Luca Mazzanti: «Con tanto magone, mi fermo qui»

PROFESSIONISTI | 18/12/2013 | 08:52
«Non mi vedrete più in bici: Mi fermo qui». Scende dalla bici Luca Mazzanti, 40 anni a febbraio, dopo diciassette stagioni tra i professionisti, con dieci vittorie, l’ultima a Lugano nel 2007. Non un campione, ma nemmeno uno qualsiasi. Uomo squadra è l’etichetta giusta per il bolognese di sangue napoletano, atleta solare, mai toccato da ombre e sospetti, con una dote rara nel ciclismo moderno: quando ha preso il via, è sempre arrivato in fondo. Lo ha fatto per una carriera intera, un anno alla Panaria lo ha fatto in un tutte le corse disputate: un primato che il Guinness non avrà registrato, ma resta come soddisfazione personale, oltre che come segnale di serietà.

In Svizzera l’ultima gioia, come in Svizzera era stata la prima nel ’98, giro del Lago Maggiore con la Tollo, la sua seconda maglia dopo aver debuttato l’anno prima con la Refin dei bolognesi Primo Franchini e Orlando Maini. A seguire Fassa Bortolo, Mercatone Uno, cinque anni con la Panaria dei Reverberi, poi Tinkoff, Katusha e infine Fantini, correndo accanto a grandi capitani o emergenti di successo: Bartoli, Basso, Pozzato, Garzelli, per dirne qualcuno, o l’ultimo Pantani, per dire uno che basta la parola. Un giorno potrà dire di aver vinto al Giro, anche se la tappa di Frosinone nel 2005 la ottenne col secondo posto dietro Bettini, poi squalificato per aver fatto volare Cooke contro le transenne. Un giorno potrà raccontare di aver corso con la maglia azzurra, nel  2004 a Verona, dopo esser stato due volte riserva, nel 1998 e nel 2003: piaceva al compianto Ballerini e questo resterà il miglior ricordo.
MAZZANTI, ha deciso di smettere?

«Sì. Stop, basta. Mi ritiro».

Ma non aveva detto che voleva andare avanti?
«Volevo. Ma qualcosa con la squadra (la Yellowfluo di Scinto, ndr) si è rotto. Non cerco altre avventure, meglio smettere».

Cosa è accaduto?
«Avevo un accordo per aiutare i giovani a crescere: per motivi suoi, il team non l’ha rispettato. Così ho deciso: farlo a 39 o 40 anni cambia poco».

Peccato.
«Non ditemelo: sapendolo prima, mi sarei fermato al giro dell’Emilia, sulle mie strade. Conservando l’ultimo numero di gara».

Ha già un’idea per il futuro?
«Ho una società per raccogliere sponsor e seguire i giovani. Non voglio essere il classico procuratore che firma il contratto e svanisce, desidero farlo a modo mio: seguendo i ragazzi con passione e competenza e insegnando loro come si sta in un ambiente non facile come il ciclismo».

Che corridore è stato Mazzanti?
«Uno che ha fatto ciclismo con passione e serietà: nel mio piccolo, come il mio amico Ivan Basso».

Soddisfatto?
«Sì, perchè ho sfruttato le mie doti al 120 per cento. Sono stato un uomo squadra che ha avuto la stima di tutti i suoi capitani e che, quando ha avuto l’occasione di fare il leader, ha dimostrato di esserlo».

Sfogliamo l’album dei ricordi: il giorno più bello?
«Il campionato italiano che abbiamo vinto in tre: Pozzato come leader, io come unico gregario e Maini in ammiraglia. Pippo inseguiva da anni quel titolo, io ho lavorato per dieci: quel giorno ho fatto il numero più grande della mia carriera».

Il rimpianto?

«Gli ultimi due anni con questa squadra, finiti come non pensavo. E il rapporto con Pozzato, che si è deteriorato perchè, come suo uomo di fiducia, mi aspettavo maggior chiarezza».

A chi rimarrà legato per sempre?
«Facile dire Ivan Basso. Ma voglio molto bene anche a Piepoli: ha fatto un grande errore (positivo al Tour 2008, ndr), ma non lo cancello. Poi c’è Pantani: un affetto che porto dentro di me».

Salirà in ammiraglia?
«Per ora no: ho troppi impegni. E’ un momento chiave della mia vita, sono diviso fra Bologna, dove c’è mio figlio Matteo, e Milano, dove vive la mia compagna Laura, che rimpiango di non aver avuto accanto negli anni giusti».

Che tecnico sarebbe?
«Come il mio amico Maini, uno che vede tanto ed è sottovalutato perchè umile. Ma anche Ferretti, Reverberi e Scinto mi hanno lasciato qualcosa».

Mazzanti, niente festa d’addio?
«No, no, la farò. Troverò lo sponsor e farò un criterium con gli amici: l’ultimo numero da mettere in quadro lo vorrei...».
 
 
Angelo Costa da «Il Resto del Carlino» del 18 dicembre 2013

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COMMENTI
Per
18 dicembre 2013 10:33 Fra74
quanto posso aver visto, credo che LUCA MAZZANTI abbia espresso tutte le sue doti umane e sportive, un ragazzo semplice, mai sopra le righe, si è ritagliato una bella ESPERIENZA lunga 17 anni: COMPLIMENTI a LUI, un esempio!

Poi,come sempre, mi piacerebbe avere una risposta da parte dei vari Sig.ri Scinto & Citracca in merito alla affermazione di Luca Mazzanti, ma dubito che arriverà...così come penso che anche il Sig. Pozzato non voglia chiarire quanto sostenuto da Luca Mazzanti, va bene...un grosso saluto a Te, Luca e pure al grande Orlando Maini: due bolognesi DOC!!!!!
Francesco Conti-Jesi(AN).

GRAZIE DI TUTTO LUCA!!
18 dicembre 2013 11:10 Bartoli64
Come appassionato e cultore di questo sport non posso che rivolgere il mio GRAZIE a questo corridore che, come ricordato nell’articolo, non è mai stato neppure sfiorato dalle “magagne” che hanno imperversato nell’ambiente.

Luca Mazzanti mi ha sempre ricordato i leggendari gregari di Coppi, di Bartali e di Gimondi, e se “leggendario” a sua volta non ci è diventato è solo perché ha corso negli anni più bui di questo sport, pur svolgendo la sua professione con il massimo della serietà, della passione, della dedizione e dell’attaccamento. Un esempio vero il suo, un esempio raro.

Quanto al deterioramento dei suoi rapporti con Scinto e la dirigenza della squadra, nonché ai soliti “bla-bla” di Pozzato… nulla di nuovo sul fronte occidentale…

BUONA FORTUNA LUCA!!

Bartoli64

Grazie Luca
18 dicembre 2013 15:01 ciclistas
Per le belle emozioni che mi hai fatto provare durante il corso della Tua carriera e per il Tuo comportamento da prendere come esempio dai ragazzi e non: fatica ed umiltà.

Auguri per le feste in arrivo e per la Tua futura carriera.

Claudio Pagani

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