DA TUTTOBICI. Scinto, il ciclismo che piace

| 30/12/2012 | 09:40
Un plebiscito. Luca Scinto è davvero un tecnico molto apprezzato e sicuramente molto amato: il 26 % dei quasi 10.000 voti (9.824 per gli amanti delle statistiche) giunti alla nostra redazione il mese scorso per l’as­segnazione del Premio Ennio Piscina, sono andati al tecnico della Farnese Vini Selle Italia che è stato eletto miglior direttore sportivo italiano dell’anno. Sul podio virtuale, due tecnici di indiscussa preparazione che lavorano in formazioni straniere, vale a dire Luca Guercilena e Davide Bramati.
«Dopo quattro anni da direttore sportivo tra i professionisti è con grande or­goglio che ricevo questo premio. Non si offenderanno i miei colleghi, ma come ci sono tante persone a cui non piaccio, ce ne sono molte altre che evidentemente apprezzano il mio modo di essere e lavorare da anni. La gente mi ama, il cuore dei tifosi batte per la Vini Fantini. Andate a vedere i follower su twitter e i nostri amici su facebook, siamo molto seguiti perché animiamo le corse, entusiasmiamo il pubblico e diamo spettacolo. Il ciclismo è degli appassionati di questo splendido sport e io mi diverto anche se non vinco. I successi e i complimenti, come questo premio, però ripagano di tutti i sacrifici che affrontiamo quotidianamente».
Il Pitone, con tanto di cravatta, è stato uno dei grandi ospiti della Notte degli Oscar tuttoBICI. Al teatro della Gran Guardia di Verona è stato premiato dall’ideatore di questo riconoscimento: Omar Piscina, che ha seguito nel ciclismo le orme di papà Ennio, al quale è dedicato questo speciale premio che nelle tre precedenti edizioni è finito nelle mani di Valerio Piva, Stefano Za­natta e Roberto Reverberi.
Orgoglioso di aver ricevuto questo riconoscimento?
«Sono molto contento perché significa che il mio lavoro viene apprezzato an­che dagli sportivi e questo mi gratifica. Non sono il Mourinho del ciclismo, ma mi piace pensare di essere il Serse Co­smi delle due ruote... Voglio ringraziare Omar Piscina e la sua famiglia per aver voluto questo premio nel ricordo di un grande tecnico come è stato En­nio. Poi ci tengo a dire grazie a tutti gli appassionati che mi hanno votato, so­no stati davvero tantissimi... Un pensiero va anche ad Angelo Citracca e Ilaria Morosi che, appena ho appeso la bici al chiodo, mi hanno permesso di salire in ammiraglia, prima tra i dilettanti e poi con i professionisti. Un grazie a tutto lo staff e a tutti i collaboratori e infine grazie ai corridori, con i quali voglio condividere la gioia di questo premio. Perché uno può essere il diesse più bravo del mondo, ma se i corridori non lo ascoltano non va da nessuna parte...».
La sua è stata una vittoria “per distacco”.
«Sembra proprio di sì. Nella mia carriera da diesse comunque ho ancora tanto da affrontare, come mi ha ricordato anche di recente il mio maestro Giancarlo Ferretti, in occasione della presentazione del suo libro: “Sei bravo, ma non devi mai smettere di imparare”. Devo mettermelo bene in testa perché sapete come sono fatto: ho il mio modo di pensare, un certo rapporto con gli atleti e mi piacciono le sfide. Adoro la­vorare con ragazzi che, anche con piccoli motori, riescono ad affermarsi come buoni corridori, con campioni che si sono persi per strada e vogliono ri­tro­varsi. A volte riesco a raggiungere l’obiettivo, a volte no ma credo lo stile di corsa del­la mia squadra (ormai il giallofluo si vede dappertutto) mi permetta di en­trare nel cuore degli ap­passionati di ciclismo».
C’è chi dice che meriterebbe di essere a capo di un team World Tour o addirittura della nazionale.
«Mi piacerebbe guidare una grande squadra e la nazionale, come ho già dichiarato, è il mio sogno. Essere in ammiraglia di un team con Nibali, Rodriguez, Valverde o altri grandi campioni sarebbe uno spettacolo e, forse, sarebbe anche più facile. Va detto che gestire i leader è semplice solo sulla carta perché ognuno ha il suo bel caratterino, ma anche io ho carisma. Pen­sa­te per esempio che durante il primo miniritiro che abbiamo svolto in vista della prossima stagione Pippo Pozzato mi ha scritto su twitter: “Non ti man­co?”, io senza troppi giri di parole gli ho risposto: “Credo ti mancherò più io, di quanto tu mancherai a me” (sorride, ndr). Riguardo