Franco Ballerini poteva essere salvato

REPORTAGE | 31/01/2013 | 13:45
Il cielo era scuro quella mattina. La Renault Clio R3 su cui viaggiava Franco Ballerini era lanciata al massimo in una veloce curva a destra, nella prima speciale della prima edizione del rally Ronde Larciano. Appena il tempo per il Ballero di leggere l'ultima nota al pilota Alessandro Ciardi, poi la piccola bomba da 230 cavalli infila una ruota in un fosso, s'intraversa come un animale impazzito e si pianta dritta nel muro di una villetta sulle colline toscane. Ballerini muore sul colpo, il pilota si salva rimediando solo la frattura del bacino.

Come un'arma — Era il 7 febbraio 2010. Tra pochi giorni sarà il terzo anniversario della morte del c.t. più amato del ciclismo, che oggi avrebbe 48 anni. La Procura di Pistoia ha finalmente concluso la lunga e complessa inchiesta che scaturì da quell'incidente: Ballerini non sarebbe morto per una fatalità legata al rischio di una corsa d'auto. Ad ucciderlo sarebbe stato il collare Hans, che si applica al casco per ragioni di sicurezza contro i "colpi di frusta" e che in quel caso invece non avrebbe funzionato, trasformandosi in una ghigliottina micidiale che provocò lo sfondamento della base cranica del c.t., iscritto alla corsa per puro divertimento. Perciò la Procura ha notificato otto avvisi di chiusura delle indagini per l'ipotesi di reato di omicidio colposo a carico del presidente federale Angelo Sticchi Damiani e dei componenti del Comitato esecutivo dell'Aci-Csai, i quali decisero di ratificare la norma internazionale che introduceva l'obbligatorietà dell'Hans nei rally, applicandola nelle gare italiane dall'1 gennaio 2010, un mese prima dello schianto di Ballerini. È il presupposto per la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati da parte del sostituto procuratore Luigi Boccia. Dalle indagini sarebbe emerso che durante l'iter legislativo (cominciato nel settembre 2008) le Sottocommissioni rally, sicurezza e medica dell'Aci-Csai avevano avanzato numerosi dubbi e obiezioni sull'introduzione della nuova regola e sull'effettiva efficacia del collare al di fuori delle monoposto.

Documenti — La Procura ha acquisito la documentazione scritta che lo proverebbe, ascoltando la testimonianza di alcuni tecnici federali, tra cui Giorgio Beghella Bartoli, indagato a Monza per il presunto malaffare nella gestione dell'Autodromo. Non solo, sembra che alcuni team avessero fatto notare l'impossibilità di montare correttamente il dispositivo sulle loro vetture. E perfino qualche costruttore, come Dallara, che pure produce monoposto, avrebbe richiesto delucidazioni, ottenendo in molti casi (ma non sempre) una deroga. La procedura per l'introduzione dei collari era però avviata e si sarebbe deciso di non bloccarla. Inoltre, come sottolineano gli inquirenti, non era stata predisposta né vi fu un'adeguata campagna informativa sull'uso dell'Hans. Cade l'ipotesi di reato per il pilota Ciardi. Le immagini del camera car avrebbero dimostrato che eseguì una manovra ineccepibile, per cercare di evitare l'impatto. Resterebbe invece in piedi l'accusa per l'organizzatore della corsa Riccardo Heinen, titolare della PromoGip di Montecatini Terme, a causa della mancata segnalazione del fosso e dell'assenza di protezioni sul muretto dove si schiantò la Clio. Decisiva è stata infine la riesumazione del cadavere di Ballerini, ordinata nel febbraio 2011. La perizia del medico legale Borgioli avrebbe stabilito come causa del decesso lo sfondamento della base cranica ad opera di un oggetto contundente, che poteva essere solo l'Hans. Le altre ferite non erano mortali. Ballerini insomma avrebbe potuto salvarsi, come Ciardi. La presenza sulle scapole dei segni delle cinture di sicurezza proverebbe anche che queste ultime non erano strette perfettamente, in relazione all'Hans.
 
Muro — La Procura in questi tre anni si è mossa tra oggettive difficoltà. Trovandosi spesso davanti un "muro di gomma". Le ripetute richieste di informazioni inviate alla Federazione internazionale e i viaggi all'estero per avere risposta agli interrogativi sollevati dai consulenti Piercarlo Molta e Patrizio Santini, sulla base di complesse analisi e simulazioni, non hanno trovato risposta. Solo spiegazioni generiche arrivate dopo mesi. Non ci sarebbero studi tecnici specifici sull'utilizzo dell'Hans nei rally, al contrario delle monoposto. Mentre in una F.1 però il punto di fissaggio delle cinture al telaio è vicino al casco, nelle auto da rally si trova molto indietro nell'abitacolo, con tensioni e inclinazioni del tutto diverse. La Fia non è responsabile, in quanto il potere normativo in Italia è delegato all'Aci-Csai. Contro cui la famiglia di Ballerini e le assicurazioni potrebbero costituirsi parte civile nell'eventuale processo.

di Luigi Perna
da La Gazzetta dello Sport
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