Doping genetico, la Wada lancia un grido di allarme

| 22/11/2005 | 00:00
«La prossima frontiera sarà quella del doping genetico. E' un rischio enorme per la vita delle persone se non ben sperimentato, ma credo che nello sport verra' comunque utilizzato perchè gli atleti purtroppo sono poco ricettivi ai rischi». Olivier Rabin, direttore scientifico dell'agenzia mondiale antidoping (Wada) lancia in una intervista a 'L'Equipe' il grido d'allarme per il futuro dello sport: il doping genetico prima o poi sarà utilizzato per migliorare le prestazioni degli sportivi, a dispetto dei programmi di ricerca già attuati dalla Wada per tentare di precedere i truffatori del futuro. Secondo Rabin, la nuova frontiera del doping è molto meno lontana del previsto. «Il doping genetico sulla carta esiste già - spiega -. Si è già riusciti ad aumentare in modo spettacolare la massa muscolare degli animali con manipolazioni genetiche. Sull'uomo queste tecniche non sono mai state testate ma la tecnologia esiste». Rabin è molto preoccupato per le implicazioni che questo potrebbe comportare nel mondo dello sport. «Il rischio per la salute e per la vita è molto grande e, inoltre, si tratta di tecnologie elaborate, che richiedono un ambiente operativo particolare. Ma faccio parte di quel gruppo di studiosi che pensa che il momento del loro utilizzo nello sport arriverà, perchè gli atleti sono poco ricettivi ai rischi». Il direttore scientifico della Wada teme che anche i controlli di laboratorio possano essere poco efficienti verso questo nuovo tipo di doping, anche se il codice internazionale potrà favorire il lavoro dell'Agenzia. «Non credo all'individuazione diretta, perchè non si andranno a sezionare i muscoli degli atleti per cercare le prove della manipolazione. Ma il codice mondiale antidoping ci dà oggi la possibilità di studiare tutti gli indici di informazioni che permettono di sospettare che vi sia una situazione anormale legata al doping. Dunque, non siamo più prigionieri dell'obbligo di trovare assolutamente la sostanza che nel corpo dell'atleta: l'osservazione degli effetti sul corpo puo' essere sufficiente a sancire, se i criteri sono scientificamente riconosciuti, che vi sia stato doping».
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