alla nazionale, dopo l’in­tervista che ho rilasciato proprio a voi di tuttoBICI ad agosto, è nata qualche polemica, per cui colgo l’occasione per spiegare nuovamente il mio pensiero. Stimo moltissimo l’attuale CT Bet­ti­ni, credo sia la persona giusta al po­sto giusto e che stia svolgendo al me­glio il proprio compito in un periodo in cui abbiamo tanti giovani ma manca un grande campione che possa centrare il risultato che conta. Diventare Com­mis­sario Tecnico è un sogno che nutro per il futuro e che sembra piaccia a molti. Su facebook un tifoso che non conosco ha aperto un gruppo intitolato “Vo­gliamo Luca Scinto CT”, in un giorno ha raggiunto i 2.500 iscritti. Ho chiesto di chiudere il gruppo per evitare problemi e per rispetto di Paolo e del suo lavoro. Per me, ad ogni modo, sarebbe un onore ricoprire un ruolo così prestigioso e penso che per la Federazione sarebbe un orgoglio altrettanto grande avere alla guida della nazionale un ex cor­ridore che tiene così tanto alla ma­glia azzurra. Ho 44 anni e presto o tar­di ci arriverò, intanto continuo a impegnarmi e ad essere fiero della Fantini Vini, che a mio avviso è una delle squadre più forti che ho mai avuto in questi anni».
Parliamo della squadra del 2013. C’è chi va e chi arriva.
«Perdiamo tre ragazzi importanti come Guardini, Pozzato e Favilli, ma ci raf­forziamo con innesti altrettanto interessanti. Ad Andrea auguro tutto il me­glio possibile, ma da tecnico penso ab­bia avuto un po’ troppa fretta (Guar­di­ni dal 2013 vestirà la maglia della Astana, ndr). Ha dimostrato di essere forte e sono sicuro avrà una grande carriera, in due anni con noi ha vinto 22 corse ed è cresciuto parecchio, quindi non credo possa dire di esser stato gestito male, anzi tra qualche anno sono convinto mi darà ragione. Con lui, come con tutti i ragazzi, ho usato più il bastone che la carota ma capirà che tutto il lavoro che abbiamo affrontato insieme gli è servito. Gli succederà come è capitato a me con Ferretti: quando correvo per lui non lo sopportavo, oggi so che devo solo dirgli grazie. Riguardo a Pippo mi resta il rammarico di non averci potuto lavorare come volevo: prima per l’infortunio alla clavicola, poi per lo scafoide, e infine per la frequentazione con il dottor Fer­ra­ri. È un talento che, per le doti che gli ha donato madre natura, avrebbe potuto vincere molto di più: a 31 anni ha fatto una scelta economica comprensibile, con il nostro budget non potevamo competere con quanto gli ha offerto la Lampre. Anche a lui auguro fortuna, come detto mi resta il rimorso di non averci lavorato due stagioni come si deve, ma per come è an­dato al Fiandre e in generale nella campagna del nord, dopo due anni che non vedeva l’arrivo, ci siamo comunque pre­si entrambi una bella rivincita. Per quanto riguarda Favilli, di lui si è parlato molto, anche troppo, ma dico solo che a casa mia comando io, non gli al­tri, e che pretendo rispetto. Elia, che era un mio vero pupillo, ha fatto la sua scelta e non nego mi dispiaccia parecchio, ma come dice sempre il Sergente di ferro Fer­ret­ti: “Non ti innamorare mai dei corridori, non lo meritano”. Da Elia mi aspettavo un altro comportamento nei miei riguardi perché per me era uno di famiglia, l’ho sempre protetto, per lui avevo un debole, peccato! Anche a lui ad ogni modo non posso che augurare il me­glio. A questo proposito l’UCI però dovrebbe fare qual­co­sa per tutelare le squadre Profes­sional che creano progetti con i giovani, ci investono tempo e denaro per poi non avere nulla in cambio. Dovrebbe esserci un sistema simile a quello del calcio per cui al team di provenienza, al momento della cessione dell’atleta corrisponda un riconoscimento».
Dai nuovi arrivati cosa si aspetta?
