Gino Bartali e una medaglia da campione del mondo

| 25/04/2006 | 00:00
Gino Bartali ha ricevuto oggi, 25 aprile 2006 - alla memoria, nelle mani della moglie Adriana - una medaglia d'oro senza dubbi, senza incertezze, quella del Capo dello Stato italiano Ciampi, nel giorno della liberazione da qualsivoglia tirannìa. Gino Bartali, il campione cristiano per antonomasia, il 'pio' dei francesi, e pure quello che nel luglio '48 riuscì forse ad ammansire gli estremisti di sinistra scatenati per l'attentato a Togliatti con il suo successo di Briancon al Tour, ha conquistato oggi, senza Van Steenbergen e Coppi, senza Koblet e Schotte, ma di certo con il consenso di loro tutti, una medaglia d'oro da Campione del Mondo. Lui che quel titolo terreno mai lo guadagnò, ha ricevuto un riconoscimento di analogo e pur diverso spessore, per quelle lunghe ripetute in solitudine - per allenamento, diciamo - percorse da Firenze ad Assisi e viceversa, portando celati nei tubi cavi della bici i documenti salvacondotto per una miriade di ebrei toscani, nel '43. Non c'erano allora le tv, i Processi, le fiction, gli Speciali, le veline, i falsi sorrisi, i cantori di comodo, il Che tempo fa il giorno prima: c'erano il dolore, la paura, il coraggio, il giorno stesso, il rischio di morte, gli sterrati ed il pagare di persona. Quel premio, quel titolo da Perlasca mai gridato - anche a posteriori - di salvatore di vite senza nome, Gino Bartali lo ritira oggi. Per delega di tutti noi. Insieme a quello di Campione di un Mondo - non solo quello del ciclismo -, che aveva anche grazie al ciclismo nella lealtà e nel cuore le sue uniche pietre angolari. Gian Paolo Porreca
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