Caso Curtolo-Federazione: la Bianchi precisa che...

| 15/04/2006 | 00:00
"Il rilancio della pista non può prescindere dalle regole che disciplinano l’attività degli atleti professionisti. In presenza del rispetto di queste regole il nostro sostegno alla pista italiana è garantito, come testimonia l’apporto di Bianchi a Vera Carrara, proprio ieri riconfermatasi campionessa del mondo nella corsa a punti". E’ questo il commento di Davide Brambilla, amministratore delegato di Fiv Bianchi spa, all’esclusione di Alberto Curtolo dal quartetto dell’inseguimento azzurro impegnato nei Campionati del Mondo di ciclismo su pista. La Federciclismo aveva motivato lo “stop” a Curtolo con il rifiuto ad utilizzare il materiale tecnico in dotazione alle nazionali. In realtà, solo a ridosso dei Mondiali di Bordeaux era stata comunicata alla Bianchi la presenza di un competitor diretto tra i fornitori tecnici della nazionale. Come ricorda Brambilla, "pur di consentire a Curtolo di scendere in pista avremmo tollerato l’utilizzo della bici procurata dalla Federciclismo, purché senza loghi". Ma veniamo alla ricostruzione di questa vicenda. A metà febbraio il team Liquigas apprende con soddisfazione della convocazione di Curtolo per i Mondiali di Bordeaux. Il reparto corse della Bianchi (partner del team Liquigas) si mette dunque all’opera per realizzare la bicicletta che il corridore avrebbe utilizzato nella gara iridata dell’inseguimento a squadre. Tutto procede regolarmente, sino a quando Liquigas e Bianchi vengono a sapere che gli azzurri dell’inseguimento a squadre sono tenuti a gareggiare su bici fornite da un’azienda concorrente della storica casa di Treviglio. "Immaginate il nostro disorientamento" dice il responsabile marketing della Bianchi, Stefano Viganò. "Curtolo, come tutti i corridori professionisti del mondo, è legato all’utilizzo esclusivo delle biciclette del team di appartenenza. D’altro canto la federazione sembrava determinata a non concedere alcuna via d’uscita, in particolare per la prova dell’inseguimento a squadre. Pur di garantire all’atleta la possibilità di disputare la competizione iridata abbiamo allora comunicato la nostra disponibilità a tollerare, in via del tutto eccezionale, l’utilizzo della bici fornita dalla nazionale. Unica nostra richiesta: la rimozione di ogni logo dal telaio. L’intransigenza della FCI ci ha spiazzato, anche perché varie federazioni dimostrano con i fatti che la fornitura della bicicletta non comporta automaticamente la visibilità del fornitore".
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