Il tradimento della Gazzetta

TUTTOBICI | 29/01/2013 | 08:58
Come sta messo il ciclismo, adesso che è co­minciata una nuova annata? Sta messo così: c’è una mezza dozzina di movimenti ispiratissimi e virtuosissimi che si dicono tutti pronti a sbaraccare, rifacendolo di sana pianta. Ormai ha più volontari al capezzale il ciclismo che la foca monaca. Il panda rode d’invidia. La cosa più tragicomica: tra i gruppi investiti dalla nuova missione salvifica c’è persino l’Uci, che convoca gli stati generali per uscire dall’unico stato in cui lei stesso ci ha ficcati, lo stato comatoso. Ma certo, bisogna risistemare il pollaio, affidiamolo alle capaci sgrinfie della faina…

Sono proprio curioso di vedere dove tutto questo fermento di rivoluzioni e di riforme ci porterà. Per esperienza, so che più missionari si mettono all’opera, più la missione è confusa e pasticciata. Ma non bisogna eccedere con il pessimismo: ciascuno ha di­ritto di giocarsi le sue carte, conviene vedere a che gioco stanno giocando. Con una piccola postilla che riguarda tutti quanti: non resta molto tempo, il paziente è in condizioni critiche, rischiamo di perderlo.

In attesa del grande cambiamento, non posso ta­cere l’ultima vergogna perpetrata ai danni del povero degente. Nei giorni di Na­tale, ho fatto il mio giro in libreria, alla ricerca di regali. Ad un certo punto mi sono imbattuto in un’idea molto curiosa, ideale per un paio di amici miei: il volume gigante con tutte le prime pagine storiche della Gazzetta. Bel­lo, mi sono detto: li regalo a quei due. E due ne ho presi. Mentre ero in coda alla cas­sa, però, mi sono soffermato a guardare la copertina, che per le specifiche dimensioni definirei copertona. Nel di­segno stilizzato, rappresentati tutti gli sport più popolari, e anche quelli meno popolari, tipo i tuffi. Tutti meno uno: il ciclismo. Ho guardato e riguardato, credendo di vederci poco, ma purtroppo la colpa non era mia: la Gaz­zetta, la madre naturale del ciclismo italiano, ha escluso e rinnegato la sua creatura. Un delitto orrendo, che grida vendetta. Nel mio piccolo, ho camminato a ri­troso e sono andato a rimettere i due libri sullo scaffale d’origine, cambiando idea sui regali. Purtroppo, ho cambiato un po’ idea anche sulla Gazzetta.
Ci sono segni dei tem­pi che valgono so­stan­za. Questo, per me, lo è in modo atrocemente efficace. Persino alle fermate dei metrò c’erano enormi tabelloni pubblicitari che lanciavano l’iniziativa editoriale, con la copertona senza ciclismo bene in evidenza. Io non la voglio fare tanto lun­ga, perché non sono interessato a guerre contro il giornale rosa: lì, tra parentesi, ho tanti amici e colleghi che stimo, come persone e come giornalisti. Non è dunque per la solita, idiotissima questione di invidie e di concorrenza che sollevo la questione. Lo faccio perché si tratta proprio della Gazzetta. Da tutti mi sarei aspettato uno sfregio del genere, mai dalla “Gazzetta”: proprio lei, che il ciclismo l’ha lanciato, l’ha allevato, l’ha reso grande, e ultimamente sta pure cercando di rilanciarlo, ispirando il famoso manifesto dei cinque giornali autorevoli d’Euro­pa. Amici rosa, proprio un bell’inizio. Prima di lanciare nuovi manifesti, io avrei cam­biato quelli appesi in metrò. Così, tanto per essere credibili, tanto per dimostrare nei fatti che davvero tenete ancora molto al ciclismo.

Sinceramente mi sono chiesto più volte le ragioni dello scandalo. Ho trovato solo due possibili cause. La prima: la Gazzetta considera il ciclismo talmente impresentabile da temere che la sua presenza in copertina possa de­turpare l’iniziativa editoriale. In questo caso, mi chiedo come si possa ancora credere nel futuro del ciclismo, se il suo giornale organizzatore per primo se ne vergogna. Non volendo accettare questa spiegazione, ho preferito cercarmene un’altra, la se­conda: si tratta semplicemente di una svista. Sul mo­mento ci ho sperato. Poi pe­rò mi ha assalito una mostruosa malinconia: se persino la Gaz­zetta si dimentica bellamente del ciclismo, significa davvero che la crisi è spaventosa. Secondo me, dimenticarsi è molto peggio che vergognarsi.

