­stra. Tra cotanto sferragliare di cervici, io mi sono preso la briga di segnarmi soltanto una cosa veramente fondamentale, una promessa fatta dal nuovo presidente Uci Cook­son (impressione iniziale: mi sembra un tipo commestibile), una promessa che toc­ca una questione secondo me essenziale: la riforma dei ca­len­dari. Bisogna rifare molte cose, ma questa mi sembra dav­vero la prima: non esiste che in California si corra du­rante il Giro d’Italia, non esiste che il giro del condominio conti a livello di punteggi quanto - o quasi - il Tour de France. Mettiamoci mano, per dio, e finiamola una volta per tutte con la retorica idiota della divulgazione planetaria. Certo che è auspicabile, ma non a costo di buttare tutto in farsetta.

Detto questo, mi sembra di poter aggiungere che poco si è detto sulle cause vere di questa crisi epocale. Se il ciclismo italiano è così ridotto (male), se oggi come oggi appare liofilizzato (senza una vera squadra di serie A, con il solo Nibali a reg­gere il confronto internazionale), le ragioni sono ov­via­mente tante. Io però mi so­no stufato di dare colpe a tut­to e a tutti, così da non arrivare mai al nucleo centrale delle questioni. È vero, tutti abbiamo concorso con il no­stro mattoncino a buttare giù la vetrata, ma non possiamo nasconderci che qualcuno ne ha buttati più di altri. Per­so­nalmente non mi voglio na­scondere, personalmente ho scelto una conclusione definitiva: se devo dire quale è il motivo primo di questo ciclismo italiano ridotto all’osso, proprio il primo di tanti motivi, dubbi non ne ho più, il primo di tutti i motivi per me si chiama doping.

E via con i se, i ma, i pe­rò. Già li sento in lontananza: tutti gli sport sono dopati, il doping c’è sem­pre stato, il ciclismo ha peccato di masochismo, il ci­clismo è lo sport più coraggioso e avanzato nell’antidoping. Tutto giusto e tutto vero. Però io sbaracco subito queste ri­spettabili cianfrusaglie e vado al sodo: per vent’anni - ormai sono proprio venti - la grande platea degli sportivi ha subito un tale bombardamento di scandali, di risultati fasulli, di bugie colossali, di vergogne inenarrabili, che umanamente non le si può imputare di ave­re voltato le spalle al ciclismo per puro capriccio, o per mo­da, o per posa. Peggio ancora: lo stesso bombardamento a tappeto l’hanno subìto gli sponsor, e dio solo sa quanti ne abbiamo persi per disamoramento e disillusione, per de­lusione e imbarazzo. Chia­mia­mo le cose con il loro no­me: un sacco di appassionati, quelli danarosi che pagano le squadre e quelli squattrinati che affollano le strade, se ne sono andati per colpa di un sommo tradimento. Così lo chiamo, né più, né meno: tradimento. Questo il vero motivo, questa la madre di tutte le cause.

Sì, per vent’anni il ciclismo ha tradito. E non c’è niente di peggio, do­po il tradimento, della rabbia di un tradito. Che vogliamo dire, a questi amanti mes­si in fuga da vent’anni di me­schinità e di bugie: vogliamo raccontare che non è come sem­bra, che possiamo spiegare? Io dico che dobbiamo soltanto abbassare lo sguardo e chiedere umilmente scusa. Sempre che le accettino, sempre che abbiano ancora voglia di ascoltare. Dopodichè, resta aperta una sola strada: ricominciare da zero in un altro modo, in un modo nuovo. Senza fare gli offesi e i permalosi, senza stupidi scatti d’orgoglio, senza la spocchia degli impuniti. Chi sbaglia paga, noi abbiamo sbagliato tantissimo e stiamo pagando tantissimo. Ma l’importante, nella vita, è crescere. Può darsi che di un ciclismo cresciuto, mi­gliore, nuovo, qualcuno possa innamorarsi ancora. Bisogna provarci, senza tanti ma, se, però. Dobbiamo cominciare da subito, da questo 2014 pieno zeppo di novità. Non possiamo lasciarci sfuggire l’oc­casione: è un dovere. L’al­ternativa è finire come il cinema in bianco e nero, come l’Ovomaltina e come la boxe: tra i ricordi malinconici di un tempo lontano, senza possibilità di ritorno.

di Cristiano Gatti, da tuttoBICI di gennaio
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COMMENTI
il tradimento
28 gennaio 2014 10:16 ragno70
e se si cominciasse a difendere le corse nazionali sempre più in sofferenza anzichè andare ad investire all'estero in posti dove il ciclismo non c'entra niente(la federazione non si espone mai) in fin dei conti il ciclismo ha la sua culla in italia francia belgio olanda insomma nella vecchia cara europa

Che delusione
28 gennaio 2014 11:14 Cristallo
Purtroppo come dice Lei questo tradimento nel mondo del ciclismo c'è ed è palpabile.
Gli sponsor importanti se ne sono andati da molte squadre a causa di tutto questo fango, e le stesse squadre per sopravvivere non hanno potuto più prendere a contratto o riconfermare ciclisti professionisti che avevano già fatto risultati e che avevano davanti ancora una carriera (tutto questo perchè i soldi non ci sono).
Così quest'anno è andato di moda prendere qualunque portava uno sponsor, mentre che non è riuscito è rimasto fuori.
Questo sarebbe il futuro del ciclismo........ma non credo proprio.

concordo con cristallo
28 gennaio 2014 20:31 viga
siamo arrivati ad un punto vergognoso adesso non solo pagano i prof per correre ma anche i dilettanti e tra poko gli juniores.....incredibile ....addiritura in una squadra continental senza fare nomi corre un ragazzo che non finiva quasi mai le corse da junior e si presenta con zero punti in due anni da juniores....e' giusto per voi questpo anche per altri ragazzi meritevoli??????

Ottimo articolo
30 gennaio 2014 13:49 naiquintana
Ma per ripartire bisogna capire..bisogna esortare gente come di Luca a dirci tutto,perché se vogliamo credere che le sue parole siano frutto di pura immaginazione,o solo perché le sue dichiarazioni sono intempestive allora non debbano essere prese seriamente...beh..questo si chiama mettere la polvere sotto al tappeto senza veramente PULIRE!! Mai toglieremo l omertà che regna in questo mondo e mai ci toglieremo gli scandali..ce ne saranno anche nel 2014 vedrete

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