«Molto! A partire da Francesco Chic­chi che ha grosse doti, ma è uno di quei corridori che durante l’anno si perde un po’. Lavorando come si deve, può farci sentire meno la mancanza di Guardini, anche in termini di vittorie. Partecipando a gare di prima e seconda fascia secondo me alla fine dell’anno potrà vantare cinque-sei vittorie, se poi ne arrivano di più, ben venga. Il nostro sogno? La prima tappa del Giro d’I­ta­lia a Napoli e poi a 32 anni non ha mai preso parte alla Milano-Sanremo, cre­do sia arrivato il momento di debuttare alla Classicissima. Abbiamo investito su Fabio Taborre, un bel corridorino che è abbastanza veloce, tiene bene in salita e con il caldo va forte. Con più continuità e convinzione potrà farci divertire. Schiereremo Mauro San­tam­bro­gio che ha fatto una scelta molto coraggiosa: lasciare uno squadrone come la BMC nonostante avesse ancora un anno di contratto per cercare mag­giore spazio. Ringrazio la sua squadra precedente per la disponibilità dimostrata e Mauro per la fiducia che ha riposto in noi. Come accaduto a Vi­sconti in passato, deve ritrovare il sa­pore della vittoria. Sono convinto che uno che arriva quarto a un Lombardia duro come quello dell’ultima edizione ed è sempre tra i primi nel finale potrà togliersi delle belle soddisfazioni. È un bel talento, in Italia ne abbiamo pochi e dobbiamo tutelarli, troppo spesso i giovani passano subito in grandi squadroni e si perdono. Secondo me prima bisogna vincere e maturare senza fretta, poi ambire ai team World Tour. Infine ritornerà nella massima categoria con noi Mauro Finetto, che per un anno si è dato alla mtb dopo essere ri­masto a piedi. Non so e neanche voglio sapere i motivi per cui era rimasto fuori dai piani della Liquigas, mi interessa che è un vincente e abbia voglia di dimostrarlo. Il dottor Corsetti, medico della Cannondale, recentemente al corso per direttore sportivo del 3° livello mi ha detto che un paio di anni fa in un test sul massimo consumo di ossigeno Mauro aveva ottenuto il miglior risultato tra tutti i corridori della Li­qui­gas. In gara non è come stare sul ciclomulino, ma ciò vuol dire che il motore ce l’ha, eccome. Poi sapete che amo le sfide, quando a fine settembre Mirko Rossato (ds della Bardiani e tecnico di Finetto nelle categorie giovanili, ndr) mi ha chiamato dicendomi: “Vuoi fare una scommessa? Prendilo che ti leverai tante soddisfazioni” non ho saputo di­re di no e nel giro di tre ore l’ho fatto fir­mare. Mi piace mettermi in discussione, anche a costo di ricevere qualche critica, in fondo mi caricano ancora di più».
Il desiderio che vorrebbe si esaudisse nel corso del prossimo anno?
«Innanzitutto vorrei dire che chiudo questa stagione un po’ giù di morale perché, nonostante il brutto periodo economico che stiamo vivendo, con le numerose vittorie che abbiamo centrato e la bella immagine che siamo riusciti a costruirci speravo il nostro team po­tes­se crescere, in realtà il budget non è cambiato ri­spetto all’anno passato. Speriamo nei prossimi an­ni di avere una disponibilità economica maggiore per non farci scappare i ra­gazzi su cui abbiamo investito da anni. Per il 2013 mi auguro di ripetere una stagione come quella da poco conclusa, se ri­penso ai tanti bei messaggi che ho ricevuto durante il Giro d’Italia dopo i successi di Ra­bottini e Guardini non potrei chiedere di meglio che riprovare emozioni simili. La gara da centrare? Una classica con Gatto. Oscar è dotato di grandissime qualità e credo meriti più attenzione anche da parte della stampa, in po­chi hanno scritto che ha concluso il Mon­dia­le come miglior az­zurro ma soprattutto con un gi­noc­chio davvero mal mes­so. Se non fosse caduto e fos­se stato meglio piazzato nel finale secondo me avrebbe sfiorato il podio. Per lui è già iniziato l’anno della verità».

da tuttoBICI di dicembre a firma di Giulia De Maio
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COMMENTI
verità o fandonie?
30 dicembre 2012 11:59 TPXP
Ciao ma è vero che ci sono corridori Farnese che non.ricevono.stipendi arretrati? O sono solo calunnie? Forza Farnese e bardiani la forza italiana

E IL RESTO DELLA SQUADRA?
30 dicembre 2012 13:00 Cristallo
Caro Scinto,
sei un tecnico molto bravo e anche una simpatica persona, penso che la Vs. squadra sia come una grande famiglia (il che vi fa onore), ma tutti gli altri corridori che avete in squadra e che non citi quasi mai nelle interviste, hai anche per loro dei progetti oppure no...........Mi piacerebbe saperlo e non solo a me anche a tutti i tifosi della Vs. squadra.
Grazie, e Buon Anno.

Guardini
30 dicembre 2012 15:35 paree
....Forse vi dimenticte che è il direttore sportivo di un corridore che hanno espulso per traino al giro..Vi ricordo che le espulsioni avvengono dopo fatti gravi e ripetuti...

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