DA TUTTOBICI. Sponsor tuo, vita mea

| 02/06/2012 | 09:02
Maggio è il mese della Madonna, del Giro d’Italia e degli sponsor. Mai come in questo mese, dentro - e davanti, e dietro - la carovana rosa è tutto un fiorire cromaticamente e sonoramente invadente delle aziende che pa­gano soldi per farsi conoscere, vivendo in un benevolo e salutare parassitismo sulla fatica dei corridori.

Diciamo la verità: fino a una decina d’anni fa, i puristi del giornalismo - pure quelli che in privato ma­gnavano come vitelli e taroccavano note spese come Al Capo­ne - guardavano lo sponsor con accigliato fastidio, inalberando sempre la bandiera della libertà di stampa e dello sport senza padroni. Lo sponsor era visto più o meno come la presenza sa­tanica dentro i sacri valori di De Coubertin, con le sue esigenze commerciali di business e con la sua influenza palancaia sul talento degli atleti. E pa­zienza se nel frattempo la gente gradiva molto, a bordo strada, il gentile omaggio di un cappellino, di un palloncino, di una manona platificata con sopra il relativo marchio propagandato. E pazienza se le squadre stavano in piedi grazie ai contratti fir­mati con le aziende. E pa­zienza se gli stessi puristi del gior­nalismo, sottobanco, beneficiavano di inviti, viaggi, regali natalizi, sconti su cucine e formaggio grana. In pubblico, lo sponsor era demonio e rovina dello sport. In privato, ci capiamo, se ne può riparlare.

Tutto si potrà dire dei tem­pi moderni, che so­no mollaccioni e svaccati, ma certo non si può dire sia­no ipocriti. Almeno in questo settore del rappporto sport-sponsor (curioso come le due parole in qualche modo si somiglino e quasi si anagrammino, come in una singolare predestinazione). Sì, al giorno d’oggi la nebbia dell’ipocrisia è completamente svanita, spazzata via da un sano realismo e da una civile considerazione del problema. Ormai i giornalisti, proprio adesso che non beccano più stecche, e passaggi aerei, e vacanze pagate (posso giurarlo: io non ne conosco), proprio ades­so che potrebbero scatenare liberamente il loro rancore pu­rista, proprio adesso accettano gli sponsor e parlano di sponsor con estremo senso di giustizia. Quando effettivamente sono invadenti e prepotenti, parlano di sponsor sfacciati. Ma quando lo sponsor si muove con discrezione e buonsenso, in una in­telligente opera di promozione, lo sponsor è riconosciuto e considerato. Satana non c’è più: lo sponsor è il benvenuto come un angelo benedetto, e passi pure se ogni tanto s’inventa conferenze stampa pallose per an­nun­ciare novità risibili. Una scocciatura, niente di più.

Sostanzialmente, s’è compresa una cosa banalissima: nell’epoca del mercato libero, chiusi i ru­binetti del­le sovvenzioni pubbliche, per lo sport lo sponsor è vita. Dove non c’è più sponsor, non c’è più sport. È un’amara conclusione? È la fine dello spirito olimpico? Ma per piacere: co­perti dallo spirito olimpico, gli sportivi hanno firmato nei de­cenni sublimi porcherie. Mol­to meglio il gioco leale, in campo aperto, senza finzioni e falsità. Meglio un intervento serio e di­retto del grande sponsor che l’opera subdola e sotterranea, travestita magari da me­ce­na­tismo, di notabili politici capaci solo di maneggiare soldi altrui.

Lo dico senza pudori e sen­za imbarazzi: il ciclismo deve tenersi stretti i suoi amici imprenditori. Altro che storie. Finchè lo sponsor farà da sfondo alle corse, le cor­se vivranno. Oltre tutto, il ciclismo ha una fortuna colossale: i suoi amici, nella media, sono veri e sono belli. Lasciamo pure alla vela e al golf i marchi fi­ghetti. Lasciamo pure al calcio le grandi famiglie curvaiole. Io mi tengo stretti gli sponsor del­la bicicletta: tra quelli che co­nosco, ce ne sono ben pochi di cui vergognarci. Al riguardo propongo il famoso gioco della torre, in un ipotetico duello ciclismo-calcio, scegliendo tra i più noti. Proviamo a rispondere.
Con tutto il rispetto, chi butteresti giù tra:
Zani (Liquigas) e Agnelli Junior?
Galbusera (Lampre) e Moratti?
Squinzi (Mapei) e Berlusconi?
Doris (Mediolanum) e Della Valle?
Ferrero (Estathe) e Lotito?
Colnago e Zamparini?
Androni (Giocattoli) e De Laurentis?

P.S.: come noto, non è ammessa la risposta “tutti e due”. 

di Cristiano Gatti
da tuttoBICI di maggio 2012

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COMMENTI
Gioco della Torre
2 giugno 2012 11:05 Andy77
Zani (Liquigas) e Agnelli Junior? : ZANI 100 VOLTE. NON SI VEDE MA SI SENTE
Galbusera (Lampre) e Moratti? : GALBUSERA PASSIONE,CUORE E CULTURA SPORTIVA CON CAPACITA' DI SPENDERE IL GIUSTO E RACCOGLIERE... IL CONTRARIO DI MORATTI
Squinzi (Mapei) e Berlusconi? QUI NON SI BUTTA VIA NESSUNO MA LA BATTUTA SULLA SUA VOLATA ALLA FREIRE PER LA CANDIDATURA ALLA PRESIDENZA E' DA OSCAR (FREIRE)
Doris (Mediolanum) e Della Valle? DORIS PERCHE DELLA VALLE NON LO DICONO MA CREDONO CHE TUTTO VERAMENTE GIRA INTORNO A LORO
Ferrero (Estathe) e Lotito? FERRERO. NON SERVE AGGIUNGERE ALTRO
Colnago e Zamparini? COLANGO E' UN MAGO DELLA BICI MA ZAMPARINI E' UN MAGO A FAR SCOMPARIRE GLI ALLENATORI. MEGLIO IL MAGO DELLA BICI
Androni (Giocattoli) e De Laurentis IN SIMPATIA SONO ALLA PARI MA SENZA I GIOCATTOLI DI ANDRONI I NOSTRI FIGLI NON SAREBBERO COSI FELICI E NOI DI CONSEGUENZA

Che c'entra Squinzi???
2 giugno 2012 13:14 pickett
Ha appena detto che del ciclismo non vuole più neppure sentire parlare!Ma Gatti dove vive?

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