Il legale di Heras attacca: ci sono le prove, non è doping

| 27/12/2005 | 00:00
''Abbiamo ragione e, quel che e' piu' importante, siamo in grado di provarlo''. Jose' Maria Buxeda, avvocato difensore di Roberto Heras, si dice molto ottimista riguardo all'esito dell'udienza che il ciclista spagnolo, quattro volte vincitore della Vuelta ma attualmente incriminato per valori di Epo troppo elevati riscontrati nel corso dell'ultima edizione, sosterra' il prossimo 13 gennaio al Comitato di Competizione della Federazione spagnola. ''Stiamo continuando a raccogliere informazioni e documenti -spiega Buxeda a 'Marca'- e posso dire di essere ragionevolmente ottimista. Abbiamo riscontrato diversi errori di procedura e anche il metodo di rilevazione dei campioni per le analisi si e' rivelato poco affidabile, perche' da' risultati falsati: non lo dico io, ma scienziati di alto livello''. Buxeda attacca duramente il modo in cui sono stati effettuati i controlli antidoping. ''Ci sono stati almeno 5 o 6 errori di procedura, questo da un'idea di come si sono svolte le cose e del clima di insicurezza che crea. Per quanto riguarda i campioni, sono stati lasciati per 36 ore senza la necessaria refrigerazione e inoltre il Laboratorio di Madrid non e' omologato per le prove anti-Epo''. Buxeda ne ha anche per il metodo scientifico delle prove anti-Epo. ''A nostro parere non sono abbastanza specifiche -dice-, puo' accadere che le proteine liberate normalmente dall'organismo in situazione di massimo sforzo possano venire scambiate per Epo ricombinante. Questo sarebbe la causa di numerosi causi di 'falsi positivi' negli ultimi tempi, non solo di quello di Heras''Attraverso queste argomentazioni Buxeda e Heras contano sulla piena assoluzione da parte della Federazione: in caso di condanna le vie successive sarebbero il ricorso al Tas (Tribunale Arbitrale dello Sport) o, piu' probabilmente, alla giustizia ordinaria spagnola.
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