Cristiano Gatti
da tuttoBICI di gennaio
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COMMENTI
92 minuti di applausi
29 gennaio 2013 11:44 teos
.

29 gennaio 2013 12:20 azalai
Gatti come sei esagerato....... ma come si fa a scagliarsi contro la gazzetta che tiene in vita il ciclismo italiano solo per una copertina? suvvia!!

Coraggio Gatti,la gazzetta lo fa tutti i giorni...
29 gennaio 2013 15:13 magico47
Un appassionato di Ciclismo dovrebbe riflettere cosa da la gazzetta dello sport al Ciclismo.

Poveri noi....


Loriano Gragnoli DCI

concordo
29 gennaio 2013 17:37 zemmel
concordo pienamente con c.gatti. rosa bel colore e allo stesso tempo colore dei maiali

Il pezzo del Dr. Gatti...
29 gennaio 2013 17:56 Bartoli64
...secondo me è molto arguto e fa riflettere non poco.

Altrettanta riflessione, però, la imporrebbe anche il semplice post dell'amico Alzalai.

Mettiamola così: è stata una svista imperdonabile commessa da un giornale che, senza tema di smentita, contribuisce (non poco e non da ora) a tenere in piedi tutto il circo del Ciclismo.

Bartoli 64

29 gennaio 2013 20:29 teos
Magari una svista, magari.. La verità è che il ciclismo per la Gazzetta non è più il "core business" come lo era una volta assieme al calcio, riprova ne è il fatto che le classiche, tolte Sanremo e Lombardia, senza le sovvenzioni di sponsor non le promuove o le abolisce (vedi Eroica nel primo caso e Giro del Lazio, tornata solo quest'anno, nel secondo). Senza contare poi che novità degli ultimi anni i colori delle maglie del Giro sono in vendita al miglior offerente.. Insomma, se una volta il ciclismo era coccolato a prescindere dalla rosea, oggi senza carta moneta può pure andare tutto alla malora, con buona pace di RCS che evidentemente preferisce più stringere accordi commerciali con la NBA (basta vedere lo spazio che danno a video e notizie sul sito) o la Bundesliga (ultimamente ogni tanto danno match del campionato tedesco in streaming). Per contro le notizie sul ciclismo arrivano sempre in ritardo e a fondo pagina nella home del sito o peggio non arrivano per niente (come ad esempio l'uscita di Contador, riportata come sempre puntualmente da TBW e ignorata da gazzetta.it, sulla possibilità che partecipi al Giro quest'anno, e stiamo parlando del Giro e di Contador, cioè neanche a dire che non rientri nelle cose di loro interesse..). Troppo facile pavoneggiarsi 21 giorni a cavallo tra maggio e giugno, se poi lo spazio che il ciclismo ha avuto un tempo sulla Gazzetta ora è sempre meno e l'impressione è che purtroppo sempre meno ne avrà.. Ah dimenticavo, come le migliori trasmissioni sportive di questo paese quando però si è trattato di dare risalto e gossippare sulla vicenda-Armstrong MammaGazzetta col kaiser che si è fatta trovare impreparata eh..

esagerato
29 gennaio 2013 21:33 AERRE56
esagerato nella forma, come succede spesso al dott. gatti.

Bravo Gatti
29 gennaio 2013 23:30 Jackass
Il declino in Italia del ciclismo e' iniziato con l'accordo Rai-Gazzetta per la trasmissione del Giro d'Italia, la paura che Mediaset potesse portare via alla RCS quei pochi sponsor che mantenevano il giochino e' stato la cosa più scellerata che potesse accadere al nostro sport.
È continuiamo a pagarne le conseguenze con il ciclismo in mano a dei dirigenti obsoleti ed incapaci, relegati in ventesima pagina ed in quarta serata.

Bravi e accorti Zemmel, teos e Jackass
30 gennaio 2013 11:42 magico47
Bravi i tre lettori sopra citati,loro come me vedono nella gazzetta un "CICLISMO al buio"...invece per molti altri lettori è buio pesto!

Contentarsi di poco è decadente!


Loriano Gragnoli DCI - nel ciclismo dal 1971
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