CASO BARTALI. L'associazione Amici del Museo vince la causa

| 10/01/2013 | 10:59
L'associazione Amici del Museo del Ciclismo “Gino Bartali” di Ponte a Ema (Firenze) potrà continuare a tenere i cimeli - biciclette, coppe, trofei, medaglie, maglie - vinti e appartenuti al grande campione: lo ha stabilito il giudice Salvatore Palazzo del tribunale di Firenze decidendo su una causa civile in cui la moglie Adriana e il figlio Andrea hanno agito contro l'associazione Amici del museo.
Nella causa, Adriana e Andrea Bartali, assistiti dagli avvocati Niccolò Rositani Suckert e Domenico Cecere Palazzo, chiedevano la restituzione dei cimeli ritenendo che l'associazione non avesse titolo per possederli. Ma il giudice ha respinto la richiesta valutando, anche attraverso una serie di testimonianze, che l'allestimento del museo di Ponte a Ema con i trofei e le bici di Bartali rispetta tuttora la volontà del grande Gino affinchè esistesse un museo dedicato a lui e al ciclismo. Gino Bartali, ricorda la sentenza, donò alcuni cimeli al suo amico Andrea Bresci, presidente dell'associazione, proprio perchè realizzasse il museo. Altri “pezzi” furono dati dalla famiglia al museo durante la sua istituzione. La stessa moglie Adriana e il figlio Andrea aderirono, ormai circa un decennio fa, alla costituzione di un museo ma successivamente se ne distaccarono non apprezzandone la gestione giudicata non idonea a trasmettere la memoria delle imprese del grande campione e del grande ciclismo degli anni '40 e '50. Gli altri figli, Luigi e Bianca Maria, invece, hanno sempre sostenuto che nel museo di Ponte a Ema è realizzata la volontà del padre.
Così, per il giudice Palazzo, Bresci, assistito dall'avvocato Ilaria Tozzi, e gli altri soci non dovranno restituire nulla. Tra i “pezzi” in possesso dell'associazione e nel museo che la vedova e Andrea Bartali chiedevano di riavere indietro ci sono una bici da pista del 1935 Fratelli Galmazzi, una bici da strada del 1950 e la bicicletta di Giulio Bartali, il fratello che morì per un incidente mentre correva in una gara per dilettanti. Ma sempre il giudice Palazzo nella sentenza ha stabilito che Andrea Bartali restituisca alcuni oggetti presi in prestito al museo: sono un quadro, autografato, raffigurante il cardinale Elia Dalla Costa e una bicicletta d'oro realizzata dall'incisore Rovini. (ANSA).

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